PITCH PERFECT 2 – YOU HAD ONE JOB


Ci sono alcune cose delle quali un padre di famiglia italiano quarantenne non dovrebbe andare fiero: per esempio ammettere di aver sempre tifato per John Cena anche quando tutti gli smart lo odiavano, conoscere i nomi dei gatti di Taylor Swift (Meredith Grey e Olivia Benson) e perché si chiamano così (vabbé quello si capisce), avere opinioni più precise in merito all’evoluzione della psicologia del personaggio di Willow in Buffy rispetto chessò, a quella di Jesse Pinkman.

MA SOSTENERE CHE PITCH PERFECT È UNO DEI CINQUE MIGLIORI FILM DELLA STORIA DEL CINEMA NON È UNA DI QUESTE, PERCHÉ PITCH PERFECT È UNO DEI CINQUE MIGLIORI FILM DELLA STORIA DEL CINEMA.

FORSE IL MIGLIORE.

Dovrebbe essere messo in una di quelle capsule che portano per lo spazio i più meravigliosi frutti dell’ingegno umano, come la Gioconda, i sonetti di Shakespeare e le altre cose.

SOLO CHE ANDREBBE RINCHIUSO IN UNO SCRIGNO ISOLATO DAL RESTO, CON UN’ACA-VVERTENZA DEL TIPO “AMICI ALIENI NON GUARDATELO SE NON SIETE PREPARATI ALLA MAGNIFICENZA PERCHÉ POI NON VORRETE VEDERE ALTRO PER MESI”

Che poi è esattamente quello che è successo a me. Quando uscì nel 2012 non considerai neanche la sua esistenza: ricordo forse di aver visto una parte di trailer sull’ennesima variazione sul tema della Rivincita dei Nerds, con il canto a cappella come pretesto, e di averlo snobbato perché, beh, era l’ennesima variazione sul tema della Rivincita dei Nerds, con il canto a cappella come pretesto.

NON PASSA GIORNO CHE NON ME NE PENTA.

Penso che se avessi visto la finale delle Bellas al cinema, con l’audio giusto, il megaschermo e l’appropriata dose di caramelle gommose in corpo, sarei probabilmente saltato sulla poltroncina urlando. Quantomeno avrei alzato il braccio con Jesse, con Beca, con John Bender, con tutti i giovani come noi che si sentono incompresi da voi adulti ormai omologati.

(“Ehm, hai più del doppio degli anni di quelli che hai nominato”)

TACI TU COSA NE VUOI SAPERE DI NOI RAGAZZI.

In ogni modo, da quel pomeriggio di metà 2013 in cui mi son detto “ma sì, guardiamoci ‘sto Pitch Perfect” l’avrò rivisto un centinaio di volte, ed è una stima per difetto: ho comperato la colonna sonora (prima su iTunes e poi in cd) e posso citare a memoria tutte le principali differenze tra la registrazione e le performance del film; ogni momento in cui sono in attesa è buono per guardarne qualche pezzo su Youtube, prima di tornare a casa coi sintomi dell’astinenza e infilare il blu-ray nel lettore. Sono a tanto così dal definire il mio istante preferito del film: al momento se la giocano Donald che dice “not a dude” a Cynthia-Rose durante le audizioni, il Whazzup? di Ashley nella finale delle Bellas e Gail che fa la chitarra col piede di John, sempre ascoltando le Bellas.

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Vi capisco

Con queste premesse, penso si capisca che aspettavo Pitch Perfect 2 come il Secondo Avvento, come il Natale quando si hanno otto anni, come la gita scolastica col pernottamento fuori quando si è adolescenti. Non temevo che fosse inferiore al precedente, perché tutto sommato anche se fosse stato bello un decimo del primo sarebbe stato un decimo dell’infinito, che comunque è uguale a… a tantissimo, ecco.

MA ANCORA UNA VOLTA HO IMPARATO CHE I SOGNI SONO DESTINATI A ESSERE INFRANTI, SBRICIOLATI, STRACCIATI E GETTATI NELLA LORDURA A BORDO STRADA, ASSIEME ALLA NOSTRA FIDUCIA NEL FUTURO E NELLA BONTÀ DEGLI UOMINI.

In breve: nel 2015 le Bellas hanno vinto tre volte il campionato nazionale e sono diventate troppo sicure, quasi presuntuose. Durante un’esibizione per il Presidente Obama fanno una figuraccia, vengono espulse dalle competizioni e dovranno vincere il Campionato Mondiale se vogliono evitare la fine delle Barden Bellas. Ma per farlo devono ritrovare il proprio sound e con esso la loro amicizia, i sentimenti veri, ciò che le rende uniche e speciali.

Semplice, no? E’ praticamente la trama di Rocky III, di Major League 2 e di qualunque sequel che si rispetti. E’ una formula sicura e rodatissima: si prendono i personaggi che amiamo (Chloe Beale, noi siamo fatti l’uno per l’altra), li si mette in una situazione per loro – e per noi – sconosciuta e sgradevole e piano piano li si riporta a quello per cui li abbiamo amati, rassicurandoci e facendoci vivere di nuovo la magia. Sembra impossibile da sbagliare.

E INVECE.

Invece niente. Questo sequel infila una scelta infelice dietro l’altra, tra svolte scontatissime (per esempio il nuovo acquisto delle Bellas – Emily, interpretata da Hailee Steinfeld – si presenta con una canzone scritta di suo pugno, una ballata melensa che in realtà è Flashlight di Jessie J, composta da Sia per la colonna sonora. La stessa canzone viene usata altre due volte in vari momenti del film, perché sia chiaro che è importante e non verrà lasciata cadere nel nulla. Indovinate come stupiranno il pubblico le Barden Bellas al Campionato Mondiale? Bravi), esclusioni di personaggi importanti (i Treblemakers hanno UNA SOLA canzone, peraltro completamente slegata dal resto della trama, e Jesse passa da coprotagonista a 5 minuti di screentime in tutto), numeri musicali non all’altezza (sono meno e meno belli: d’altra parte la canzone simbolo del film passa da un classicone dei Simple Minds a un inedito di Jessie J).

Il problema principale, in ogni modo, è che non sa bene cosa deve essere: se una copia steroidata del primo (e sarebbe andato bene) o un altro film (e sarebbe andato bene lo stesso). Come disse un maestro di vita: “PitchPerfect-san, se fai copia steroidata bene, se fai altro film bene, se stai in mezzo – tzsk! – schiacciato come grappolo d’uva”.

L’esempio più chiaro è dato dalla scena migliore, la festa a casa di David Cross: è il momento più divertente ed è anche una copia spudorata del riff-off del primo film. La differenza fondamentale con l’originale è che in questo caso risulta buttata lì soltanto perché si voleva infilare in qualche maniera una copia del riff-off, quindi riesce a essere la scena migliore e contemporaneamente quella più imbarazzante del film.

[Una noterella a margine: capisco che nella finzione cinematografica si debbano abbellire un po’ le cose, ma riesce difficile credere che si tratti di canto a cappella quando ancor prima dell’inizio delle canzoni partono i beats a volume 11]

Ultimo difetto, ma non per importanza, è che alla scrittrice Kay Cannon sono scappati di mano gli stereotipi: i Tedeschi sembrano tutti usciti da un rave del 1994, hanno coreografie vagamente riefenstahliane e un accento talmente marcato da cantare Zey Vill not control us, Ve Vill be victorious”, gli Africani sono vestiti come alla festa di Kwanzaa, gli Indiani portano il sari, eccetera. Perfino la Bella di origine latina, Florencia, ha solo battute a sfondo etnico (“Mio fratello una volta ha cercato di vendermi per un pollo”). Va detto che c’è anche un debole tentativo di autoironia con le Bellas tipiche turiste americane in giro per Copenhagen, ma è una presa in giro all’acqua di rose.

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Just, you know, your average Germans

Tutto da buttare, dunque? No, qualcosa da salvare si trova. I pregi stanno sulle dita di una mano, ma perlomeno è veloce elencarli.

1) Das Sound Machine. Gli antagonisti tedeschi delle Bellas hanno i due pezzi nettamente migliori, come selezione e arrangiamenti. Ed è apprezzabile la scelta dei loro leader, quel matto talentuoso di Flula e soprattutto la splendida Birgitte Hjort Sørensen.

2) Benji Applebaum. Gli voglio bene come a un fratello minore, per cui vederlo maturato e più sicuro di sé mi scalda il cuore.

3) La presenza del Michelangelo dei caratteristi comici, Joe Lo Truglio

4) I Green Bay Packers

5) All’esordio da regista, Elizabeth Banks mostra di sapere quello che fa: le performance sono riprese col piglio giusto e quando spinge forte sul sentimentalismo riesce quasi a far credere che la scialba canzoncina delle Barden Bellas sia meglio di quella dei DSM. Però, Elizabeth cara, NON PUOI fare una sfida a tema “90’s Hip-Hop Jamz” e lasciare fuori Jump Around in favore di Jump dei Kriss Kross.

È SBAGLIATO E ANDREBBE VIETATO PER LEGGE.

No dai, non fare quella faccia triste, mi dispiace tanto. Lascia che ti chieda scusa:

Pace fatta allora? Bene, perché ho un’idea per Pitch Perfect 3.

È ORIGINALISSIMA.

Dunque c’è la Barden University che rischia di chiudere per mancanza di fondi. Allora Beca e Chloe decidono di riunire le Bellas per un’esibizione di beneficienza con la quale salveranno la loro Alma Mater. La ricerca le porterà a ritrovare le ex compagne, che ormai fanno una vita diversa (per esempio Fat Amy potrebbe gestire una tavola calda), e a condurre un folle viaggio attraverso gli Stati Uniti inseguite dalla polizia, da gruppi di estrema destra, da baristi buggerati, da…

Oh, io lo guarderei.

Pitch Perfect 2 – IMDb –  Wikipedia

Luca Traversa
Passa sull’internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 18 Giu 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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