Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar: ora con più noia


Sarei ingiusto a dire che questo quinto (quinto, ragazzi. Ne hanno fatto cinque, di ‘sta roba) capitolo della saga di Jack Sparrow sia il peggiore di tutti. C’è da dire che il quarto era abbastanza imbarazzante e che questo, probabilmente, se la gioca con il terzo e i suoi momenti di “vabbè, finiamo dai, ché altrimenti non trovo parcheggio sotto casa”.
Potenzialmente, il franchise, potrebbe andare avanti per un sacco di tempo, se sapesse rinnovarsi. Il problema è che ogni film presenta, né più, né meno, i seguenti tre elementi: Jack Sparrow, una coppia moscia, una maledizione. Diciamo che questo poteva andare per la prima trilogia, ma che, pian piano, sarebbe stato adeguato allargare il panorama e dare maggior respiro al tutto, cosa che ancora si fatica a fare. Hai i caraibi, i pirati, il sovrannaturale e la possibilità di spaziare, perché devi sempre aggirarti nello stesso cliché?

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar ci mostra il figlio di Will (sì, il personaggio di Orlando Bloom) che cerca un modo per liberare il padre dalla maledizione che lo ha colpito alla fine di Ai confini del mondo e, per farlo, vuole recuperare un leggendario artefatto: il tridente di Poseidone. Assieme a lui c’è la giovane Carina Smyth, una donna emancipata, una scienziata che sdofslgasf azZZZZZ…

Eh? Cosa? Ah sì.

Non voglio dire che il film sia noioso e insalvabile, perché, per dire, ci sono un paio di scene ben dirette e scritte in maniera decente. Ma il problema è che si muove sui binari del more of the same: non c’è dialogo, non c’è inquadratura, non c’è (nuovo) personaggio o (vecchio) personaggio che non ripropongano cose già dette e viste nelle pellicole precedenti.

Non sono neanche sicuro sia una immagine di questo capitolo, ma tanto…

La regia funziona bene e Joachim Rønning e Espen Sandberg, a sorpresa, si rivelano capaci di dirigere con mano sicura, con un respiro abbastanza ampio e con la giusta dose di umorismo (ma non ci sono mai momenti genuinamente divertenti).
Il cast fa quello che può: nessuno risalta per particolare profondità del personaggio, né per particolari doti recitative. Su tutti spicca un Geoffrey Rush fuori forma (non vedevo qualcuno di così svogliato dai tempi di Tommy Lee Jones in Men in Black 2).
Jack Sparrow è una garanzia (?), però, giunti alla quinta pellicola, faccette e camminate strane smettono di essere elemento di interesse e, dandole per scontate, il personaggio mostra tutti i suoi limiti. Ora sarebbe più una buona spalla comica, piuttosto che un personaggio portante, il problema è che è il protagonista e le spalle sono deboli e noiose.
A me spiace particolarmente per Johnny Depp, attore che ho sempre amato molto, prima che diventasse….questa….questa cosa che è diventato ora e che meriterebbe di meglio, a livello di copioni (anche noi meriteremmo di meglio, a livello di film, però, Johnny, io te lo dico).

Che ti è successo, amico? Una volta eri fico.

Alla fine, quello che ne esce meglio, da questo filmettino insignificante è il buon Javier Bardem, che gigioneggia e sembra divertirsi a fare un cattivo più spinto dall’esigenza di portare a termine la missione che si era prefissato in vita, che dal reale senso di vendetta. Su tutto il resto, la cappa della noia e del poco interesse, e lo spassionato consiglio di aspettare un passaggio su una pay tv o su Netflix, anziché arrivare fin dentro una sala.

P.S. C’è una scena, nei titoli di coda, che parrebbe richiamare in campo un personaggio dei film precedenti e che mi sento di commentare con un sentito: no.

Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

2 Comments

  1. marcantonio
    giugno 13, 2017

    “richiamare in campo un personaggio dei film precedenti e che mi sento di commentare con un sentito: no”
    Ma infatti, se con il tridente sono state annullate tutte le maledizioni, cosa cavolo ci fa in giro ancora, quello, combinato a quel modo?
    Il quarto l’avevo catalogato nelle “vaccate”, questo nel “sarebbe anche bravo ma non si applica”

    • Fabrizio Casu
      giugno 13, 2017

      Ecco, direi che “bravo, ma non si applica” è la definizione migliore.

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This article was written on 13 Giu 2017, and is filled under Scuse per parlare di film.

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