Sangre Sangrìa


881In Spagna ci finii per caso: un produttore del posto aveva stretto un accordo con degli italiani, e da un po’ di tempo i film horror laggiù andavano di moda. C’erano quei film sui “resuscitati ciechi”, che erano tipo dei templari che uscivano dalla tomba, “el hombre lobo” e cose così.

Siccome l’Italia aveva la nomea di sapere fare cose molto buone con poco denaro – Mario Bava, che era un maestro, in Spagna lo conoscevano bene, e lo stimavano! – gli spagnoli avevano deciso di fare una “partnership”, come si direbbe oggi, e girare qualche film alla buona, senza tante pretese, tanto per tenere caldo il pubblico, affidandosi a degli italiani per rendere il tutto più “esotico”. A girare questi film doveva andare un regista amico mio, un poco di buono ma di quelli che sapevano portare il lavoro a casa la sera. Un gran puttaniere, anche, che già pregustava qualche mese libero dalla moglie e dai figli.

Capitò, però, che il regista si beccò una polmonite di quelle toste, e di alzarsi dal letto non era il caso. Allora fece il mio nome. Come ho detto l’ultima volta, il momento per me non era tanto buono – era appena fallito quel progetto degli Western con le catapulte – e insomma andai.

Il primo film che mi proposero di girare si chiamava “Sangre Sangrìa”. Così, senza la “e” in mezzo. Parlava di un serial killer coi baffoni e la pancetta, che si chiamava Manolo, e che viveva in una casa piena di pezzi di cadaveri coi quali ci cuciva le lampade o ci faceva decorazioni tipo albero di natale. Non so se questa idea l’avessero presa dai Nazisti o da qualche fatto di cronaca americano, ma insomma la storia era quella. Manolo andava pazzo, in tutti i sensi, per le more prosperose, e così avevamo anche l’occasione di metterci dentro qualche bellezza svestita. Manolo arrivava, le strangolava, se le portava a casa e poi via di seghetto. In più, come omaggio a Psycho, questo Manolo sentiva anche la voce della madre, che era morta da anni e lui la teneva come scheletro sul letto, adornandole la camera con budella e ossi.

La sangrìa, direte voi, che c’entra? C’entra, c’entra: Manolo faceva il barista, e il cameriere alle feste, e quello era il modo che aveva di conoscere tante belle donne. Magari andava a un matrimonio di ricconi (così c’era anche una sorta di critica sociale), scambiava due parole con qualche moretta, si faceva dire il suo nome, la seguiva a casa o la rintracciava, le scattava delle foto, la pedinava, e quando il momento era propizio indossava il suo bell’impermeabile scuro in perfetto stile Argento (fu una richiesta proprio dei produttori) e colpiva. La parola d’ordine per far scattare la sua follia era – appunto – quella di ordinargli una sangrìa. Allora a Manolo luccicavano gli occhi, sbavava, cose così.

Il film era senza infamia e senza lode. Va detto comunque che per una volta la produzione era di quelle serie, di quelle che non mettevano il becco ma si fidavano, e alla file ne venne fuori un lavoro fatto con mestiere. Avevamo un bravo maestro alle luci, uno scenografo che faceva i miracoli, e un paio di location discrete. Una era la villa di certi signorotti che erano caduti in disgrazia, e quindi la affittavano. Siccome a un certo punto ci mancavano le comparse, ci mettemmo d’accordo per fargli fare la parte di due camerieri. La cosa era un po’ ironica, perché potevamo almeno fargli fare la parte dei padroni di casa, magari come ricordo delle glorie passate. Ma quei due, fratello e sorella anziani, avevano più la faccia dei camerieri che dei padroni. E comunque quando sentirono la paga non ebbero niente da replicare.

La cosa bella di “Sangre Sangrìa” era che a un certo punto si scopriva che l’assassino non era Manolo, ma la madre di lui che tutti pensavano fosse morta e mummificata, e invece era viva… ma neanche questa era la verità. La vera pazza era una donna che faceva finta di essere la madre di Manolo: la sua padrona di casa, che odiava i ricchi, perché da giovane era stata violentata. Manolo le era stato affidato dopo la morte della madre, lei aveva capito subito che il ragazzo era mezzo matto, e così, col tempo, gli aveva incasinato la memoria facendogli credere che lei era solo la padrona, e che sua madre era ancora viva. Si nascondeva sotto il letto quando le faceva comodo, e parlava col matto mettendogli in testa le più strane idee. Alla fine, ovviamente, la cosa veniva a galla e Manolo veniva ucciso dalla polizia. L’ispettore, che aveva sentito la voce di una donna, chiedeva a quella donna di farsi sentire. E lei zitta. Lui lo chiedeva ancora. E lei zitta. Allora il poliziotto abbandonava la casa, dicendo beh, allora vuol dire che mi sono sbagliato, e il povero Manolo faceva tutto da solo.

Solo che nella casa era scoppiato un incendio, e il poliziotto lo sapeva. La donna però se ne accorgeva troppo tardi, e quando usciva da sotto il letto trovava la porta della stanza sprangata. Sprangate erano anche le finestre (da Manolo), e così l’ultima scena del film faceva sentire le urla della donna divorata viva dalle fiamme, mentre fuori il poliziotto si fumava una sigaretta e si godeva la romanza.

Non posso dire che “Sangre Sangrìa” fosse arte, ma tra tutti i film che ho fatto è forse uno dei più carini. Se non altro, aveva una testa e una coda. Tirando le somme posso dire che forse l’horror è il genere che mi ha dato più soddisfazioni. È un peccato che in italia non sia più considerato, se non per quella breve parentesi degli anni ’70 e ’80. Ci facciamo dettare la legge dagli altri, dagli Americani, che tutto quello che sanno fare adesso lo hanno copiato da noi. E ci dimentichiamo di tutte le storie del terrore che abbiamo sfornato, e di tutta la gente che ci lavorava dietro. Attori, registi, sceneggiatori, scenografi, tecnici delle luci, produttori, ma anche un qualsiasi cameraman, un attrezzista, un elettricista di scena.

Paese di ingrati. Paese di ingrati.

Mi diletto di stregoneria. Laureato all’Harvard Business School, ho viaggiato in lungo e in largo. Ho avuto la peste bubbonica e questo è stato il periodo più sereno della mia esistenza. Ho visto L’esorcista 170 volte, e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere, Per non parlare del fatto che anche se stramorto sono ancora qui. Allora che ve ne pare? Sono buone le referenze?

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