Reversal – La fuga è solo un pretesto


Qualche tempo fa, vedendo i primi spot di Reversal, ho detto (sì, ho proprio detto, che pensarlo soltanto sarebbe stato più prudente): “Questo ha tutta l’aria di essere una stronzata. Devo vederlo”. Perché seppure le premesse fossero un mix tra “Saw” e “I spit on your grave 2” montati da un ubriaco, qualcosa aveva stuzzicato la mia curiosità. Forse semplicemente l’idea che partisse con la fuga, che potesse iniziare dalla fine, che fosse una versione meno sofisticata di “Irreversible”. Illusa.

La fuga, in effetti, è solo l’inizio: la ventunenne Eve è rinchiusa in un fetido e buio scantinato, ma riesce a sfuggirvi prendendo a mattonate il suo aguzzino. Per allontanarsi dalla sua prigione immersa nel nulla, un nulla buissimo, deve trovare le chiavi del furgone. Mentre le cerca trova una serie di Polaroid che ritraggono altre ragazze imprigionate. Eve a questo punto sceglie la sua missione: salvarle tutte in prima persona, facendo un patto con il rapitore. Il film percorre le tappe di un tour notturno di case dell’orrore buissime (ho già detto che è tutto buio buissimo?), durante il quale la protagonista non sempre si troverà di fronte alla situazione preventivata.

Mettete da parte l’idea del torture porn, qui siamo dalle parti del rape & revenge, ma nulla di davvero truculento: non si vede quasi nulla. Un scelta in effetti abbastanza strana per il sottogenere, o più in generale per i revenge, che fondano tutto sul farci subire l’agonia dei protagonisti per poi offrirci la gioia della vendetta più spietata.
Potrebbe anche trattarsi di una scelta ponderata: i film rape & revenge sono spesso stati accusati di un certo voyeurismo, e ciò spiegherebbe una strana sequenza nella quale Eve fa la doccia con il reggiseno.

“Siamo forti di una trama piena di colpi di scena, non ci serve altro. Buissimo”, devono aver pensato gli autori.
Personalmente, credo che benché negli horror la gente faccia sempre scelte sbagliate come salire le scale al posto di scappare fuori, qui manchi quella sospensione dell’incredulità che ti faccia accettare il fatto che l’assassino non muoia mai o che una tizia seviziata per mesi, decida di fare l’eroina invece di affidare tutto alla prima stazione di polizia trovata per strada.

Certo, alla fine ci viene data una parvenza di giustificazione alla sua missione (aspettate i titoli di coda, teste che vi stagliate sullo schermo ansiose di abbandonare la sala!), ma questa – piuttosto telefonata come un po’ tutte le svolte disseminate nel film – non è in grado di sortire l’effetto sperato. Perché se la devi sparare, allora punta in alto, sparala grossa, enorme, devastante. Invece è una miccetta avanzata da capodanno.

A questo punto mi sento anche un po’ in colpa nel dire che sì: non ha senso, non c’è sottotesto, non aggiunge nulla al genere. Ma è abbastanza godibile. Fila dritto, di corsa per 80 minuti, e Tina Ivlev nel ruolo di Eve se la cava pure bene.

L’avessi trovato nel 2009 da Blockbuster in una inutile serata d’agosto, quando il reparto Horror non aveva più alcun mistero, avrei detto “beh dai non ci è andata così male stavolta”.

Reversal – La fuga è solo l’inizioIMDb

Barbara A. Ripepi
Anche conosciuta come Suzupearl, non scrive mai note autobiografiche perché non le è mai successo nulla, ma è convinta che qualcuno stia riprendendo di nascosto le sue gesta per farne un discutibile film meta-qualcosa. Odia le commedie e abita a Milano. C’è un nesso.

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This article was written on 09 Ott 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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