Quo Vado? Bisognerebbe chiederlo a Zalone


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Ve lo ricordate Zelig? Spero proprio di sì, perché era un programma carino e che spesso faceva ridere. Ai tempi dell’università avevo preso l’abitudine di non uscire di casa fino a quando non vedevo i comici che mi piacevano di più. Scelta evidentemente dettata dal fatto che le ragazze non mi si filavano di pezza ma che almeno segnala la mia volontà di avere comunque un argomento di conversazione, dato che Zelig se lo guardavano tutti.

Ve li ricordate i film dei comici di Zelig? Spero proprio di no, perché erano roba di terrificante approssimazione, che spesso mancavano totalmente il bersaglio (fare ridere) e che sembravano fatti sperando nell’inesistente carisma del volto noto. Ma un comico da cabaret, seppure in formato deluxe, non sempre ha tutte queste frecce al suo arco.

A conti fatti da quella massa colorata che si alternava sul palco del teatro milanese gli unici a esplodere sul serio a livello nazionale sono stati i siciliani Ficarra e Piccone e il pugliese Luca Pasquale Medici, per gli amici Checco Zalone. Morandi diceva che uno su mille ce la fa, qua hanno avuto culo e hanno sfondato in tre.

In realtà anche la carriera di Michelle Hunzicker da allora è svoltata, non l’ho inclusa nell’elenco perché lei faceva la presentatrice. E poi non vedo come si possa associare la bella svizzera al culo.

Ora, non c’è dubbio che al cinema Checco Zalone è stato baciato da un successo sorprendente sin da quando ha esordito con Cado dalle nubi (2009). Il film diretto da Gennaro Nunziante, suo sodale dai tempi della gavetta su Telenorba, è un’autentica chicca arrivata proprio nel momento in cui il fenomeno dei cinepanettoni era sul viale del tramonto.

In pratica Zalone iniziava a ricordare al grande pubblico che si poteva ridere di gusto anche senza una valanga di parolacce, gag scatologiche e pruriti da sessualità adolescenziale.

Da allora il barese è stato sinonimo di soldi a palate e battute di grana grossa ma non troppo volgari e il risultato del suo ultimo film, per quanto stratosferico, si inserisce nello stesso solco dei lavori precedenti.

Come in tutti i suoi film, anche in Quo vado? Checco Zalone da il nome oltre che il volto al proprio personaggio e lo connota con un fortissimo marchio regionale. Zalone a questo giro lavora per la Provincia il che vuol dire contratto a tempo indeterminato, ogni diritto garantito con annessa possibilità di abusarne e anche qualche piacevole e illecito extra, arraffato da quelli che capitano alla portata del suo timbro. Purtroppo, a causa della riforma della Pubblica Amministrazione, Checco si ritrova in mobilità e dopo essere stato mandato in luoghi sempre più sperduti, arriva al circolo polare artico dove trova l’ammore e un nuovo modo di vivere.

Dopo aver visto un film comico bisogna rispondere a una domanda fondamentale: fa ridere? Qua la risposta è: a volte e quasi mai di cuore.

Intendiamoci, Zalone e Nunziante sono bravi a farcire di gag ogni scena e la capacità di Checco è proprio quella di sfruttare ogni situazione, ogni mezza parola per la risata. Eppure qua il divertimento latita abbastanza. A dirla tutta nella prima parte si riesce a ridacchiare. La descrizione dei riti del posto fisso, la mobilità obbligatoria e poi la folgorazione dello stile di vita scandinavo sono effettivamente divertenti ma accanto a tutto questo si avverte una fiacchezza di spirito che poi sfocia in una parte intermedia stancante e in un finale raccogliticcio, buonista e senza guizzi.

Se mettessimo a paragone Quo vado? con Cado dalle nubi il confronto sarebbe impietoso. Nel suo film d’esordio non mancava ovviamente il finale conciliatorio, ma tutto rimaneva sempre e comunque abbastanza graffiante, qui invece non c’è vera voglia di andare oltre la satira dell’italiano medio all’estero che schifa tutto quello che faceva fino a una settimana prima.

Proprio questo che è stato il più visto in sala mi è sembrato il film meno riuscito di Zalone, sicuramente quello meno divertente.

Anche le canzoni, vero e proprio asso nella manica del comico, sono quantomai grigie, dimenticabili. Non dico che mi aspettassi una hit tipo Siamo una squadra fortissimi, ma almeno qualcosa orecchiabile tipo Immensemente Angela sì. Invece no.

E allora i casi sono due: o stiamo assistendo al primo capitolo della pieraccionizzazione di Checco Zalone oppure quello che abbiamo davanti è un tentativo andato male di fare qualcosa di meglio e
più completo. Entrambi i casi mi preoccupano perché a me Zalone piace e mi dispiacerebbe perdere un personaggio come lui.

Quo vado? – IMDbWikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 18 Gen 2016, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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