Roadmap to Mission: Impossible – Rogue Nation, Mission: Impossible


Missione Impossibile, nella versione cinematografica, non sarebbe mai potuta esistere senza Tom Cruise. Fu il primo film a essere prodotto dalla sua società con la fida Paula Wagner, e riuscì nell’intento di mettere a budget più o meno 70 milioni di dollari.

Na na na na na-na-na-na na naaaaaaaaa

La sua idea era che se si doveva fare una Missione Impossibile la si doveva fare senza lesinare per nessuna ragione al mondo sulla spettacolarità. Se poi la uniamo a una tigna ineffabile nel convincere le persone a darti ciò che vuoi, realizzi di fatto un film che, da solo nel primo fine settimana di proiezione, è riuscito a polverizzare i record di Terminator 2 e Jurassic Park. Mica cotiche. Tom Cruise, l’uomo involucro al quale alla fine vogliamo bene nonostante tutto perché Tom Cruise è egli stesso la Mission: Impossible di sé stesso per svariati motivi (svariati motivi = Scientology).

Devo tenere le chiappe strette

Nel 1996 quando uscì il film ero in Irlanda a studiare inglese per cui mi parve, con alcuni compagni di corso, una buona idea andare a vederlo in anteprima a Dublino. Era estate, avevo una cofana di capelli ricci rossi e mi piaceva da matti mischiarmi con la fauna locale. Capìì molto poco dei dialoghi ma uscìì dalla sala contenta, mi era sembrato di aver visto un film rumorosissimo, divertente, arzigogolato e smargiasso di Brian De Palma con Tom Cruise in versione deus ex-machina.

Mi erano rimaste impresse le scene dell’entrata nella sede con il buon Cruise appeso al trapezio e la goccia di sudore fetente sull’occhialetto nel caveau della CIA e la scena del treno (ndr egli voleva un vero TGV, prima i francesi dissero no, poi dissero sì ma la produzione era altrove poi ottennero un super treno lo stesso quando Cruise portò a cena uno dei tizi che decideva le cose dei treni e lo convinse a mollare le carrozze special, eccovi un lampante esempio della tigna cruisiana) in galleria con il rotore dell’elicottero che si fermava a pochi millimetri dalla giugulare di Ethan Hunt.

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Mi sono rivista tutte le Missioni Impossibili e ci tengo a farvi sapere che M:I è un puzzle che convince, che la versione di John Woo è talmente sopra le righe che mi riesce impossibile non amarla col corollario di solenne pazzia e colombe che si porta in dote, che la più “matura” è quella diretta da Brian Bird, che la più trascurabile è quella di Abrams nonostante Favino e il dialogo gesticolante degli attori fuori le mura vaticane. Lo testimonia il fatto che ogni volta mi tocca googlare per ricordarmi quale sia. Poi mi viene in mente Zampa di Lepre e ne so meno di prima. L’unico vero ricordo che ho della terza missione è il prologo di racconti che mi fece Paolo Limiti all’anteprima ma questa è un’altra storia che vi segnalerò paragrafata in calce*.

Certo che eravamo fichissimi

M:I comincia così come vorresti che cominciasse, con una scena dove vedi subito la squadra all’azione. L’artefizio si disvela e nel backstage sono tutti amici e contentoni che sia filato tutto liscio. Stappiamoci una birra, ok dammi il cinque, non è morto nessuno. Poi Jon Voight assegna un’altra missione, questa volta a Praga per impedire al terrorista Max di rubare la lista degli agenti speciali IMF sottocopertura e far scoppiare una cagnara da terza guerra mondiale fredda.

Pure noi non si scherzava eh (alcuni sono stati pure sulla Luna, Spazio 1999)

Ethan Hunt rimane gabbato: muoiono praticamente tutti e lui da solo deve salvarsi il culo. Lo fa raccimolando dei reietti per recuperare dalla centrale CIA la vera lista e metterla sul mercato, sperando così di far uscire allo scoperto l’Ingannatore.

Dicevamo un puzzle alla Brian De Palma: ci sono delle scene nelle quali Jon Voight potrebbe benissimo essere Angie Dickinson o Micheal Caine in Vestito per Uccidere, oppure lo stesso Cruise nelle espressioni e nella spasmodica ricerca della verità finisce con la sua OCD per somigliare a John Travolta in Blow out (non so voi ma io ho ancora la disperazione per la scena finale di Sally). Poi ci sono le scene d’azione. Scoppiano enormi acquari con tracimate simili alle cascate del Niagara, treni ed elicotteri in galleria ed equilibrismi da proto Cirque du Soleil.

All’epoca ricordo che M:I fu snobbato dalla critica perché non si capiva bene se fosse un film di Cruise o di De Palma, come se fosse un reale metro di giudizio affibbiarne la paternità a uno piuttosto che all’altro e non un modo superficiale per archiviare la faccenda dell’esistenza dei blockbuster. Voci più o meno confermate volevano anche che i due fossero arrivati ai ferri corti. Scontro d’ego titanici, peraltro, che secondo me fu produttivo.

Jon Voight vestito per uccidere

Una volta tornata in Italia volli andare a rivederlo con mia sorella (era anche l’epoca in cui i film in Europa uscivano tre mesi prima rispetto alla Terra dei Cachi) e ricordo che dietro di noi c’era una tizia che a ogni scena scoppiettante diceva: “Non è possibile”. Boom. “Dai ma, ma è impossibile!” Ka Boom. “Eh dai che cagata, non è possibile!”. All’ennesima esclamazione mi girai e con la delicatezza che mi contraddistingue dissi “Senti un po’, il film si chiama Missione Impossibile! MISSIONE I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E HAI CAPITO KRETINA?

Oh si prende anche Rete Capri con ‘sti occhiali

Fun Fact: è l’unico film della serie dove non avviene nessuno scontro a fuoco con pistole; le scene col treno superveloce sono state per la maggior parte girate in Scozia; Jon Voight si accende le sue sigarette con lo stesso accendino che usa James Bond, il Dunhill; Luther/Ving Rhymes e Cruise sono i personaggi di Mission: Impossible a comparire in tutti i film del franchising; Emilio Estevez fu scelto per il ruolo del tecnico per aumentare il senso di perdita di un personaggio così importante nella primissime scene e in effetti se lo ricordano tutti che è durato come un gatto in tangenziale; tra i registi presi in considerazione per M:I ci fu anche Oliver Stone.

Mission: Impossible – IMDb Wikipedia

* L’anteprima di M:III la fecero in un cinema un po’ fuori mano, ora usato per rassegne ed affini, il Beltrade in via Oxilia a Milano. Ero arrivata un po’ prima e caso vuole che prendessi posto e mi sistemassi comoda. Poco dopo arrivò un tizio sorridente coi capelli color mogano e un fascio di giornali in mano. Paolo Limiti. Nel frattempo arrivava una collega. Parlammo un attimo e lui si mise subito a chiacchierare con noi. Sapete che a Hollywood tutti sanno che Cruise è gay e che il suo matrimonio con la Kidman era una copertura? Proprio come per Leo con le modelle bionde (Leo = fate che tutti i primi nomi di attori che leggerete sono esattamente quelli che penserete per primi). No perché alle feste della mia amica Sharon ho visto cose che voi non potete immaginare. Anzi devo ricordarmi di risponderle alla mail che mi ha mandato stamattina, non so se riesco ad andare a L.A. nel prossimo fine settimana. Sapete chi è bellissima? Julianne! Rossa e divina! L’ultima vera diva. Nicole invece l’ultima volta l’ho trovata un po’ sottotono non è proprio facile riprendersi da un divorzio così tormentato anche a distanza di anni. No perché poi voi dovete immaginare la pressione: le star sono persone come noi, anzi forse più fragili e gestire tutta la pressione che ricevono non è proprio una passeggiata. A Hollywood stanno leggendo un mio soggetto: chissà se la prossima volta si parlerà del mio film! Lo avrei ascoltato per ore. Per ore. TVB Paolo Limiti.

Daniela Elle
Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

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This article was written on 26 Lug 2015, and is filled under Amarcord, Binge-watching, Scuse per parlare di film.

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