Suicide Squad: Rogue one


rogueCi sono due cose da dire, prima di tutto, su Rogue One.
La prima è che leggerete in giro un sacco di paragoni: con La sottile linea rossa, con Platoon, con Full Metal Jacket. Lasciateli perdere, ignorateli, sono fesserie. Volendo trovare dei paragoni, Rogue One è più sulla linea di Quella sporca dozzina o Dove osano le aquile: gente con passati non proprio puliti che si ritrova a credere in una causa e a combattere per essa.
La seconda è che ero molto preoccupato, per il film, perché quando vengono richieste cinque settimane di riprese aggiuntive, perché la Disney non è contenta del montaggio finale, ti scende un brivido lungo la schiena. Un po’ perché sospetti che il risultato non sia stato abbastanza per famiglie, mentre Guerre Stellari è principalmente quello. Un po’ perché non ci sono film, anche di recente, che escono bene, da un trattamento del genere.

Poi il film finisce e ti ritrovi lì e devi decidere: com’è Rogue One?
È bello. Non è un capolavoro, non è IL film di Guerre Stellari che tutti attendevano (ma leggo in giro che tanti lo preferiscono a Episodio VII), ma è il primo film di Guerre Stellari che cerca di raccontare una storia senza utilizzare gli elementi più classici della saga. Sì, ci sono un sacco di citazioni, sì, c’è Vader che, particolarmente in una scena, è l’incarnazione del fan service, sì, c’è un redivivo Tarkin in CGI, ma per il resto il film si prende il rischio di raccontare una storia di guerra “vera” in un ambiente che ci ha sempre mostrato creature buffe e spade laser. Il concetto di Forza, per esempio: non ci sono Jedi, per la prima volta (sempre escludendo il suddetto Vader) e il personaggio di Chirrut Îmwe (un Donnie Yen che pare divertirsi un sacco), per quanto ne sappiamo, potrebbe essere un semplice esaltato “religioso”, non viene mai chiarito se sia uno che, veramente, sente la Forza (quasi sicuramente lo è, però è bello che la cosa non venga mai, mai approfondita). Ci sono alieni buffi? No. Ci sono alieni, qua e là, ma improvvisamente non sembra più esserci l’esigenza di renderli pupazzi per i bambini in sala.
C’è la morte? C’è. Se ci si pensa, c’è in quasi ogni film di Guerre Stellari, ma mai come qui è presente e, alla fine, ti sorprende, perché sai che deve esserci, ma è sempre un film Disney e ci saranno genitori che ci portano i propri figli e ti sembra incredibile che si sia deciso di fare determinate scelte.
E i difetti? Ce ne sono, ovviamente. Se prendi il film come un film di guerra, non è tra i migliori: è poco originale e, particolarmente nella parte centrale, confuso. L’alchimia tra i membri della squadra funziona parzialmente e, soprattutto, pare crearsi in maniera affrettata. I personaggi in CGI sono sicuramente di fattura superiore, ma è comunque CGI che pesa enormemente, perché è messa accanto a personaggi in carne e ossa e quindi fa un po’ l’effetto “Roger Rabbit di lusso”.
Ma, detto questo, Rogue One è un film che funziona tremendamente bene. È un film che si diverte anche a mostrare, più che a raccontare. Che, visivamente, ha dei momenti bellissimi (le ambientazioni sono incredibilmente belle, le scene con i camminatori AT-AT sono perfette). Che ha dei bei personaggi e che ti lascia con la fame di saperne di più (io sono apertissimo a uno spin off su Chirrut e Baze Malbus, i Murtaugh e Riggs della galassia lontana lontana).
È un film di Guerre Stellari che si prende qualche rischio nel raccontare l’universo di Guerre Stellari in modo diverso, da un altro punto di vista, attraverso un altro tipo di storia (curiosamente, più “guerresca” che “stellare) e lo fa con momenti di classe e, alcuni, visivamente e narrativamente emozionanti. Con una regia di Gareth Edwards che è praticamente perfetta e un occhio registico che più di una volta ti fa pensare “però”.
E con una sceneggiatura scritta, anche, dallo sceneggiatore di American Pie e La famiglia del professore matto, che è stato capace di scrivere questo mettendoti, così, davanti al vero miracolo di Natale, o della Forza, di cui avevi bisogno.

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 16 Dic 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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