Non ci resta che piangere: la rece di Wonder


Prima di tutto, vorrei dire che ho sempre ricordato le feste di Natale come un periodo di abbondanza cinematografica, in cui uscivano decine e decine di film perché le case aspettavano che la gente avesse il tempo e la disponibilità di andare al cinema. Invece da qualche anno mi pare che non sia più così e secondo me è colpa della Disney.

Mi spiego: da quando ci sono i nuovi Star Wars, che si sa già che farà un gazilliardo di milioni, le altre distribuzioni non fanno uscire niente nello stesso periodo – o almeno, niente su cui puntino forte, un po’ come quando nella settimana di Sanremo la programmazione alternativa è Piramide di paura o Ferris Bueller – e così ti trovi l’alternativa tra vedere Kylo Ren e soci per la quarta volta (mia opinione: bello, bravi, capisco quello che state facendo ma Canto Bight ficcatevelo nel compattatore dei rifiuti) e la storia del primo anno delle medie di un bimbo sfigurato.

O magari è solo che non c’era niente di interessante al cinema nella sperduta località dove ho passato le feste.

lol noi abbiamo visto Jumanji con The Rock

Quanto è fastidioso Wonder? Fastidioso così:

  1. Auggie Pullman è nato con una grave malformazione facciale e ha subito uno spatasso (termine tecnico) di interventi chirurgici per dargli una funzionalità e un aspetto quasi normale. Tuttavia, ha un viso deforme, ma ciò non gli impedisce di essere buono, bravo, intelligente, allegro, generoso, divertente, equilibrato e coraggioso;
  2. I genitori di Auggie vivono in un bellissimo brownstone a Brooklyn, non hanno problemi di soldi e il papà fa un lavoro che gli permette di andare in ufficio in abito e scarpe da ginnastica;
  3. La mamma faceva l’illustratrice di storie per l’infanzia, ma ha mollato tutto per dedicarsi al figlio e istruirlo a casa e ne ha fatto un bambino più preparato di quelli delle scuole pubbliche;
  4. La sorella di Auggie è un’adolescente molto matura e un po’ triste che sa di essere messa in secondo piano rispetto alle necessità del fratellino sfortunato, ma nonostante tutto non prova alcun rancore nei confronti dei genitori;
  5. La sorella lo ama, l’amica della sorella lo ama, il ragazzo della sorella lo ama, il preside lo ama, alla fine lo ameranno tutti tranne la mamma del bullo della scuola, che pare uscita da una puntata di Uomini e Donne (non che abbia mai visto Uomini e Donne eh, me l’hanno raccontato).

Ma che stai dicendo

In più, tutti i personaggi sono bellissimi.

Non solo esteticamente (anche Auggie, con le sue malformazioni, ha un aspetto vagamente elfico che lo rende speciale, più che brutto, e in ogni caso Jacob Tremblay è un fenomeno) ma bellissimi dentro: non ce n’è uno che non faccia sempre la scelta più umana, più giusta nei confronti di Auggie o della sua famiglia, anche a costo dei propri successi personali. Se per caso si comportano male, lo fanno per debolezza o paura, ma sono i primi a rendersene conto e a riparare. Persino i ragazzini che inizialmente sono presentati come i bulli della scuola hanno un arco che li porta alla redenzione: forse gli unici che non si salvano, in qualche modo, sono i genitori-tronisti.

Fatti i fatti tuoi

Detta così, Wonder pare un cocktail letale di buoni sentimenti, zucchero e sottoutilizzo di Owen Wilson senza possibilità di riscatto (e probabilmente lo è), ma c’è un qualcosa che lo rende meno insopportabile di quanto sembri: Stephen Chbosky.

Chbosky, già regista di Noi siamo infinito (tratto dal suo stesso romanzo), è probabilmente il miglior regista di armadietti in circolazione, ove per regista di armadietti si intende un autore che porti al cinema quel mondo strano fatto di corridoi, tavole della mensa, gruppetti esclusivi e piccoli drammi che è il sistema scolastico americano (o almeno, quello che abbiamo imparato a conoscere al cinema).

Escludendo le differenze anagrafiche tra i protagonisti, i parallelismi tra i due film sono evidenti: in entrambi la vita che conta è quella a scuola e in entrambi c’è un protagonista problematico, un gruppo di emarginati a scuola, una sorella maggiore protettiva, una figura familiare importante e morta (anche se in Noi siamo infinito la zia era parte del problema), un insegnante-mentore e un cattivo meno monodimensionale di quanto appaia inizialmente. Soprattutto, quello che li accomuna è la capacità di Chbosky di rendere veri e tangibili i problemi dei ragazzini, senza eccedere nel paternalismo da un lato e nel patetico dall’altro: in questo aiuta la scelta della suddivisione in capitoli incentrati sui co-protagonisti, in modo da offrire una variazione dell’attenzione che altrimenti sarebbe, inevitabilmente, tutta su Auggie e una maggiore comprensione dei meccanismi che azionano gli altri personaggi.

Tutto ciò viene quasi vanificato dal micidiale finale, nel quale si assiste a un trionfo che non ha alcuna ragione di esistere: Auggie ha già raggiunto il suo obiettivo con la conclusione dell’anno scolastico e la piena accettazione dei compagni, non c’è alcun bisogno di una catarsi pubblica (che in realtà probabilmente c’è già nel romanzo originale, ma non l’ho letto).

Però, alla fine, Wonder il suo sporco lavoro lo fa.

così

Wonder: IMDbWikipedia

 

 

 

 

 

 

 

Luca Traversa

Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 20 Feb 2018, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.