Questi giorni di Giuseppe Piccioni


Non so se ve ne siete accorti ma il cinema italiano, specie quello d’Autore, si è trasformato da troppi anni in un micidiale palla di piombo che trascina lo spettatore sul fondo di un oceano di nera depressione. Non ho idea di quando tutto questo sia iniziato, ma è certo che dura da troppo tempo. Sia chiaro, alcune volte anche i film d’Autore italiani ci prendono e, al di là del grigiore perenne, riescono a smuovere chi li guarda e addirittura a coinvolgerlo.

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Per me uno che incarna a perfezione il regista di film d’Autore è Giuseppe Piccioni. Ha uno stile riconoscibilissimo, anche e soprattutto per come dirige gli attori dei suoi lavori che alle giurie di Venezia piace di brutto. Per ben due volte un suo film ha assicurato la Coppa Volpi alla coppia protagonista. Sia Fuori dal mondo (1999) che Luce dei miei occhi (2001) hanno fatto la doppietta del trofeo dedicato ai migliori attori della manifestazione con performances sempre trattenute eppure efficacissime. Piccioni stesso è un regista algido, che quasi sempre tiene i suoi lavori a debita distanza dagli spettatori. Ai suoi film piace ambientarsi nel grigiore urbano, leggere libri ad alta voce, riempirsi di citazioni letterarie e in generale far scivolare un’aria di sottile depressione su qualsiasi scena o personaggio. E questi sono i suoi lavori migliori.

Non scherzo, si possono avanzare molte critiche a Fuori dal mondo o Luce dei miei occhi, ma saranno sempre lavori migliori e più completi rispetto a cose come Il rosso e il blu (2012) dove il regista tentava, con esiti micidiali, di agganciare dei toni da commedia più o meno giovanile che decisamente non sono nelle sue corde.

Quest’anno ha portato in concorso a Venezia 73 Questi giorni, un racconto di formazione dove le quattro ragazze protagoniste partono da Roma per accompagnare una di loro a Belgrado, dove ha trovato lavoro come cameriera in un hotel.

Come tipicamente accade in questi casi, ai chilometri percorsi lontano da casa corrisponde una crescita interiore tale da far dire alla fine del film “sono diventate grandi”.

A sto giro però il più grande punto di forza di Piccioni cade malamente. Gli attori di Questi giorni non sono mai (mai) in grado di evocare qualcos’altro oltre lo stereotipo che si sono trovati ad interpretare. Non è solo che mi dia fastidio vedere ancora nel 2016 una lesbica perennemente vestita di pelle nera, con i capelli mezzi rasati e la faccia incazzata, ma tutte le ragazze sono dei meri burattini senza un minimo di aderenza alla realtà. La recitazione in sottrazione si adatta male a delle ventenni in viaggio da sole e persino gli adulti, che solitamente nei film di Piccioni sono quelli che reggono la baracca ne escono distrutti. La parte di Timi sembra essere un residuo del film precedente, la commedia ambientata nel mondo dei professori di scuola, ed è talmente un cazzotto in un occhio in un film del genere da risultare a suo modo simpatica. A Margherita Buy però va peggio.

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Ora, non c’è dubbio che l’attrice romana anche grazie ai film di Piccioni abbia acquisito una visibilità e una riconoscibilità presso una fetta piuttosto ampia di pubblico da sala cittadina. E non c’è nessun dubbio che il suo volto sta al cinema d’Autore così come il faccione sorridente di Massimo Boldi sta ai film comici. Ma a sto giro nel suo personaggio emergono tutti i limiti del film del regista marchigiano. La Buy è Adriana, una mamma single che lavora come parrucchiera nel piccolo salone che gestisce e dalla vita abbastanza disordinata. Ok, solo che non basta mettere sulla faccia di Margherita Buy il trucco pesante e un mollettone rosa fra i capelli per farla sembrare il personaggio che dovrebbe essere. Se continui a farla muovere come la donna sofisticata che spesso si trova a impersonare e la fai parlare con una dizione perfetta hai un brutto cortocircuito e niente di più. E non si può manco dire che è perché non siamo abituati a vederla in vesti più popolari perché in Pecore in erba (2015) aveva un ruolo molto simile ma portato in modo assai migliore.

In conclusione Questi giorni è un film con dei limiti grossi ed evidenti che non è aiutato nemmeno dal tono seriosissimo che si impone e non ci risparmia nulla. Cancro, gravidanza non voluta, amori non corrisposti, fughe dalla vita adulta. Tutto all’ombra d’una colonna sonora che troppe volte sfiora il lamento e di immagini al rallenty per indicare una poesia delle cose semplici che però poi non si riscontra minimamente nel film.

Non dico che sia il film peggiore di Piccioni (quello sui prof. era terribile), ma è sicuramente quello dove tutto il suo modo di fare cinema gli si rivolta contro senza che a noi rimanga altro da fare se non uscire tristi e sconsolati dalla sala sui titoli di coda.

Questi giorni – IMDbWikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 30 Set 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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