Roadmap to Mission: Impossible Rogue Nation – Mission: Impossible 2


Senza i ralenti, Mission Impossible 2 durerebbe 28 minuti, compresi i titoli di testa.

Ma andiamo con ordine. Nel 2000, John Woo era lì lì per esplodere nel firmamento di Hollywood: dopo un paio di esperimenti più o meno riusciti era finalmente arrivato nel 1997 il film grosso.

Face/Off aveva portato negli Stati Uniti tutta l’estetica di Woo (le sparatorie con le doppie pistole, il rallentatore, la violenza ironica e grottesca, i combattimenti come balletto) inserendola in un film che rendeva finalmente giustizia al talento del regista di Hong Kong. Il tema del doppio trovava il culmine nello scambio di facce tra Nicholas Cage e John Travolta, le linee tra buoni e cattivi si facevano sfumate – per esempio, Castor Troy nella faccia di Sean Archer si rivelava un padre migliore e un marito più premuroso – e il Rated R permetteva a Woo di far volare tutti i proiettili che desiderava.

Date le premesse, l’incontro tra John Woo e la serie di Mission Impossible sembrava un matrimonio scritto in cielo: da una parte un regista in grado di stravolgere i canoni dell’azione hollywoodiana, dall’altro una franchise ancora in erba e pronta a spaccare il mondo grazie al carisma del suo protagonista e al successo del capitolo precedente. Il tutto, poi, da condensare in un sequel che sfruttava il plot “ammodernato” di Notorius.

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E così conquisteremo il mondo

Peccato che alla fine quasi nulla funzioni come sperato. Woo cerca di prendersi tutto, di rendere M:I-2 un film “suo”, ma si scontra con una serie di muri piuttosto solidi: l’ego di Tom Cruise, le esigenze del PG-13, una certa incompatibilità tra la sua visione e l’idea stessa alla base della serie di Missione Impossibile. Ciò non impedisce che ci provi: ogni istante è coreografato allo spasimo, con un’insistenza particolare sul balletto di due persone che piroettano guardandosi negli occhi. Per esempio, il primo incontro tra Tom Cruise e Thandie Newton avviene in un tablao a Siviglia, durante un’esibizione di flamenco: il gioco di sguardi tra i due mima le mosse dei ballerini al centro della sala, mentre l’occhio della macchina da presa li accompagna. La mattina dopo, un inseguimento in auto finisce precisamente con due macchine che piroettano appaiate mentre i guidatori (sempre Cruise e la Newton) ancora una volta si guardano negli occhi.

E poi, come detto, ci sono i ralenti. Tantissimi, insistenti, forse troppi. Ralenti dell’azione, ralenti di cavalli che partono dal cancelletto, ralenti di motoscafi, ralenti di camminate a piedi nudi sul molo. Ralenti di tutto: ogni occasione è buona per inquadrare un elemento fluttuante al rallentatore, che sia una fiamma, il vestito di una ballerina o una sciarpa che vola via. Addirittura, viene da pensare che l’insolito caschettone di Ethan Hunt sia lì con l’esclusivo compito di essere ripreso mentre svolazza nell’aria.

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Vivo per sempre insieme ai miei capelli

Non che questo sia necessariamente un male: quantomeno la regia barocca e pesante di Woo riesce a dare pathos a una storia che si trascina verso l’inevitabile showdown con le colombe, mentre il titano Tom Cruise cerca di prendersi sulle spalle la bellissima ma tremenda Thandie Newton e di donare un po’ di carisma riflesso a Dougray Scott, che qui interpreta l’agente IMF traditore Sean Ambrose e che come nemesi di Tom Cruise proprio non ce la fa, poveretto. A voler essere cattivi – lo vogliamo, via – si può dire che le scene più carismatiche di Scott siano quelle in cui ha la maschera di Tom Cruise (ah sì, anche qui si sprecano gli scambi d’identità, con largo uso delle maschere iperrealistiche  in pieno stile MI e svariati momenti-scoobydoo).

(Un aneddoto che ho scoperto di recente: le frequenti liti sul set tra Tom Cruise e John Woo e tra Woo e la produzione portarono a un allungamento dei tempi di lavorazione, rendendo indisponibile Dougray Scott per il ruolo di Wolverine nel primo film degli X Men. Sì, senza quelle liti avremmo avuto un Wolverine diverso e forse è andata bene così).

Le scene d’azione, poi, sono quasi tutte pazzesche: l’arrampicata libera di Ethan Hunt in apertura, il già nominato inseguimento in auto, la scena dello scambio delle buste all’ippodromo – costruire tensione col montaggio, l’hai fatto giusto –  e soprattutto la sparatoria in moto. Prescindendo dal fatto che ricordo un paio di miei amici – ingegneri, chettelodicoafare – che quando andammo a vederlo al cinema si ritenevano personalmente offesi da come Woo trattava le forze, i vettori, il momento angolare e tutte quelle robe lì, ci sono alcuni momenti in cui non si può far altro che applaudire l’inventiva di quell’omino cinese e rimpiangere il fatto che Hollywood non sia riuscita a trattenerlo.

Un aspetto che mi ha colpito riguardando M:I-2 di recente è quanto, pur essendo un film del 2000, sia praticamente una summa degli anni ’90: dalla colonna sonora virata in stile nu-metal dei Limp Bizkit allo spudoratissimo product placement è un frullato di tutte le parti più tamarre del decennio, e non lo intendo come un difetto. È stato anche parodiato in un corto ai VMA del 2000: se non ve lo ricordate lo trovate qui sotto, per stupirvi anche di quanto fosse mingherlino Ben Stiller.

Più seriamente, è sorprendente quanto siano cambiate le figure femminili nel corso della serie. Ormai siamo abituati a figure di donne forti, pericolose e in grado di tener testa ai personaggi maschili, ma in questo episodio Nyah Nordoff-Hall (il personaggio di Thandie Newton), ricercatissima e inafferrabile ladra internazionale di gioielli, è reclutata per la missione non in virtù delle proprie abilità, ma soltanto in quanto ex del cattivo. La prima volta che lo rivede è costretta – fuori inquadratura – a fare sesso con Ambrose e per gran parte del film continuerà a fingere, salvo poi trovarsi nel più consono ruolo di damigella in pericolo. Fosse uscito adesso ci sarebbero probabilmente parecchie (e giustificate) critiche per il trattamento sessista riservato alla protagonista femminile.

(Secondo aneddoto: pare in realtà che lo sceneggiatore Robert Towne fosse impegnato, ai tempi, in una lunga ed estenuante battaglia per la custodia dei figli con l’ex moglie Julie Payne e che questo si sia tradotto nel disprezzo riservato all’eroina del film e per analogia al genere femminile tutto)

Ethan Hunt: “No, non è addestrata per queste cose.”
Comandante Swanbeck: “Cosa? Andare a letto con un uomo e mentirgli? È una donna, ha l’addestramento necessario!”

(sipario)

Mission: Impossible 2 – IMDbWikipedia

Luca Traversa
Passa sull'internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 28 Lug 2015, and is filled under Amarcord, Binge-watching, Scuse per parlare di film.

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