Il bicchiere mezzo pieno: la Nuova Trilogia


Ci pensate che, tra meno di tre giorni, non potremo più dividere Guerre Stellari in Nuova e Vecchia Trilogia? Che ci sarà quel film lì che ci impallinerà una roba che era il nostro standard dal 1999 (sì, siamo vecchi)?
Dovendo scrivere un pezzo sulla Nuova Trilogia ho pensato, per un istante, di lanciarmi in quell’aneddoto sull’intervista di Ewan McGregor che, a mio parere, spiega abbastanza bene quello che è andato storto*. Poi mi sono detto: perché, invece, non cercare di cambiare punto di vista? Sarebbe facile, per me, scrivere un po’ di righe dove dico che i tre prequel sono merda e basta, ma è meno facile (e, forse, meno banale) permettere a qualcuno che li ama di dire la sua.
Per questo ho contattato il mio amico Luca Baldissera, giornalista sportivo di tennis (lo trovate qui) e fan di vecchia data, perché mi parlasse del suo amore per gli episodi dal 1 al 3.

maul

Non fatemi venire a spiegarvi cosa ha funzionato in Episodio 1…

Principalmente, la Nuova Trilogia ha una storia pazzesca. Assolutamente non scontata, originalissima, spiazzante soprattutto per tutti quelli che vedono (e in futuro vedranno) i film nell’ordine narrativo, da Ep1 a Ep6. Immaginiamo di non sapere nulla di Star Wars, e di vederlo in questo ordine.

Episodio 1, 2 e 3: per due film e mezzo, dico due film e mezzo, ti si dipana davanti la Storiona che sappiamo (parliamo dal punto di vista della struttura narrativa, eh). Intrighi, macchinazioni, amore tormentato e tenebroso, personaggi di doppiezza inaspettata, senso di decadenza e ineluttabilità su tutto, e tu non hai indizi di dove si vada a finire. Nemmeno uno, a parte l’identità del bastardone misterioso – l’unica cosa che Lucas ti concede. Nel frattempo, ti emozioni, ti affezioni ai personaggi, trepidi per le loro sorti, attendi che trovino la strada per il trionfo del bene, cosa che succede sempre.

Sempre, in qualunque saga fantasy o sci-fi tu abbia visto prima. Arriva la conclusione di Episodio 3. Il protagonista assoluto, Anakin, che avevi conosciuto da bambino, ragazzo, uomo, cede al male più assoluto, ammazza separatisti, Jedi, bambini (ammazza bambini! Bambini! Altro che Disney…), praticamente impazzisce, si batte a morte con il suo mentore-maestro Obi-Wan, e finisce fatto a pezzi, tenuto in vita da una spaventosa armatura cyborg.

Il suo grande amore, l’eroina che tiene tutti a galla da sola in Episodio 1, e salva la situazione in Episodio 2, cede al sentimento, e sceglie di stare dalla parte del suo uomo fino alla fine, non lo tradisce, fino a quando si rende conto che tutto è perduto, e si lascia morire davanti a una tragedia più grande di ciò che può essere sopportato. I Jedi, uno a uno, uccisi tutti. Uccisi tutti. Gli ultimi paladini del bene, fuggono in esilio. Il male trionfa. Titoli di coda.

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Qualcosa è in effetti andato storto…


Non so, provate a immaginare Lord Of The Rigs, visto o letto, che si conclude con Aragorn che diventa seguace di Sauron, ammazza tutti gli Hobbit compresi Bilbo e Sam, e tutti gli Elfi compreso Legolas, e si mette a regnare da malvagio con Denethor come luogotenente, nel frattempo Arwen muore di crepacuore, e Gandalf mazziato e quasi ucciso da Saruman fugge a Valinor salvando solo Frodo. Una roba del genere, intendo. Ci pensate? Io non ricordo una trama tanto cupa, raffinata e complessa in una saga sci fi, e la millenaria trappola Sith, con una guerra che vede i Jedi sconfitti per il semplice fatto di averla combattuta, è geniale.

E poi Episodio 5, in cui ogni cosa continua ad andare a puttane, ricompare Yoda, ed è vecchissimo, ti accorgi anche di come è diverso il modo di portare alla Forza il nuovo eroe, rispetto al dogmatico, disumano e cinico approccio che ha tanto contribuito a far passare al Lato Oscuro Anakin (i Midichlorian! Che hanno fatto tanto incazzare i fan, e che invece sono una genialata narrativa di Lucas, ovvero la rappresentazione più evidente di quanto i Jedi si fossero allontanati dalla Forza Vivente, arrivando a quantificarla con esami clinici. Peggio di così!). Anakin che però, poco dopo, taglia una mano a suo figlio. Taglia una mano a suo figlio! E prova a dirgli le stesse cosa che aveva detto a Padme vent’anni prima, insieme rovesceremo l’Imperatore e domineremo la galassia, e come lei Luke sceglie di morire, e lo salvano a pelo. E nel frattempo Han Solo è scomparso, nelle grinfie di Jabba, e finisce il film e tu pensi “Dio, non posso crederci, non solo continua così, ma è peggio del peggio”.

E poi Episodio 6, e fino a venti minuti dalla fine la tragedia totale della Galassia è devastante, e Yoda muore, e Palpatine fa fare a Luke il duello con Anakin esattamente come aveva fatto con Anakin e Dooku, e Luke è vestito di nero come suo padre dall’inizio del film, dove tra l’altro quasi strozza con un gesto la guardia di Jabba, e tu pensi, visto come è finito Episodio 3, “Dio, no. Non di nuovo. Un altro Skywalker sta passando al Lato Oscuro. Non posso reggere”. Ma Luke è più forte, e spegne la spada, ma allora Palpatine comincia a friggerlo coi fulmini, come aveva fatto con Mace Windu, quando Anakin aveva compiuto la scelta definitiva, e solo allora, solo allora, ritorna lo Jedi. Al quale suo figlio fa la pira funebre da Jedi come per Qui-Gon, colui che aveva capito tutto fin dall’inizio. E gli spiriti si riuniscono alla Forza Vivente. E la profezia si compie. E tutto finisce, finalmente.

Ecco, un viaggio emotivo simile è possibile solo grazie alla Nuova Trilogia. Che di per sé, rispetto ai film classici, ha dalla sua anche una fantasia visuale sfrenata, doppie spade laser, città sottomarine luminescenti, pianeti d’acqua con le balene volanti, le bombe sismiche che hanno l’effetto sonoro più cool immaginabile, enormi nidi di insetti, una intera battaglia in campo aperto con decine di Jedi a spada sguainata, mondi infernali fatti di lava, Coruscant il pianeta-città che è tutta un’unica citazione di Fritz Lang, il Senato immenso con i pod. E avanti così. Insomma, il cosiddetto “larger than life”, le cose da bocca aperta. Che temo vedremo poco in Ep7, ma sarà bello lo stesso.

Come Luca ben sa (e come ben sa chi ha avuto la sfortuna di chiedermi la mia opinione in merito) non sono un amante della Nuova Trilogia. Gli riconosco alcuni (pochi) tocchi affascinanti e alcune (poche) scelte di successo. Ho amato Qui Gon e Darth Maul. Ho odiato molto Anakin bambino e Jar Jar e Padmé davanti al caminetto che si strugge per l’amore impossibile mentre mostra le tette strizzate in un corpetto sadomaso. Per me, la Nuova Trilogia è una serie di scene scritte male, unite insieme da un filo conduttore a volte confuso e vittima dell’amore di Lucas per la tecnologia, a discapito di qualsiasi cosa.

Mi piace pensare, tuttavia, che Luca, qui sopra, dia una lettura che magari a me è sfuggita. E mi piace pensarlo perché, da qualche parte, in fondo in fondo, ho il dubbio – e so di non essere solo – che magari Guerre Stellari non abbia poi molto altro da raccontare. Certo, ha una galassia intera da esplorare, ma una volta che abbiamo visto Luke e Vader quasi uccidersi davanti al ghignante Palpatine, cosa possiamo trovare di ancora altrettanto emozionante?

Allora, leggendo le parole qui sopra, mi sono detto che, forse, c’è ancora molto che vale la pena di raccontare e che, se saremo fortunati, a farlo ci sarà qualcuno in grado di trasmettere ciò che vuole meglio di quanto ci sia riuscito Lucas negli ultimi tre film (o, se troviamo senso nelle parole di Luca, di riuscire a renderlo fruibile a un maggior numero di persone).

*L’aneddoto famoso si riferisce a un’intervista a Ewan McGregor, all’epoca dell’uscita di Guerre Stellari – Episodio II: L’attacco dei cloni. Intervistato su Lucas come regista, McGregor disse una cosa tipo “George non ti dà molti consigli su come recitare una scena. A dirla tutta, credo che, se potesse evitare di parlare con gli attori, sarebbe molto più contento (segue risata. Forse un po’ isterica)”. Ecco, quando manco il regista ti vuole parlare, qualcosa sta decisamente andando storto.

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 15 Dic 2015, and is filled under Le storie del cine, Scuse per parlare di film.

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