Ready Player One: shut up and get your ticket NOW


Quando non ho termini che aiutano a raccontare in sintesi e con precisione immediata cosa vedo, penso “Ma questo è Cinema!” con la c maiuscola. Mi si accende proprio la scritta al neon nel cervello.

Dicevo Cinema e Ready Player One per me è tutto quello che dal Cinema ho sempre cercato sul versante divertimento puro e cristallino condito da azioni, citazioni, botta e risposta, personaggi che ti piacciono subito, scene che lasciano senza fiato, saliscendi emotivi, tunnel dell’amore e della paura e tutto nello stesso esatto momento.

Ready Player One è tratto dal medesimo libro di Ernest Cline, qui messo alla sceneggiatura e la cui versione filmica mi dicono dalla regia che si discosti ma secondo me senza tradirne lo spirito. Le citazioni che vivono (letteralmente) come personaggi dentro a Ready Player One sono le fondamenta per costruire e innalzare una trama che gode di una miscela nuovissima e allo stesso tempo familiare di ingredienti. Spielberg mette dentro a un enorme frullatore i Tuttigusti+1 della cultura pop più radicata dentro perché l’hai vissuta e ti si è innestata nel DNA, il suo DNA di narratore, il DNA della maggior parte delle invenzioni creative che il mondo dell’intrattenimento ci ha regalato sin d’ora.

MADONNA COSA STO VEDENDO, MADONNA

E cosa ti fa Steven che potrebbe vivere di rendita come il tizio che ha inventato la formula della Coca Cola? Fa quello che non si accontenta. Come tutti i grandi registi e i narratori di razza è sempre in cerca di nuovi modi di raccontare una storia anche se la storia è sempre la stessa. Poi pensateci, negli ultimi due anni con la sinistra ha girato la storia di The Post, con tutte e due quella di RPO.

Siamo nel 2045 in un mondo abbruttito dove la vita si svolge in gran parte dentro Oasis una sorta di Matrix consapevole dove tutti prendono con grande dedizione e piacere la pillola rossa senza farsi troppe domande. Direi che non spenderemo manco un secondo sul fare filosofia paternalistica stile “è proprio triste che si preferisca vivere in un mondo virtuale invece della vita vera”. Se la vita vera fa cagare l’alternativa mi pare chiarissima.

Ah è il film sbagliato. Forse.

Oasis l’hanno creata due amici le cui strade si sono separate. Simon Pegg (nella versione invecchiato m’è parso una specie di Bilbo Baggins) e Mark Rylance nerd+geek dallo sguardo stralunato, una specie di Christopher Lloyd con la permanente e il cuore di marshmallow. Si comincia con il ragazzetto giocatore che ci catapulta subito dentro una gara a inseguimenti dove la capacità contemporanea di realizzare mondi in CGI è mostrata in grande stile e sostenuta da una ferrea misura che tiene tutto sotto controllo evitando l’effettone fine a se stesso.

Poi ok abbiamo il T-Rex, King Kong, i personaggi con le iridi trasparenti di Avatar (che meraviglia specchiarsi in quegli occhi), GTA, i livelli di gioco, le quest, arcade + sparatutto, Shining (uno dei momenti più incredibili e meravigliosi ho ancora i lucciconi se ci penso), TRON, Labyrinth, Excalibur e Halo, i Goonies e stavolta sono un mucchio di personalità che raccontano le sfumature di gender di cui si straparla tanto in un modo così naturale che c’è solo da esserne felicioni, il Cubo di Zemeckis e parecchia altra roba buonissima.

Ciao KOME VA?

RPO è ritmato come una partita di poker indiavolata senza i tempi morti scanditi da bluff scarsi. Come se Spielberg avesse già in mano il gioco ma volesse comunque goderselo tutto con grande piacere. Ogni asso è calato al momento giusto con una tale disinvoltura che non hai manco il tempo di rimanere stordito dalla precisione chirurgica con cui ti viene gettato sul piatto.

Vi faccio un solo esempio: mentre i protagonisti stanno risolvendo una quest raggiungono una ballroom pazzeschissima dove vengono accolti da Blue Monday dei New Order. Ditemi se esiste un’altra canzone così caratteristica, perfetta e allo stesso tempo pericolosa da piazzare come Blue Monday. Bene il tempo di ascolto è calibrato in modo straordinario: non troppo poco che pensi paraculo, non troppo a lungo che pensi t’è scappata di mano la faccenda. RPO è tutto, tutto così.

Come i giocatori nel mondo di Oasis sarei potuta andare avanti anche per 9 ore di seguito a vedere Ready Player One e avrei messo in pausa solo per mangiare e sì ok anche per altre cose in mancanza della tuta distillante di Dune e non sarei mai voluta uscire dall’esperienza se non costretta. Questa cosa che ho detto è la versione breve di tutto quello che vi ho raccontato su RPO e che vi dà l’idea di cosa ha significato per me vederlo.

Agevoliamo foto di lagna lamentosa del 2045

Un’altra cosa che magari leggerete in giro è che RPO è un film per ragazzini o adulti ragazzini (cioè noi). Non capisco il problema. Se anche fosse? A me da dire di sensato sulla faccenda viene solo una cosa: avete rotto il cazzo se non sapete divertirvi. Cioè trovate il modo CAZZO, trova un modo CAZZO (cit.) perché se la vostra vita è una lagna e invece di provare gusto nelle cose c’avete solo l’amaro della crescita mentre siete dall’altra parte del fiume, gestitevela la saudade lagnosa perché non vi si sopporta più. Se siete stati delle piaghe lamentose da ragazzini (non malinconici o tristi, chi è malinconico o triste ha sempre qualcosa da dire anche quando lo dice sbagliato) figuriamoci da adulti quando vi trovate davanti a qualcosa che non vi faceva piacere manco a tredici anni. Questa non è la vostra festa e non veniteci.

Ringraziatemi che non ho usato manco una volta le parole videogioco, videoludico, interattivo, storyteller, giocattolone, giostra, joystick, realtà virtuale. Non è stato facile. Devo essere onesta fino in fondo però: il bonus l’ho consumato tutto con la locuzione vita vera.

Adesso però datevi una mossa, uscite di casa e andate al Cinema.

 

Daniela Elle

Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

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