Moneyball in 9 fotogrammi (come gli inning del baseball)


Gli americani fanno film sul baseball. Hanno sempre fatto film sul baseball. La proporzione tra la passione nazionale per il gioco e i film fatti sovrasta quella dei film italiani sul calcio, e credo anche quella dei film indiani sul cricket.

Moneyball (2011) è un film sul baseball, e come gli altri film sul baseball, usa il baseball per parlare anche di altro.

Si parla sempre anche di altro. Ma intanto si parla di baseball, e forse di cinema. Ne parliamo in nove fotogrammi (quanti sono gli inning del baseball).

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Mi piace pensare che sia tabacco da masticare

 1. Durante la riunione con lo staff degli osservatori per l’inizio della nuova stagione sportiva (è il campionato del 2002), Billy Beane (Brad Pitt, per chi non lo avesse riconosciuto) che è il GM della squadra, ad un certo punto si infila una mano in bocca, si toglie qualcosa che getta in un bicchiere e poi sputa nel bicchiere stesso. Mi piace pensare che sia tabacco da masticare. Il tabacco da masticare è connesso al baseball da sempre. L’immagine del battitore che sputa, del lanciatore che sputa, del catcher che sputa (non mi dite che non vi ricordate questa sequenza, dai, le basi proprio) è il baseball.
Fino a che nel 2011, in un accordo tra la Major League e i giocatori, vien fuori che “Players, managers and coaches are now prohibited from carrying a tin or any other package of tobacco in their uniform at any time fans are allowed in the park. They are also prohibited from using tobacco during television interviews or at team-sponsored events.”  come si legge in questo articolo del Washington Post). Il film è uscito a settembre, l’accordo di cui si diceva è di novembre. Mi piace pensare che sia tabacco da masticare.
Tenete a mente il fotogramma, poi ci ritorneremo.

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Il nerd mago dei numeri

2.  Peter Brand (Jonah Hill) segue con lo sguardo Beane che si sta avvicinando alla sua postazione di lavoro nella sede dei Cleveland Indians. Ha appena impedito a Beane di comprare un giocatore degli Indians. Lo sguardo terrorizzato, lo sguardo di qualcuno che non sa che di lì a poco la sua vita cambierà radicalmente. Sì, perché il nerd mago dei numeri viene ingaggiato da Beane, che poi si farà convincere da Brand a creare una squadra con i pochi soldi a disposizione degli Oakland A’s, partendo dalle valutazioni matematico/statistiche dei giocatori e pescando tra i giocatori sottovalutati, nella catasta di “giocattoli che nessuno vuole più”. È il baseball dei numeri, figlio di Bill James, opposto al baseball degli osservatori, del “bel lanciatore, bella mascella” propugnato da tutti i collaboratori di Beane e non solo.
Guardate con attenzione il fotogramma, poi ci ritorneremo.

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Se qualcuno pianta un chiodo

3.  “Se qualcuno pianta un chiodo nel primo atto, al terzo atto qualcuno si impiccherà a quel chiodo”. La frase è attribuita a Checov, il mio Prof di cinema la attribuiva a Checov, diciamo che sia di Checov e finita lì. Tra i giocatori sottovalutati, Brand segnala Hatteberg. Da far giocare non catcher, ma in prima base. Dei giocatori comprati da Oakland tra gli scarti, vediamo lui in maggior dettaglio. Nella sua casa americana con la sua famiglia americana, con la figlia americana in pigiama che dovrebbe essere a letto (ci avete fatto caso? le figlie americane in pigiama  dovrebbero sempre essere a letto); mentre si domanda per quale motivo lo vogliano comprare e per quale motivo far giocare fuori ruolo.
Hatteberg: tu ci devi stare lì, tu sei un chiodo.
Intanto date un occhio al fotogramma, ci servirà più tardi.

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Il vecchio e il nuovo

4.  La stagione per gli Oakland A’s sta andando male e la schiera di chi pensa che “Non si fa una squadra con il computer” prende forza, guidata dal capo scout Grady. I riferimenti al passato di Beane, selezionato per giocare professionista nel baseball rinunciando a Stanford, ritornano qui e in diversi flashback sparsi nel film. Un Beane giovanissimo sceglie il baseball. Il risultato: un giocatore mediocre che non riuscirà mai a giocare a livelli accettabili nel baseball che conta, e un laureato in meno a Stanford. Billy ha i suoi buoni motivi per contestare le scelte di scout che “non hanno la sfera di cristallo” e non possono predire con sicurezza il destino sportivo di un giovanotto, almeno non meglio delle statistiche.
Nel confronto tra vecchio e nuovo modo di vedere le cose, con Grady che accusa il GM e il suo “ragazzo di Google”, Beane stravince, buttando lì un memorabile: “Adapt or die” e alla fine licenziando pure Grady.
È sempre la solita storia, e la conoscete anche se non avete mai visto Staroye i novoye (l’ho visto, molto tempo fa, in una vita fatta di salette buie, lasciamo stare ).
C’è qualcosa nel fotogramma, non vi pare?

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Philip Seymour Hoffman

5. Vi dico subito che nel fotogramma non c’è nulla di quello che c’era finora. Ma c’è Philip Seymour Hoffman. Nel film è l’allenatore degli A’s, costretto da Beane a far giocare i giocatori che ha comprato, esautorato da ogni potere che passa di fatto nelle mani del GM. È una piccola parte, l’allenatore Art Howe non ne esce benissimo tanto che l’allenatore vero si è pure lamentato) e il merito è anche di questo attore qui.
Peccato che sia finita così, peccato davvero.

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Spacco tutto, spacco

6. La squadra continua ad andare maluccio, e dopo una sconfitta Beane entra nello spogliatoio trovando i giocatori che ballano e cantano. Non c’è il discorsone alla Al Pacino (in realtà c’è un discorso alla squadra, più avanti nel film, che però è condotto in modo talmente innaturale da Beane da sembrare quasi una parodia- qui la scena nel making of): Beane semplicemente li fa stare zitti e poi ripete la domanda “Is losing fun?” un paio di volte. Nel silenzio che segue la risposta,  “That’s what losing sounds like” sigilla la scena.
Ma non basta ancora, perché Beane a quel punto prende il contenitore del ghiaccio e lo scaraventa contro la parete.
Non gli basta mai, non gli basta mai.
Vi invito a notare il fotogramma perché poi ci servirà.

7-vittorie

Non sarei dovuto venire

7. A questo punto del film gli Oakland A’s vanno bene, anzi benissimo: son lì a giocarsi la partita che porterebbe la loro striscia di vittorie a 20 consecutive. Beane, scaramantico fino alla paranoia, incarnando in questo una delle caratteristiche più curiose del baseball (se volete approfondire potete leggere questo, ci sono cose anche assai spassose), di solito non segue le partite, preferendo restarsene in ufficio o in giro in macchina. Ed è proprio mentre fa il suo giro in macchina che sente alla radio che gli A’s stanno vincendo 11-0 e decide di andare allo stadio. Ma la superstizione nel baseball è cosa con la quale non scherzare. Con Beane presente, il punteggio arriva a 11-11. Il record è a rischio. Beane se ne ritorna nella pancia dello stadio, da solo.
Fotogramma, guardate.

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Vuoi vedere che aveva ragione Checov?

8.  Sul punteggio in parità, Art Howe manda in battuta un po’ a sorpresa Hatteberg. Così, si verifica il paradosso per cui Hatteberg, voluto da Beane e Brand per le sue statistiche, per una questione matematica e prevedibile di numeri, se ne esce con un gesto epico, imprevedibile e vincente: un fuori campo che decreta la ventesima vittoria consecutiva della squadra di Oakland (record tuttora imbattuto nell’American League di baseball).
Ecco a cosa serviva il chiodo.
Anche questo fotogramma merita considerazione, poi vedremo.

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Peter Brand: It’s a metaphor. Billy Beane: I know it’s a metaphor.

9. Gli A’s verranno eliminati ai playoff, Beane non riuscirà nemmeno a giocarsi il titolo. Ed è distrutto. Non gli basta che la sua squadra povera sia arrivata fin lì, non gli basta che abbia stabilito il record di vittorie, non gli basta aver dimostrato che si possano comprare giocatori validi a basso costo basandosi su statistiche e numeri.
Non gli basta, non gli basta mai.  Vuole cambiare il gioco, e potrà farlo solo vincendo.
La possibilità viene offerta dai Boston Red Sox che propongono di ingaggiarlo come GM, con un contratto di 12,5 milioni di dollari.
Nella sequenza finale, Beane in auto ascolta il cd della canzone che la figlia ha inciso per lui. Dall’auto si vede la California, ma non la California dei film, si vede la California di Oakland, fatta di depositi container, aree portuali e industriali. Poi l’immagine dissolve al nero e la musica continua.
Così veniamo a sapere che Beane alla fine ha rifiutato l’offerta ed è rimasto ad Oakland, che i Boston Red Sox due anni dopo hanno vinto il titolo applicando i metodi di Beane, e che lui sta ancora tentando di vincere l’ultima partita.
“È difficile non essere romantici con il baseball”.

Moneyball (L’arte di vincere) – IMDb – Wikipedia

§

Nota: Nei fotogrammi scelti per illustrare questo pezzo ho voluto mettere in risalto le inquadrature “sporche”, col primo piano ingombro, a volte anche difficilmente leggibili.
Se fossi uno di quelli che parla di cinema con riferimento allo “sguardo” della macchina da presa potrei parlare della difficoltà di leggere una realtà complessa e ingarbugliata, per cui per contrasto a volte vien voglia di semplificare, di scremare e magari di ridurre tutto a statistiche.
Se fossi uno di quelli che parlano dei registi parlerei forse di una cifra stilistica di Bennett Miller, con sequenze prese dalle vere partite degli A’s mischiate a queste che abbiamo messo qui, che danno un sapore così documentaristico a quello che la macchina da presa riprende: semplicemente ciò che sta avvenendo.
Oppure potrei parlare di quanto bene sia scritto e recitato (non avrei mai pensato di dire una cosa del genere di un film con Brad Pitt) di come sia efficace la fotografia e notevole la colonna sonora. Potrei parlare del libro (che come sempre era meglio) da cui il film è tratto, o dell’orrenda traduzione italiana del titolo.
Oppure potrei parlare di come provare a tenere alta l’attenzione di chi legge.

Diego Mencarelli
Un tempo studiava Cinema, laureandosi pure; ora si è dimenticato quasi tutto. Costruisce siti web da buon artigiano. Vive lontano dai riflettori, anche perché non ha visto nessun riflettore.

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This article was written on 25 Nov 2014, and is filled under Amarcord, Arredamenti Kubrick.

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