Roadmap to Terminator: Genisys – Terminator 3: le macchine ribelli


6 ottobre 1997.
Variety riporta le parole di Bill Mechanic, il boss della Fox Filmed Entertainment del momento, circa un terzo sequel di Terminator: “Ora come ora James Cameron ha deciso di non fare questo film e, come abbiamo sempre detto, lo faremmo solo con lui. È il franchise di James e non lo continueremo con nessun altro se non con lui”. Segue una bancarotta, qualche licenziamento, creazione e smembramento di una casa produttrice e un’asta per una parte dei diritti della saga, acquistati da Mario Kassar e Andrew Vajna (già produttore di Danko, Rambo, Atto di forza tra gli altri). In sintesi, un grande ciao alla Fox, soprattutto a James Cameron, e tutti che si mettono al lavoro al grido di “Ma che cce frega, ma che cce ‘mporta, adesso famo un pacco de sordi”. Forse potrebbe sfuggirmi qualcosa ma credo sia andata proprio così.

Un Mario Kassar distratto che sta pensando quale barca acquistare con i proventi di Terminator 3

Un Mario Kassar distratto mentre pensa quale barca acquistare con i proventi di Terminator 3

2 luglio 2003: esce Terminator 3.
8 ottobre 2003: Schwarzenegger diventa governatore della California. Sarà tutto collegato? È un complotto? Nel film ci sono messaggi subliminali in qualche fotogramma sui quali c’è scritto “Vota Schwarzy”? O è colpa delle scie chimiche?
Calma, andiamo per gradi. Partiamo col dire che la storia è brutta. Nel 1997, la rivolta delle macchine non c’è stata e John Connor, ormai disoccupato cronico, vaga per gli Stati Uniti, entrando in cliniche veterinarie a caso per prendere misteriosi farmaci per stare meglio. Ma un TX, un Terminator dei Terminator, viene mandato nella sua epoca per uccidere lui e tutti i capi della resistenza. Il TX, però, non ha fatto i conti con Arnold (il nome nel film potrebbe non essere questo), un Terminator riprogrammato per difendere Connor e la sua futura moglie Claire Danes. Finisce che finalmente esplode tutto e, a questo giro, c’è la rivolta delle macchine.

Terminator 3 andrebbe letto in varie modalità. Quella legata alla saga, quella spettacolare e quella elettorale. Perciò analizziamo tutto per benino e cerchiamo di capire cosa è andato storto nel film diretto da Jonathan “chi?” Mostow.

La lettura inerente alla saga di Terminator.
Per quanto la voglia di incassi dei produttori fosse abbastanza forte, James Cameron aveva capito tutto. Per lui, la storia terminava nel secondo. Ma l’acquisizione dei diritti e le tecnologie del nuovo millennio hanno dato un’accelerazione al progetto. Terminator 3 è il capitolo della saga riuscito peggio, fino al 2003 (fino al 2003, ho detto; Terminator Salvation sto parlando con te). Ha una trama banale che si basa sul nulla, tentando in tutti i modi di replicare il successo del precedente film con l’aggiunta di una computer grafica ad oggi piuttosto datata. T3, per gli amici, rappresenta l’Age of Ultron dell’universo Terminator: ok, esplode roba e si scoprono nuovi altarini ma per tutta la pellicola si ha quella sensazione di attesa. Si aspetta il momento importante ovvero quella maledetta rivolta delle macchine vista cinque minuti in due sequel. E perciò, come diceva un brano disco anni ’90 di discutibile qualità (“non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta”), si coglie la palla al balzo per introdurre il TX, interpretato da quella bella ragazza di Kristanna Loken ricordabile grazie al nome che pare un nemico di Wolverine.

Seguendo la regola dei sequel (bigger is better), il TX è un robottone forte, inarrestabile, che può mimetizzarsi, pieno di armi che spuntano da braccia, gambe e faccia. Il Terminator di Schwarzy, invece, pare aver perso del carisma per strada: le one-liners, ovvero le frasi dette dopo un’azione particolarmente emozionante, sono scariche, deboli e si torna sui vecchi cavalli di battaglia, cercando di far eccitare i fan con l’ennesimo “Sono tornato” o “Vieni con me se vuoi vivere”, frase pronunciata tipo quattro volte in un’ora e mezza da tre diversi personaggi, utilizzando qualsiasi sinonimo per evitare di ripeterla (“Sali se non vuoi morire”, “Andiamo se vuoi respirare ancora” e via così).

'Terminator 3: Rise of the Machines' Movie Stills

Kristanna Loken scelta per le sue capacità recitative non per il suo aspetto in un vestito di pelle rossa.

La lettura spettacolare ovvero quella distaccata dalla saga.
Non è male, ecco. Le botte ci sono, le esplosioni pure e la sequenza dell’inseguimento con tir, gru e auto della polizia dà soddisfazione. Il problema è la sceneggiatura debole, poco fantasiosa in alcuni punti ed eccessivamente farraginosa in altri. Jonathan “mai sentito nominare prima” Mostow se la cavicchia e, tranne qualche momento di Alzheimer in cui si dimentica come stabilizzare una telecamera ed altri in cui le regole del montaggio d’azione gli scompaiono dalla testa, porta a casa un buon blockbuster d’azione. Quello che proprio non va sono i personaggi: Nick Stahl (ma chi è ‘sta gente?) interpreta un anonimo John Connor, perennemente con la faccia da cane bastonato e impossibile da immaginare come futuro leader della resistenza umana nonostante un finale in cui si tenta di mostrarlo nella futura veste, fallendo miseramente. Ma il premio come miglior presenza fastidiosa del film lo vince a mani basse Claire Danes che passa l’intera pellicola a lamentarsi, chiedendo ripetutamente di essere lasciata andare per poi proseguire con urla in momenti casuali nei restanti minuti finali. Certo che se un’eventuale resistenza contro organismi robotici e non super intelligenti dovesse essere guidata da questi due, c’è da stare freschi.

Claire Danes orgogliosa del premio fastidiosità per Terminator 3

Claire Danes orgogliosa del premio fastidiosità per Terminator 3

La lettura elettorale.
Perché, diciamocelo chiaramente, questo è un film che doveva aiutare Arnold ad essere eletto. La carriera di Schwarzenegger a inizio del nuovo millennio non era più agli antichi fasti: Giorni contati, Il sesto giorno e Danni collaterali, per quanto guardabili, non raggiungono il successo sperato. Perciò l’unico modo per risalire la china della popolarità è di tornare nello scheletro metallico di uno dei personaggi più celebri di Arnold. E, nonostante un film non così buono, gli incassi lo premiano e così anche gli elettori della California.

In conclusione Terminator 3 – Le macchine ribelli (o Rise of the machines, fate come vi pare) è un buon film d’intrattenimento con una storia demenziale, se lo si vuole prendere singolarmente, mentre rappresenta il primo momento di imbarazzo per una saga destinata ad accumularne ancora (sì, Terminator Salvation sto parlando ancora con te).

Il viso di Arnold bruciato così come la carriera di Jonathan Mostow e Nick Stahl

Un Arnold bruciato così come la carriera di Jonathan Mostow e Nick Stahl

Terminator 3: Le macchine ribelli IMDb Wikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

One Comment

  1. Batchiara
    dicembre 3, 2015

    AOAOAOAOAOOOO “non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta” è una citazione di A qualcuno piace caldo [/me muore]

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