My French Film Festival. Distribuire bei film su internet e vincere tutto


Ormai da un po’ di tempo vedere un film su internet non vuol dire per forza, secondo l’attuale acutissima normativa, RUBARE. Il tempo è maturato e i servizi e le piattaforme che permettono di abbonarsi o acquistare i singoli film si sono moltiplicate. Fruire di un film su internet su siti di streaming legale è sempre più facile e l’offerta è costantemente in aumento. Persino i festival cinematografici – intendo anche quelli più importanti – si sono incominciati ad attrezzare per far vedere alcuni film in una sorta di sala virtuale. Non è come essere lì, ovvio. Ma almeno ti vedi dei film che non vedresti in nessun altro modo. Per un cinefilo sono cose importanti.
Però My French Film Festival è andato un po’ oltre. L’intero festival si svolge in rete, ci si abbona alla piattaforma e per meno di un euro a film si ha la possibilità di poter vedere tutti i film del festival. È arrivato alla settima edizione e quest’anno ho avuto il culo (visto che si parla di film d’oltralpe mi passerete il francesismo) di vincere un pass alla loro lotteria. Quindi grazie My French Film Festival, vediamo il meglio che hai proposto. O almeno quello che mi ha colpito di più.
Intanto partiamo sgombrando un dubbio. Non si vedono scarti di magazzino. Anzi fare una selezione per questo articolo è stato difficilissimo perché a parte un film che è oggettivamente una spanna sopra a tutti gli altri la selezione dei lungometraggi è stata di qualità inaspettata.


Il meglio del meglio è stato Le nouveau (2015) fulminante esordio di Rudi Rosenberg. Parla di un ragazzino che si è appena trasferito in una nuova scuola parigina. Ovviamente problema vero è che lui in quella scuola non conosce nessuno e i ragazzini – lo sappiamo tutti – sono dei grandissimi stronzi. E così rimane l’ultima spiaggia prima della solitudine: gli altri emarginati. E cosa c’è di più bello che vedere un gruppetto di outcast ridersela dei più fighi sapendo perfettamente di essere migliori di loro? Niente signora mia, assolutamente niente. Anche perché il film non si risparmia, inseguendo i protagonisti mentre scoprono le prime vere pulsioni sessuali o mentre si tradiscono, immergendoci con leggerezza nell’inizio della pubertà. Oltretutto il film è raccontato con freschezza di toni rara non suonando mai stonato, nemmeno davanti all’handicap fisico. Ve lo dico: se doveste vedere un solo film fra quelli del catalogo fate in modo che sia questo.


Nella mia classifica del cuore subito dopo viene Ce sentiment de l’été (2015) di Mikhaël Hers. Qui le cose si fanno più serie, l’intero film si potrebbe definire come una sorta di elaborazione del lutto dove le ragioni del dolore e del ricordo si scontrano contro quelle della vita e del cambiamento. Si fa il tifo per il protagonista, un uomo che ha perso l’amata compagna all’improvviso e che in buona sostanza deve ricostruire la sua vita andata in pezzi. Se l’incipit è drammatico il tono del film è ottimista, i personaggi principali si muovono all’interno dell’Europa per poi ritrovarsi negli Stati Uniti. L’ottimismo è anche nei luoghi, ci si muove all’interno dell’Unione Europea senza confini, gli USA sono quel posto accogliente dove tutti hanno una seconda possibilità e non l’ombra dell’impero che furono. Molte volte ci si trova a sperare che finalmente scocchi la scintilla per far ripartire quest’uomo che, si vede, è alla ricerca di un nuovo amore anche se non sa come fare a dimenticarsi del precedente perché semplicemente non può. La voglia di vivere e il sesso gli daranno una mano.


Ora che sono arrivato alla fine del podio – Je suis à vous tout de suite (2015) di Baya Kasmi – mi rendo conto che quelli che mi sono piaciuti di più sono tre film con una visione della gente che tromba (o che ne ha voglia) lontanissima da quella penalizzante e un po’ morbosa che spesso si vede al cinema, anche in quello francese. La protagonista di questa commedia è Hanna, una ragazza con un grosso problema di eccessiva gentilezza. È così gentile che se vede una persona triste per prima cosa ci scopa per consolarla. Una cosa un po’ seccante se, come lei, si lavora nel settore risorse umane e il proprio lavoro principalmente consiste nel dire alla gente che è licenziata. La cosa diventa ancora più seccante quando si innamora del dottore che dovrebbe operare il fratello. Tutto è detto ridendo e facendo sorridere. Kasmi ha trovato un difficilissimo equilibrio fra commedia degli equivoci, temi seri come lo stupro e la radicalizzazione religiosa, tutto tenendo d’occhio un film che era facilissimo far deragliare. E che anzi non capisco proprio come non sia deragliato.
Rispetto ai lungometraggi i corti fanno un po’ la figura di quegli alunni che si impegnano, gli dici bravo ma comunque sai che gli manca sempre qualcosa. In generale parlano più di periferie dure, di integrazione difficile e sono più incazzati.


Il migliore è stato La Convention de Genève (2016) di Benoît Martin. Storia di alcuni ragazzini di un sobborgo che litigano ferocemente per degli spiccioli e quando uno sta per colpire al volto un’altro quell’altro gli dice “oh, cazzo fai, non lo sai che s’è la Convenzione di Ginevra?” che in sostanza significa non picchiare gli altri in faccia perché altrimenti le mamme se ne accorgono e sono cazzi. Un corto del genere è una vera boccata d’aria. C’è dentro tutto ed è filmato in maniera invidiabile, recitato da un gruppo di ragazzi che sembra veramente stiano interpretando se stessi senza però mai apparire naif, come spesso accade ad altre operazioni del genere. Bello sul serio.


Altro corto di tutto rispetto è La bande à Juliette (2016) di Aurélien Peyre. Stavolta le cose si fanno più serie, il tema è un’accusa di stupro mossa dall’invidia. Come è facile intuire si tratta di un tema scivolosissimo, una storia a cui basta un niente per diventare un boomerang. E invece nulla, anche stavolta, complice un cast perfetto sia per l’età che per le interpretazioni, si ha a che fare con un prodotto di livello alto. Fa davvero impressione come riesca a parlare non solo delle dinamiche fra ragazzi, ma anche di un tema così delicato con poche ma densissimi minuti.
E niente, la carrelata finisce qui anche se per me è obbligatorio almeno menzionare Je ne suis pas un salaud (2015), che è uno di quei film che i miei amici del cineclub definirebbero “bello ma pesante” e Peur de rien (2015), l’attualissima storia di una libanese che negli anni ’90 tenta di farsi una vita a Parigi.

E tutti gli altri? Niente paura, ho fatto un lista su letterboxd.

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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