Mia madre e noi


Mia madre è un lungo drop shot, emotivo e delicato. Prende la rincorsa e parte, fa sapere subito il fine ultimo e, con la sua corsa sotterranea, inevitabilmente segna il punto.

Inevitabile è una delle parole chiavi del film: per Margherita (Margherita Buy), regista di successo sul set del suo nuovo film, è inevitabile domandarsi, arrivata a quel punto della carriera, perché mai il pubblico pensi che lei abbia tutte le risposte, che riesca a inquadrare la realtà in modo autentico; per Giovanni (Nanni Moretti), ingegnere in aspettativa dal lavoro, sfinito dalla stanchezza fisica ed emotiva, è inevitabile prendersi una pausa dalla vita; per Ada (Giulia Lazzarini), insegnante di latino in pensione, gravemente malata, inevitabile fa rima con ineluttabile.

I personaggi di contorno – dall’attore Barry (John Turturro), alle comparse che recitano nel film di Margherita, a Vittorio (Enrico Iannello) – concorrono a definire tutto ciò che di inevitabile accade nella vita quotidiana, lontana dai momenti puri di sofferenza e dalla tragicità di un evento che sta sconvolgendo le vite di Margherita e Giovanni. Gli aspetti divertenti e banali della vita, quindi, continuano a capitare, e nessuno può tirarsene fuori, non si può mettere in pausa nulla, se non in sogno, dove succede tutto ciò che non si può dire: le ragioni della fine di una relazione, la morte stessa, il ricordo. E quindi Margherita deve pensare a sua figlia, al rendimento a scuola, al primo motorino, al film che sta girando, alle sue nevrosi, ai rapporti umani sfilacciati e, ovviamente, a se stessa.

Nanni Moretti (Giovanni) e Margherita Buy (Margherita) durante una scena del film.

La morte di un genitore è un passaggio obbligato nella vita di quasi ognuno, e lascia sempre un vuoto fisico e un carico emotivo e materiale enorme. Dopo Ada, parleranno ancora i suoi libri, gli studenti che dopo trent’anni le fanno ancora visita, gli insegnamenti di vita di cui si conserverà memoria.

Non è un film triste, Mia madre, ma continuamente sospeso in piccole onde di bassa marea di nostalgia: Margherita e Giovanni sanno presto che Ada non avrà molto da vivere, la vedono spegnersi giorno dopo giorno, dimenticare, affastellare ricordi ed emozioni, mentre loro tentano invano di mantenere la lucidità di giudizio. Ma nulla di ciò che fanno argina l’inevitabile, che come un “attore a lato del personaggio”, prende la scena e se ne impossessa.

L’inadeguatezza dei figli verso i genitori, quelli che sanno ricoprire un ruolo sino alla fine e lasciare una mancanza, e una domanda, su tutte, che Margherita e Giovanni si pongono e che rimane sottintesa: sarò capace della stessa generosità, tenerezza, di insegnare allo stesso modo e di lasciare lo stesso inevitabile vuoto?

Mia madre – IMDbWikipedia

Elena Marinelli
È nata in Molise vicino a un passaggio a livello, ora abita a Milano. È sempre informatissima sui percorsi delle autolinee urbane. Dorme nel posto più vicino alla porta.
Tutto questo, in qualche modo, ha a che fare con il fatto che guarda molti film.

One Comment

  1. Palmasco
    maggio 4, 2015

    Mah… non so. Forse avrei accorciato un po’ il film, tagliato qualche scena di troppo: avrei lasciato soltanto quelle dove c’è Turturro, un fenomeno, una prestazione meravigliosa, ironica, sarcastica. Nanni Moretti che amo tanto, non mi sembra che abbia molto da dire sulla morte della madre, se non stereotipi e qualche fellinità della protagonista. Uhm.

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This article was written on 20 Apr 2015, and is filled under Scuse per parlare di film.

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