Gli ’80 sono i nuovi ’18 – “Red Sparrow”


Gli anni ’80. Quanto ci mancano gli anni ’80. Per chi c’ha vissuto. Non parlo di me. La manifestazione in piazza Tienanmen, l’assassinio di John Lennon, la guerra delle Falkland, Craxi, Gheddafi, Ceaușescu e Thatcher. Ma anche il Commodore 64, le giacche di jeans, i pantaloni di pelle e Odiens con Lorella Cuccarini e Gianfranco D’Angelo. Bastano meno di quattro righe e già mi sembra un decennio divertentissimo che rimpiango di non aver vissuto. Per fortuna le mode, lo sappiamo, sono cicliche. Ritornano, ritornano sempre. Così come la guerra fredda, protagonista degli anni ’80 e alla base di novanta thriller spionistici su cento della storia del cinema. E adesso che la situazione tra Stati Uniti e Russia, tra l’effervescente Trump e il determinato Putin, ha riacceso la fiammella della competizione? Questo è il momento in cui schierare, di nuovo, i pezzi da novanta. Questo è il momento di Hollywood.

Con Atomica Bionda (grande colonna sonora, scene d’azioni notevoli e una Charlize Theron in gran forma che potrebbe menare pure Jason Statham) l’industria del cinema americano aveva capito come muoversi: ritorno ad atmosfere tipiche di un tempo con storie che rimangono le stesse ma, a questo giro, una donna per protagonista. Ok, bene. La 20th Century Fox decide, quindi, di non farsi mettere in un angolo realizzando Red Sparrow, un film che sarebbe riassumibile con “è come Atomica Bionda senza colonna sonora, scene d’azione e Charlize Theron”. Il conseguente pensiero naturale di questa affermazione è esattamente quello corretto.

Jennifer Lawrence è Dominika Egorova, prima ballerina del Bolshoi bersaglio di una grande burla da parte del suo corrispettivo maschile: lui le spacca una gamba, lei lo massacra a bastonate. Per riuscire a mantenere la casa e le cure alla madre malata, lo zietto Vanya, vicepresidente dei servizi segreti russi (e sosia di Putin con i capelli), le “propone” di entrare a far parte degli Sparrow, una sezione composta da agenti belli belli in modo assurdo in grado di procurarsi informazioni con la loro bellezza bellezza assurda. Continui doppigiochi, discrete scene di tortura e l’assenza totale di atmosfera e di coinvolgimento delle interpretazioni popolano questo film della ridotta durata di due ore e venti. Percepite come cinque.

Red Sparrow, tratto dal romanzo di Jason Matthews, è un thriller spionistico in cui le persone sono al centro della storia, non le attrezzature. Un film di relazioni, tradimenti, sotterfugi, segreti rigirati per ottenere quello che si vuole e per colpire chi si vuole. Gli attori non riescono a creare quella tensione palpabile, quel legame di coinvolgimento con un personaggio in grado di spingere a chiedersi se sopravviverà o meno. Si nota il tentativo di raggiungere l’obiettivo (raggiunto da un La talpa a caso) ma non si concretizza mai un risultato soddisfacente. Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Charlotte Rampling, Mary-Louise Parker e Jeremy Irons sono solo pedine titubanti in mano a una major che insegue il nuovo successo cinematografico. E si vede.

Il film è ambientato al giorno d’oggi ma non ha assolutamente nessun legame con la contemporaneità. Arredamenti modello casa della nonna, abbigliamento, filtri cromatici grigiastri e pure floppy disk che vengono usati per vendere informazioni circa un satellite statunitense – saranno state informazioni compresse con WinZip? – tutto è anni ’80. Se Atomica Bionda almeno aveva avuto l’onestà di ambientare la vicenda in quel periodo, Red Sparrow vuole raccontarci una storia fingendo di essere qualcosa di nuovo ma tradendosi nella realizzazione. Nonostante una discreta regia di Francis Lawrence (alcune inquadrature frontali simmetriche come quelle del balletto e del parco sono appaganti), il film mette in scena una spy-story troppo annacquata che necessita più di un alka seltzer per essere digerita.

I celebri anni 2018ttanta.

Unico punto a favore, le scene di tortura, probabilmente i soli momenti in cui l’atmosfera è ben costruita, la tensione palpabile e la violenza è molto grafica. Ma scene di violenza strategicamente posizionate nella narrazione in alternanza ad altre in cui viene permesso a Jennifer Lawrence di esibire la sua sensualità, dimostrano come Red Sparrow sia un prodotto creato a tavolino che racconta una storia vuota.

Red Sparrow è come la moda delle spalline: ci vuole del tempo ma, a una certa, finisce.

Giacomo Borgatti

I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 15 Mar 2018, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?.

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