Le botte son belle finché durano – “Rampage”


Se esiste una necessità quasi obbligatoria del cinema è quella di mettere in scena situazioni randomiche per giustificare la distruzione di città, stati, continenti e dell’intero pianeta. Che siano alieni, mostri che fuoriescono da una faglia in mezzo all’oceano o nazisti nascosti sul lato oscuro della luna, poco importa. L’importante è che la distruzione sia presente, che i palazzi crollino, le automobili esplodano e i colpi (non solo di scena) non vengano risparmiati. E questo è proprio Rampage: un film che usa pretesti pseudo-fantascientifici per mettere al centro di una città tre animali giganti modificati geneticamente per farli picchiare tra loro mentre gli umani tentano di bombardarli con qualsiasi arma esportatrice di democrazia.

Il sospetto che non si trattasse di un’opera cinematografica di ampio spessore poteva già sorgere dopo una piccola verifica. Rampage è basato sull’omonimo videogioco del 1986 in cui si controlla un gorilla e si distruggono edifici e mezzi militari. Prego la regia di mandare il contributo video per i nostalgici degli anni ’80 e per una rapida educazione giovanile.

 

Mi sembra tutto chiaro anche se la domanda può sorgere spontanea: come trasporre al cinema un videogioco che ha tutto tranne che una trama elaborata? La risposta è: The Rock. L’ex wrestler è un super uomo dal passato nelle forze armate ed è super amico di un gorilla di nome George. Il migliore amico dei film con le botte (ma non di Vin Diesel, ricordiamolo) si ritrova al centro di una battaglia tra un mega coccodrillo, un giga lupo e lo stesso gorilla in versione maxi ma potenziati a seguito di un esperimento genetico precipitato sulla Terra da una stazione spaziale. Vi lascio un momento per respirare e per raccogliere il cervello che dovrebbe esservi uscito dalle orecchie.

Questa era d’obbligo.

Siamo nelle mani registiche di Brad Peyton (un uomo messo sotto contratto dallo stesso Johnson considerando i precedenti San Andreas e Viaggio nell’isola misteriosa) e tracciamo una linea di demarcazione logica che chiamerei “Purché si meni” (PSM). Perché se si entra in sala non si deve avanzare nella visione annotandosi su un taccuino le falle di sceneggiatura. Non ci si deve aggiustare gli occhiali sul naso da critico dei miei stivali sbuffando tra un dialogo e l’altro sostenendo che Ken Loach avrebbe eseguito un lavoro più struggente mostrandoci la dura vita dei genetisti sottopagati nella periferia di Lichfield. Quindi si entra in sala, ci si siede, dopo aver acquistato popcorn e bibita al modico prezzo di trentacinque euro e 99, e ci si assicura che Dwayne Johnson non tradisca le nostre aspettative. Va bene tutto PSM.

E la cosa bella è che le botte ci sono davvero. Non tanto tra The Rock e i suoi corrispettivi ma tra i mega-animali e tra i mega-animali e l’esercito degli Stati Uniti. Gru usate come mazze che non saranno una novità ma fanno sempre piacere, impalcature al posto di lance, code come mazze ferrate medievali e lupi che volano. Nonostante una CGI non spettacolare ma accettabilissima, Rampage riesce a intrattenere soprattutto nella seconda metà con una battaglia finale di circa 50 minuti in cui ogni personaggio mette del suo per non far rimanere in piedi nemmeno un palazzo nel centro di Chicago. E ricordiamo che per i robottoni di Michael Bay, il prezzo da pagare per la distruzione di Chicago è stato altino.

Questo è il punto in cui vi starete chiedendo attorno a cosa gira il film dall’alto dei suoi 110 minuti circa. Al nulla sarebbe la risposta esatta. Perché la cattivissima Malin Akerman (un apice di malvagità e astuzia che probabilmente è stato raggiunto solo in un episodio di C’era una volta) vuole attirare i mega-animali in centro città per ucciderli e estrapolare il loro DNA da rivendere al miglior offerente. Un piano demenziale che viene accettato cerebralmente dallo spettatore grazie all’emissione della sostanza PSM. The Rock, attrice a caso e Jeffrey Dean Morgan (in una chiara pausa tra un episodio di The Walking Dead e l’altro) fermeranno il terribile intrigo.

Rampage è prevedibile, piuttosto sempliciotto nel panorama dei disaster movie ma contiene quei piccoli GRANDI elementi capaci di scatenare momenti di piacevole godimento filmico. E ricordate: PSM.

Giacomo Borgatti

I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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