Roadmap to Mission: Impossible – Rogue Nation, Mission: Impossible 3


Mission Impossible è una saga di azionacci wannabe James Bond, nata a metà degli anni ’90 e diluitasi, come ogni macchina da soldi che si rispetti, nell’arco di una ventina d’anni. Negli Stati Uniti, a Luglio, uscirà il numero 5, cosiddetto Rogue Nation.

MI ha tutte le caratteristiche del film di spionaggio, con eroi e villain mangiucchiati qui e lì dai classici 007, togliendo la patina di borghesismi che caratterizzavano il celebre Bond, e aggiungendoci invece altissime componenti di tamarraggine. Il protagonista, Tom Cruise, un noto CANE della cinematografia hollywoodiana, si destreggia nel tentativo di comparire verosimile in mosse, emozioni e scene epiche che invece finisce per devastare e tuttavia fare il lavoro per cui viene pagato.

Il primo capitolo è diretto da Brian De Palma, con un gusto che possiamo definire semplicemente “vecchio”: un modo di usare inquadrature, tempi, esposizione e narrazioni appartenenti al cinema 1.0, quello che nella costruzione si avvicina di più ai cugini inglesi di vecchi natali. Il secondo capitolo della saga viene affidato a John Woo, padre dell’action-trash tamarro e creatore di alcuni dei più meravigliosi film truzzi della storia. Anche solo per Face/Off quest’uomo dovrebbe essere adorato a vita. Tuttavia, alle prese con i personaggi di MI e castrato da una sceneggiatura scritta sotto i fumi della trielina (non che di solito sia abituato al barocco eh), ne esce fuori il capitolo più noioso e imbarazzante della quadrilogia. Mentre osservi quegli infiniti ralenty di persone monofacciali che flirtano con lo sguardo e i capelli, volteggiando in costose automobili ai bordi di una scarpata, preghi iddio che arrivino finalmente i 500 piccioni, classici della mitologia Wooiana, e salvino la situazione. Che poi effettivamente arrivano, ma è già troppo tardi, lo spettatore è già lì sul divano che sanguina dagli occhi in lista d’attesa per una voglia di vivere. Magari due.

Il terzo capitolo viene messo nelle mani di un certo JJ Abrams, un ometto spuntato dal nulla come scrittore di serie tv brutte e successivamente come produttore di film interessanti. Il primo film che dirige è proprio Mission Impossible III, e già dall’intro si capisce che sa esattamente come costruire una scena di tensione. La trama resta abbastanza semplice e tipica del genere: ci sono delle figone che si mettono nei guai, puoi arriva Capitan Scientology e risolve la situazione. Nella sua squadra ritroviamo facce precedentemente conosciute, come il Marcellus Wallace Nerd (e ce ne vuole eh), assieme a Stupro (Jonathan Rhys Meyer) e a Shaun (Simon Pegg) in una delle parti in cui è maggiormente abilitato, ovvero il pirla. Il cattivone di turno è l’ormai defunto Philip Seymour Hoffman, un gran bell’attore, intenso, feroce e profondo. Hoffman è uno di quegli attori che mi sono gustata fino in fondo, dai tempi della macchietta su Twister, passando per Boogie NightsPatch Adams, fino ad arrivare all’illuminante Capote, nel quale ho finalmente compreso la mole di professionalità e bravura di quest’uomo. C’è da dire che in MI3 anche Tom Cruise recita bene, soprattutto quando Hoffman fa finta di essere Tom Cruise che fa finta di essere Hoffman. Lì è perfetto.

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La location esotica questa volta è Roma, o meglio, Città del Vaticano, descritta dagli spioni come una fortezza invalicabile di paranoici gesticolatori. Tutto vero, confermo. Per entrare all’interno delle strutture residenziali dei vescovi e compagnia bella, Tom Cruise e Rhys Meyer si travestono da fattorini della DHL che fanno quello che fanno i fattorini della DHL, ovvero lasciano esplodere furgoni in mezzo alla strada e gesticolano come cerebrolesi bloccando il traffico. La scena è un concentrato di luoghi comuni italiani:dalla commozione ho lanciato un mandolino contro la televisione. Successivamente arrivano altri due travestimenti ad alto contenuto di LOL: il Tom Cruise prete e il Jonathan Rhys Meyer carabiniere. Ho immediatamente controllato se ci fossero gli action figure, ma pare di no. E’ molto ingiusto.

A differenza però degli altri film, dove le spettacolari invenzioni strategiche delle spie non vengono minimamente giustificate, qui vediamo per la prima volta la costruzione-trasformazione di Ethan Hunt in “un tizio”. Certo, resta pur sempre un grandioso WTF, ma perlomeno ci si prova, e io questo lo apprezzo. Partiamo dal fantascientifico macchinario che ricostruire faccia e colore della pelle con una precisione che Tiziano scansati. Parrucchini che ricordano quello costato MILLEMILA soldi di Sean Connery in Caccia a Ottobre Rosso, un’esagerata collezione di abiti su misura, anche se la misura è quella del villain che non hai mai visto.

Dopo vari colpi di scena e piroette esplosive, si arriva alla parte del film dove il protagonista machissimo sta per ritrovarsi con la moglie morta ammazzata, che è un classicone non solo per concludere in tragggedia il film ma anche per dare spunto al capitolo successivo. Come ce ne fosse bisogno, dico io. Sta di fatto che la moglie non gliela ammazzano ma forse avrebbero dovuto, perchè si rivela una spaccamaroni professionista, di quelle che mentre hai della nitroglicerina che ti sta per scoppiare nel cervello e la faccia tumefatta di cazzotti, riesce a trovare il tempo di chiederti se hai buttato fuori la spazzatura e al tuo “MA TI SEMBRA IL FOTTUTO MOMENTO” risponde rigandoti la macchina.

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Il tono del film è “abbastanza” scanzonato. Diciamo che ci prova, malgrado le linee guida di machismi e figame. Qualche battuta ogni tanto scappa e, grazie all’aiuto di Simon Pegg il tono si alleggerisce vagamente. Il montaggio e le inquadrature sono decisamente più furiose e articolate dei due capitoli precedenti, l’azione si segue con più leggerezza e la durata delle inquadrature dona movimento e ritmo al film. Malgrado io detesti l’intera saga di MI devo fare i conti con la realtà e ammettere che questo genere di film piace; anche se, se proprio dovessi puntare sul cavallo migliore, lascerei tutto il mio denaro in mano a Jason Bourne, che al signor Hunt gli mangia i risi in testa, ma pure una bella porzione di ravioli. MI resta una saga di successo, anche a livello di incassi, ed è per questo che ci ritroveremo a breve col capitolo numero 5. Che alla fine, smadonnando, guarderò anche io. Perché i cinefili, per definizione, sono tutti folli.

Mission: Impossible III – IMDb – Wikipedia

Ciao sono Elisa e vedo cose

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This article was written on 29 Lug 2015, and is filled under Amarcord, Binge-watching, Scuse per parlare di film.

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