Orecchie di Alessandro Aronadio


In Italia le commedie, si sa, sono una cosa seria. Si può dire che praticamente l’intera industria cinematografica italiana si fondi su film che fanno (o provano a fare) ridere la gente. Solo che spesso hanno un valore tecnico non esattamente elevato. In realtà di commedie fatte con più attenzione a cose come regia, fotografia, costumi, scenografia e con una narrazione più consapevole ogni tanto se ne fanno, ma sono spesso mal distribuite e in generale più invisibili delle mosche bianche.

Orecchie, uno dei quattro film a micro budget presentati da Biennale College quest’anno, è proprio una di queste mosche e anche per questo occuparsene è interessante.

Intanto bisogna riconoscere al regista – il palermitano d’origine ma romano d’adozione – Alessandro Aronadio, una voglia di sperimentare che si fa fatica a ritrovare in prodotti analoghi in Italia. Il film è in bianco e nero e anche il formato dell’immagine è stranissimo, parte molto stretto con 1:1 e va allargandosi per tutto il corso del film, fino ad arrivare a 1:85. Stesso discorso vale per quel che riguarda la regia, mossa fra campi e controcampi serrati e alcuni piani-sequenza messi in scena anche tenendo conto della progressiva espansione del fotogramma.

Aronadio sembra aver preso spunto dalla sua storia personale per costruire il protagonista del suo film, un laureato in filosofia che si trova a fare i conti con un titolo di studio spendibile nel mercato del lavoro come uno sputo in faccia e con un fischio alle orecchie che i medici però non riscontrano. E infatti la storia di Orecchie si potrebbe definire come una specie di via crucis compiuta dal personaggio senza nome interpretato da Daniele Parisi. Lui una mattina si sveglia con un fischio alle orecchie, un colloquio di lavoro a pranzo e un funerale di un amico di cui non ricorda assolutamente nulla la sera.

Immediatamente ci si rende conto che la chiave surreale usata dal regista è funzionale a rendere pienamente evidente lo scontro con l’assurdità del mondo ma che, di contro, anche la razionalità del protagonista è vista come eccessiva o forse semplicemente inadeguata in un mondo dominato da vezzi, credenze assurde quando non proprio dalla follia. Del resto in un manicomio quelli fuori posto sono i sani di mente.

Nell’arco di questa giornata Orecchie bastona tutti, la vita di coppia, le istituzioni, i giornali, la famiglia, il mondo dello show business e non ultima, ovviamente, la religione e in particolare quella cattolica.

La tensione comica di alcune scenette è spesso gustosa e il volto stralunato di Parisi diventa il nostro, che più di una volta ci siamo trovati a pensare che la teoria di Hegel per cui tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò che è reale è razionale sia una sonora cazzata.

A questo punto però bisogna anche dire che non esattamente tutto scorre per bene e le scenette pur non essendo mai fuori fuoco non sempre fanno perfettamente centro. Durante la visione mi è sembrato che quasi tutte funzionassero all’inizio e alla fine, ma che in mezzo facessero fatica.

orecchie

Stesso discorso vale per il bianco e nero e l’immagine che si va allargando. Sia chiaro che è una cosa nuova e che in più è funzionale a quello che si vuole dire e questo già è ottimo, ma tutto insieme rischia di creare un effetto didascalia che a lungo andare fa perdere il sapore della simpatia nonostante la sceneggiatura non abbia mai cali e a quasi tutti i personaggi incontrati è lasciata almeno una battuta di quelle che si ricordano. Anche perché bisogna dire che se il protagonista è al suo secondo film (aveva avuto una piccola parte nel precedente film di Aronadio), è affiancato da gente con un’esperienza piuttosto solida davanti la macchina da presa. E comunque Aronadio è uno che dagli attori cava il massimo, non è un caso se fino ad oggi lo ricordavo come l’artefice dell’unica interpretazione convincente di Lorenzo Balducci in Due vite per caso, il suo lungometraggio di esordio.

In conclusione anche se è molto lontano dall’essere perfetto, Orecchie rappresenta comunque una boccata di aria fresca in un panorama piuttosto asfittico e avvitato su se stesso e che ha al suo interno anche dell’ottimismo. Alla fine infatti, l’unica cosa che ci salva è l’arte, che si nasconde ovunque nella pellicola e che probabilmente rappresenta l’unico modo per resistere alla follia del mondo e a dargli un senso. Come dicevamo, probabilmente questo dottore in psicologia diventato regista ha preso spunto dalla sua storia personale per costruire il film.

Orecchie – IMDb – Wikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

One Comment

  1. Christian Coduto
    settembre 13, 2017

    Ho visto “Orecchie”, un film assolutamente riuscito.
    Posso permettermi di dissentire? Con tutto il rispetto per “Due vite per caso”, vi ricordo che Lorenzo Balducci è anche un attore teatrale. L’interpretazione di “Gas” dove la mettiamo? E le sue esperienze in Francia e in Spagna? La prossima volta, magari, un po’ di informazione in più al riguardo non sarebbe male.

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This article was written on 27 Set 2016, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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