Project Almanac ovvero i viaggi nel tempo secondo MTV


I viaggi nel tempo. Chi non ama i viaggi nel tempo? Chi non vorrebbe tornare indietro in un momento storico ben definito per poi trarre alcuni vantaggi nella vita di tutti i giorni? Tipo vincere alla lotteria o evitare di rompersi la gamba durante la finale di basket del campetto dietro casa per eludere una convalescenza di alcuni mesi, causando un certo raffreddamento nella relazione con la propria ragazza, la quale ti lascia perché “Non mi presti più attenzioni come una volta” oppure grandi classici come il tornare indietro per assassinare Hitler. Anche MTV e Michael Bay (in questo ordine) li amano e ce lo dimostrano con Project Almanac, un low budget-teen-scifi movie per soddisfare la loro, e nostra, passione da amanti dello spazio tempo e delle sue continue modificazioni in opere di finzione.

Non tutti i viaggi del tempo sono necessariamente da ricordare.

Non tutti i viaggi del tempo sono necessariamente da ricordare.

La trama di Project Almanac è semplice: ragazzo genio che vive con la madre dai grandi problemi economici, trova progetti segreti governativi, appartenenti al padre morto, per costruire una macchina del tempo. Assieme alla sorella incaricata delle riprese, l’asiatico simpatico, un altro amico caratterizzato in maniera casuale per aggiungere un membro al cast e alla ragazza dei suoi sogni, il ragazzo genio che vive con la madre assembla il congegno temporale comandabile da IPhone per (ri)tentare di cambiare le loro vite. Seguono conseguenze disastrose come prevedibile.

Questo è Art Attack.

Conseguenze disastrose in 3, 2, 1..

Una storia non particolarmente originale, potrà asserire qualcuno di voi. E potrei tranquillamente darvi ragione, chiudendola qui in anticipo. Ma entriamo più nel dettaglio. Che altrimenti la recensione viene corta.

Una produzione MTV films. Sono passati pochi secondi dall’entrata in sala, o dalla pressione del tasto play, quando compare il logo del celebre canale (non più) musicale, oggi famoso per produzioni originali come 16 anni e incinta o Jersey Shore. Un brivido risale sulla schiena dello spettatore cinematografico, preoccupato dal possibile impatto della casa produttrice sullo svolgimento della trama e sulla caratterizzazione dei personaggi. Preoccupazione che si rivela fondata nel momento in cui terminano i titoli di testa: ragazzi teoricamente nerd, relegati nei bassifondi della consueta società liceale americana, in pratica tutti carucci, simpatici e con la voglia di festeggiare e di trovare l’amore della loro vita (ovvero fino al college). Nonostante la possibile fastidiosità di alcuni comportamenti e/o situazioni, Project Almanac consegna alla storia del cinema una serie di protagonisti non così insopportabili e tollerabili con un semplice profondo sospiro. In fondo, so’ ragazzi.

Prodotto da Michael Bay. Il grande Michael, ormai quasi totalmente assorbito dalla cultura robotica tanto che ha da poco ottenuto la cittadinanza onoraria su Cybertron, si fa notare nel coinvolgimento di questo film per una cosa una: il celebre filtro bluastro (che, parere personale, non trovo così brutto), già osservabile in altre sue produzioni come l’ultimo Tartarughe Ninja. Nonostante la pellicola fosse inizialmente prevista per febbraio 2014 con un altro titolo, poi rimandata di circa un anno per consentire a Michael Bay di concentrarsi maggiormente su questo progetto (e di finire Robottoni contro altri robottoni numero 4), una decina di riflessi colorati sono l’unica sua traccia come produttore in questa pellicola.

"Mi avevano detto che ci sarebbero stati dei robottoni anche in questo film!"

“Mi avevano detto che ci sarebbero stati dei robottoni anche in questo film!”

Il found footage. Perché questa pellicola, sì, è un found footage, quella tipologia di riprese che dovrebbe aumentarne il fattore realismo ma invece non fa altro che esaltare le illogicità delle azioni svolte sullo schermo. Uscito in un periodo in cui il cinema sembrava essersi finalmente dimenticato questo stile registico (e lo dice uno che lo apprezza), Project Almanac utilizza questo espediente narrativo senza particolare ragione se non per tentare di rendere più originale un film che senza questa caratteristica sarebbe stato banale. Project Almanac sembra arrivare con il fiatone ad una festa, alla quale si sono divertiti tutti, quando purtroppo gli alcolici sono finiti, gli amici simpatici sono andati a casa e sono rimasti solo gli ubriachi che dormono sul divano.

Detto ciò sembra che Project Almanac sia veramente un filmaccio e la verità è che, no, non è del tutto così: una prima metà piuttosto lenta e ripetitiva lascia il posto ad una seconda un pelo più veloce e appassionante ma nessuno sembra crederci fino in fondo. Non esattamente una occasione mancata, più un’occasione sfruttata in ritardo. Di tipo cinque anni, minimo. Un film guardabile per passare una serata tra birre e popcorn, tentando di capire se veramente i licei americani sono davvero un inferno in terra.

Project Almanac WikipediaIMDb

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 14 Giu 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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