Ready Player One: la recensione da impallinato duro


Come succede spesso da queste parti, decidi di voler scrivere due righe sulla pellicola di cui tutti parlano, ma poi ti ricordi che potrebbe essere interessante farlo fare a qualcun altro. Nel caso specifico a Virus, appassionato del romanzo di Cline, del quale, chi lo conosce, ha…ehm…parlato diverse volte e altrettante ha letto. A lui, presente alla anteprima del film (come ti sbagli) abbiamo chiesto di darci un parere. Si è lasciato andare. [testo raccolto da Fabrizio Casu]

Metti di essere un ragazzone del ’72, cresciuto e formato negli ’80, con una grande passione per videogame, fumetti, manga, giochi di ruolo, musica e film come Wargames o Ritorno al futuro. Metti che, intorno al 2010, tu scriva un libro di fantascienza in cui ti riesca di ficcarci dentro tutta quella roba. Metti poi che quel libro grazie al passaparola diventi un caso editoriale di nicchia. Cosa ti manca per sublimare il tutto? Che la Warner Bros si prenda, alla velocità della luce, i diritti per trasformare il tutto in un film e che scelga come regista niente meno che il re degli anni ’80, Steven Spielberg.
(Se siete lettori de Gli 88 Folli sappiamo che conoscete a memoria tutto il ben di dio che Spielberg ha dato alla luce durante gli anni ’80, tra regia e produzione.)
Questa è stata la sorte di Ernest Cline autore di Ready Player OneSiete curiosi di conoscere la sinossi? Andate qua.

Ora passiamo a Ready Player One, il film.

Alla Warner hanno preso seriamente il progetto e la chiamata alle armi di Steven Spielberg è stato un messaggio forte per tutti.
Trasformare il libro in una pellicola non era affatto un’operazione semplice. Il testo è infarcito di citazioni e rimandi agli anni ’80, il che vuole dire tanti diritti da acquistare.
C’era quindi una scelta da fare: consegnarsi alla fedeltà più totale alla storia raccontata nel libro, e quindi tanti soldi da spendere in acquisizioni per una fetta di pubblico contenuta e targhettizzata o espandere i confini temporali delle citazioni, pescando qua e là, anche dagli anni ’90 e dai ’00, investendo sempre big money ma per portare in sala potenzialmente una moltitudine di persone. Mettetevi nei panni della Warner e il dubbio non è mai esistito sul serio. “Ragazzi, noi ci mettiamo la grana, ma cerchiamo di farci capire da più gente possibile”.
Cline e Zak Penn, i due sceneggiatori, due che parlano la stessa lingua, due che si conoscono dal documentario Atari Game Over, si sono rimboccati le maniche, hanno smontato e rimontato l’impalcatura generale della trama, ritoccandola in maniera sostanziale e sostanziosa, ma mantenendo intatti lo spirito e il cuore della storia.
Chi andrà al cinema aspettandosi di ritrovare e di immergersi negli stessi identici momenti che ha letto nel libro resterà deluso. Per circa 20 minuti. Poi, per le successive due ore, verrà travolto da Spielberg. Perché se è vero, ed è vero, che rispetto al libro i toni drammatici si abbassano notevolmente e lo sviluppo dei personaggi, soprattutto di Wade/Parzival e di Samantha/Art3mis, viene ridotto al minimo, prossimo allo zero, ad alzarsi a livello di DefCon 1 sono i ritmi della narrazione. Si vede che il regista si trova a suo agio con la storia, con il mondo raccontato da Cline e in particolare con OASIS. La maggior parte del girato infatti si svolge negli universi virtuali della creazione di James Halliday, il padre del mondo virtuale al centro della vicenda. Lavorazione e post produzione sono diventate un flusso unico, cosa che ha permesso a Spielberg di divertirsi con gli strumenti digitali a disposizione, creando sequenze ad alto impatto visivo.

Tipo, ecco.

Non vogliamo spoilerare nulla, ma ci sono almeno due scene che da sole valgono prezzo del biglietto, della benzina e dei pop corn (per cortesia non siate quelli che comprano i rumorosi pacchetti di patatine). Il tempo scorre veloce al cinema, lo schermo si riempie continuamente di citazioni tra personaggi di OASIS, canzoni, poster, spillette, toppe e sequenze nel passato. Ce ne sono a decine, ma non diventano mai fattore di distrazione rispetto allo scorrere delle immagini. Arriverà il giorno in cui qualcuno grazie ai fermo immagine dei dvd o dello streaming riuscirà nell’impresa di catalogarle tutte. Auguro le migliori fortune a chi ci proverà.
La prova del cast è buona, parliamo comunque di un film in cui il digitale soverchia l’interpretazione, per cui non si potrà gridare al miracolo, ma non ci sono prestazioni sottotono. Ora passiamo alle cose serie. Dovete andare o no al cinema?
Sì, dovreste, ma vediamo se per tutti valgono le stesse motivazioni.

Se non avete letto libro questa è la vostra fermata (ve l’abbiamo anche scritta tutta, va’ che bravi).

Non avete nulla da perdere. Non vi siete creati alcuna aspettativa durante la lettura per cui potrete godere in maniera obiettiva, senza alcun pregiudizio, di quello che vedrete. Sarete i recensori migliori della pellicola. Cosa aspettate? Prenotate dei posti decenti e andate in sala perché Ready Player One è un film che va visto al cinema. Fateci sapere.

Se avete letto il libro, ma non vi è piaciuto, questa è la vostra.

Non avete nulla da perdere, non siete a rischio delusione. Le vostre aspettative sono già basse, potrete essere giudici severi forse con qualche pregiudizio nei confronti dello spessore e della qualità della storia. Se avete considerato il libro solo un mucchio di citazioni buttate là solo per fare del fanservice la buona novella è che durante la visione scorreranno via, ben integrate nei ritmi forsennati della storia. Non ci farete così caso. Prenotate dei posti decenti e andate in sala perché Ready Player One è un film che va visto al cinema. Fateci sapere.

Se avete letto il libro e vi è piaciuto, fermatevi qui.

Non avete tanto da perdere, il rischio delusione è basso perché il cuore della trama è stato preservato da Cline in persona. Certo non ritroverete tutto quello che avete letto, ma ci sarà la mano di Spielberg ad accompagnarvi fino alla fine. Se il libro vi è piaciuto ci sono buone possibilità che con il film finirà allo stesso modoi. Cosa aspettate? Prenotate dei posti decenti e andate in sala perché Ready Player One è un film che va visto al cinema. Fateci sapere.

Se avete letto libro e vi è piaciuto dannatamente tanto, parliamone qui.

Siete la mia squadra. Per voi il film sarà bello e doloroso allo stesso tempo. Va assolutamente visto e in sala. Solo uno schermo gigante e un suono avvolgente sono in grado di garantire appieno l’esperienza pensata da Spielberg e Cline. Ma tra di noi non ci possono essere segreti, per cui sappiate che da questo momento in poi seguiranno degli spoiler. Ho detto spoiler capito?
OK state continuando per cui siete pronti e volete sapere dove, come e quanto libro e film si distaccano l’uno dall’altro. Non sarà un’analisi pagina per pagina, ma una panoramica dall’alto. Starà a voi valutare l’entità di queste diversità.
Cominciamo.
Dimenticatevi la sensazione di intimità e solitudine che avete avuto leggendo l’avventura di Wade/Parzival, qua si batte la grancassa e a muoversi è un’orchestra rumorosa.
Dimenticatevi le prove per le tre chiavi come le avete vissute leggendo il libro. Niente Tomba degli Orrori e Joust su Ludus per la chiave di rame; niente prova di Zork e ricerca del fischietto di Cap’N Crunch Bo’Sun per la chiave di giada e niente Rush di 2112 per quella di cristallo. La conquista delle tre chiavi passerà attraverso 3 prove completamente diverse. Durante le prime due assisteremo a sequenze create da Spielberg veramente notevoli, difficilmente le dimenticherete. Godetevi la seconda folle corsa e l’Overlook hotel di Kubrick.
Dimenticatevi i portali, per cui niente reinterpretazione di Wargames e partita a Black Tiger. Erano passaggi significativi, nel libro, ma, diciamocelo, sarebbe stato complesso renderli interessanti su pellicola.
Il ruolo di Ogden Morrow viene completamente rivisto, sempre importante, ma molto meno invasivo, sostituirà la partita perfetta di Pac- Man.
Dimenticatevi la reggia in cui vengono messi al sicuro Wade, Samantha e Helen per la battaglia finale.
Dimenticatevi la competizione tra i 5 Gunter. Non esiste. Formeranno una squadra, da quasi subito.
Veniamo alla relazione tra Wade/Parzival e Samantha/Art3mis. È stata completamente rielaborata. Nel film si corre veloci. Dimenticatevi le incertezze e la ritrosia di Samantha che nel libro fino all’ultimo, poco prima della prova finale, chiede a Wade di mettere nero su bianco che dividerà il premio. D’altronde nel libro i due ancora dovevano incontrarsi, nel film invece no.
La parte che forse mi è mancata di più però è il momento in cui Wade scoperto da Sorrento, scampa alla morte e decide di mettersi in gioco nel mondo reale. In quelle pagine, Cline ne tratteggia la svolta, mostrando una crescita che lo porta ad affrontare la IOI da solo. Nel film questo non c’è, sarà Samantha a giocare il ruolo dell’infiltrata, volontaria solo in parte.
Il film ci regala un I-Rok più interessante, simpatico e centrale.
Sorrento è più o meno quello che doveva essere.
Questo elenco dovrebbe rispondere alle domande di voi lettori che vi sarete chiesti per mesi, questo lo vedrò? Quest’altro passaggio ci sarà?
È del tutto inutile, infine, andare a fare una radiografia delle citazioni effettivamente trasportate: ne troverete molte, altre saranno inaspettate, ma comunque appaganti.
Se siete giunti fino a qua è probabile che qualcuno di voi possa temere la visione del film. Non fatelo andate in sala, godetevi lo spettacolo con la consapevolezza che troverete un testo diverso eppure uguale. Fidatevi di Spielberg e Cline. Le modifiche fatte sono pensate, funzionali e, elemento chiave, funzionano. Vi mancherà tutto ciò che avete immaginato e che non c’è, ma per quello resterà sempre il libro. Pensate che fortuna, due diversi prodotti con lo stesso cuore e spirito.
Per cui anche voi cosa aspettate? Prenotate dei posti decenti e andate in sala perché Ready Player One è un film che va visto al cinema. Fateci sapere.

Nell’immagine, Virus (fermo, in primo piano) e la sua scimmia (quello che arriva alle sue spalle).

 

Ready Player One – WikipediaIMDb

Gli 88 Folli

Volevamo scrivere nella bio qualcosa di originale, ironico e un po’ solare ma poi s’aveva qualcosa di meglio da fare tipo il culo ai laureandi in cinematografia.

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