Mission : Impossible – Rogue Nation o dell’avere cinquant’anni e non sentirli


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C’è una scena, a un certo punto del film, in cui Ethan Hunt è all’opera di Vienna e si muove dietro le quinte, mentre cerca di raggiungere un cecchino che sta per commettere un attentato. La camera lo segue, segue il fedele Benji, segue il cecchino e segue anche una donna di cui ignoriamo ancora il ruolo. Laddove qualcun altro, probabilmente, ne avrebbe fatto una scena adrenalinica, Christopher McQuarrie si prende tutto il suo tempo e costruisce una tensione che sale lentamente, diventando pian piano insostenibile.

Ecco, Mission: Impossible – Rogue Nation si è conquistato il mio cuore allora, in quella scena, così “vecchia” come stile, contrapposta ai moderni action. Si era già preso buona parte di me con la scena iniziale pazzesca. Sì proprio quella col prode Cruise attaccato al portellone dell’aereo che decolla (e sì, lo ha fatto davvero, come hanno sottolineato tutti con stupore perché a cinquant’anni ancora si fa la maggior parte degli stunt da solo), un momento ben gestito, un misto di tamarragine e di umorismo ben miscelati. O quando entra in scena la strana e bella Rebecca Ferguson, una con la faccia meno da action movie sulla piazza e contemporaneamente con dei lineamenti da cinema classico e da spia alla  Frederick Forsyth che non puoi fare a meno di innamorartene (cosa che un po’ sembra fare pure Ethan Hunt, il che mi ha portato a esclamare “sei sposato, cazzo”, a un certo punto).

Rogue Nation, in certi momenti, in certi passaggi, più di tutti mi ha ricordato il capostipite della saga, quel Mission: Impossible diretto da Brian De Palma che finiva in un finale fracassone e rumoroso, ma prima ti mostrava un Tom Cruise poliglotta, prestigiatore, attore e quant’altro.

Rogue Nation ha un terzo atto che è una lunga sequenza d’azione che non stanca perché diretta con mano ferma e salda ma che non dimentica di mettere al centro i personaggi e le loro frustrazioni. Il cattivo e i suoi motivi sono un po’ aleatori, va detto, e poco prima della sequenza finale si avverte un po’ di stanchezza all’ennesimo momento di rabbia di Cruise, ma giunti al quinto capitolo la saga fa ancora il suo dovere egregiamente e ti fa desiderare un capitolo sei.

Si è molto sottolineato come Tom Cruise sia una delle ultime grandi star di Hollywood, con una carriera incredibile, fatta di salite e di cadute e di risalite. Mission: Impossible è stata costruita intorno a lui, che rimane costantemente al centro della scena anche quando non è presente e che se la porta sulle sue spalle con carisma e sicurezza.

Siamo fiduciosi: il quinto capitolo sembra avere compreso quale strada prendere per regalarci ancora momenti esaltanti e divertenti. Forse potremmo andare avanti all’infinito o almeno fino a quando Ethan sarà lì a guidarci.

Mission: Impossible – Rogue Nation – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

One Comment

  1. steutd
    settembre 13, 2015

    vero, la scena all’opera è incredibile, insieme ad altre tre o quattro sequenze molto buone che da McQuarrie, dopo Jack Reacher non mi aspettavo. Qui dico la mia http://coccinema.com/2015/09/08/mission-impossible-rogue-nation-e-le-7-cose-che-mi-hanno-fatto-dire-cazzo/

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This article was written on 30 Ago 2015, and is filled under Binge-watching, Scuse per parlare di film.

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