SCEGLIAMO CHI E’ IL MIGLIORE A ESSERE MINACCIATO DA UN GRUPPO DI PERSONE ARROGANTI CHE POI SI PENTONO AMARAMENTE DELLA PROPRIA ARROGANZA IN QUANTO VENGONO SPACCATI LA FACCIA DAL SUDDETTO MIGLIORE


(‘nuff said)

È uno dei miei momenti preferiti della cinematografia tutta: quando c’è l’eroe del film che incontra un gruppo di scagnozzi e quelli non lo prendono sul serio, convinti di poterlo far fuori con poco sforzo. A volte sono addirittura loro ad andarsela a cercare, magari disturbandolo mentre è solo al bar che affoga i propri rimpianti in una birra. Peccato che gli stolti non siano al corrente dell’addestramento militare/CIA/shaolin/tana delle Tigri e del passato triste e traumatico di chi vanno a stuzzicare: il Nostro procederà quindi a farli a pezzettini con metodo e precisione, lasciandoli a terra a riflettere su quanto, a volte, le apparenze ingannino. Quando sono fortunati: nei casi peggiori ci rifletteranno per il resto di un’eternità che sicuramente, a causa del loro essere stronzi, passeranno all’Inferno.

Sì ma chi sono i migliori nello sport di essere sottovalutati per poi rivelarsi delle imprese di demolizioni individuali? Scopriamolo insieme sulla base di una classifica del tutto incompleta e arbitraria, ma solo dopo aver invocato il Santo Patrono delle Risse Nei Bar:

DALTON

Quando uno ha ragione ha ragione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al fine di stabilire chi è il migliore a essere sottovalutato dagli avversari, occorre definire un coefficiente di badassness, composto dai seguenti fattori:

  • Insignificanza: più il nostro protagonista apparirà modesto, anonimo, dimesso, più acuto sarà il contrasto quando somministrerà la sua cura agli stupefatti malcapitati. Ciò esclude dalla rosa di candidati i supereroi, i megamuscolosi degli anni ’80 (Schwarzenegger o Stallone non saranno mai abbastanza anonimi) e soprattutto gli orientali in blocco, poiché al di là degli Urali è notorio che siano tutti maestri di arti marziali e quindi bisogna lasciarli in pace sempre.
  • Essenzialità: sono capaci tutti di fare una strage armati fino ai denti, sparando raggi laser dalle orecchie o usando gadget ipertecnologici. Il vero mattatoio a conduzione singola è già un’arma letale di per sé, al massimo usa ciò che trova  a portata di mano. Meno è equipaggiato, più è spaventoso.
  • Spietatezza: non si diventa professionisti nel procurare danni permanenti agli altri senza una certa, chiamiamola così, predisposizione personale. Certo l’addestramento, il condizionamento psicologico, l’esperienza hanno il loro ruolo, ma c’è un momento in cui l’eroe si rende conto che nulla gli procura soddisfazione quanto regalare dolore e morte a qualche povero scalzacani che ha l’unica colpa di aver scelto una vita di crimine e sopraffazione. A ciò si aggiunga anche il fastidio del Nostro per essere costretto a riscoprire quella parte di sé che pensava ormai sepolta sotto una spessa coltre di rimpianti e whiskini solitari al bar e si ottiene il giusto grado di sadismo che rende il pestaggio memorabile.
  • Esito: il protagonista non deve vincere il pestaggio, lo deve stravincere. Deve sbarazzarsi di quei fastidiosi parassiti con irrisoria facilità, come se si stesse togliendo delle briciole dal bavero. Essere colpiti è ammesso solo se è un atto volontario, giusto per far capire a quei quattro (o quattordici, o quaranta) dementi che i loro colpi non gli fanno niente.
  • Credibilità: questa categoria sta tutta nella bravura dell’attore. Non è necessario che sia un professionista delle arti marziali (anche se ovviamente questo aiuta), ma è necessario che sappia rendere perlomeno verosimile la carneficina che ha appena compiuto. È una categoria scivolosa e difficilmente misurabile, ma che può facilmente essere riassunta nella locuzione “decido io perché questa cialtronata la sto scrivendo io”

Ultimata la premessa, passiamo ai contendenti.

Fuori concorso: Vin Diesel – Taylor Reese (Compagnie Pericolose, 2001)

Questo combattimento non rientra neanche nella tipologia oggetto di analisi: mi andava di metterlo perché è evidenza di quanto spesso coloro che si fanno rompere il grugno dai nostri eroi siano incredibilmente, spettacolarmente, irrimediabilmente CRETINI (poi dice dei protagonisti degli horror). Per esempio, questo è quello che ho pensato io la prima volta che ho visto questo spezzone:

Minuto 0.25: L’imbecille standard che viene ridotto in poltiglia nella rissa si presenta sempre facendo qualcosa di molto stupido e molto prepotente, tipo picchiare le donne. Oh, tu guarda il caso.

Minuto 1.00: Il tizio che tu – tu idiota col cappellino, dico – hai minacciato si è fatto in disparte ed è arrivato un pelato con la corporatura di un panettone di cemento. Fossi in te mi farei due domande.

Minuto 1.08: “Five hundred?” Per l’amor di Dio, non senti che ha la voce che suona come le ruote di un blindato sulla ghiaia? Per favore chiedi scusa e torna al tuo tavolo

Minuto 1.15: Cosa sta faceCOSA STAI FACENDO SEI PAZZO

Minuto 1.56: SI TOGLIE IL GIUBBOTTO NON VEDI CHE HA IL TORACE GROSSO COME UNA SMART PENTITI, CHIEDI PERDONO E VAI A VIVERE SUI MONTI NUTRENDOTI DI BACCHE E RADICI

Minuto 2.10: Ecco bravo prova ad ammansirlo e forse salverai qualche dente

Minuto 2.20: Non rialzarti. Non rialzarti. NON RIALZARTI

Minuto 2.30: MA SEI SCEMO COSA TI RIALZI ADESSO SEI FATTO

Minuto 2.48: TE L’AVEVO DETTO DI NON RIALZARTI

Minuto 3.00: DOVEVI PROPRIO RIALZARTI

Minuto 3.04: OK ADESSO STA DIVENTANDO SGRADEVOLE

Minuto 3.08: VABBE’ DAI L’HA CAPITA VIN PER FAVORE LASCIALO ANDARE

Minuto 3.22: DA BRAVO RIPRENDI IL GIUBBOTTO, ECCO COSÌ

Minuto 3.40: Secondo me parlare a un mucchio di carne trita non è così utile, ma non vorrei intromettermi

E ora i riempipista in ordine crescente:

5) Jason Statham – Jensen Ames (Death Race, 2008) 

  • Insignificanza 2/5: è Jason Statham nella mensa di un carcere, per cui non può sperare di passare inosservato. Specialmente se indossa una canotta e pare costituito interamente di molle e tiranti d’acciaio.
  • Essenzialità 4/5: tutti i danni sono procurati utilizzando il vassoio di latta del rancio, denotando ottima capacità d’improvvisazione (posto anche che nel caso specifico le armi non sono disponibili).
  • Spietatezza 2/5: sarebbe un 1 ma riceve un punto di bonus per la mazzata sul ginocchio, che probabilmente azzopperà il tizio per il resto della vita. In ogni caso si vede abbastanza chiaramente che colpisce per difendersi, non per fare grossi danni.
  • Esito 2/5: prende addirittura due pugni, di cui uno lo lascia a terra. Vero è che se avesse ammazzato tutti con il vassoio e poi avesse orinato sui loro cadaveri il resto del film – incentrato su folli corse automobilistiche tra carcerati – avrebbe perso il principale antagonista, ma purtroppo ai fini della valutazione quei due pugni contano.
  • Credibilità 5/5: è Jason Statham nella mensa di un carcere: per me l’unica cosa non credibile è che tutti gli altri non facciano la fila al suo tavolo per aggiudicarsi il ruolo di prison bitch.

COEFFICIENTE DI BADASSNESS FINALE: 3,0 – A QUESTA MENSA SI MANGIA MALE E SI FINISCE PEGGIO

 

4) Chloe Grace Moretz – Hit Girl (Kick Ass, 2010)

(come? avevo detto “niente supereroi”? mentivo)

  • Insignificanza 2,5/5: difficile. Da una parte è una ragazzina di 11 anni, dall’altra è vestita come un supereroe. Ma è una ragazzina di 11 anni. Ma porta una specie di naginata con due lame. Ma è UNA STRONZISSIMA RAGAZZINA DI 11 ANNI. Ma HA LA MASCHERA. Vabbé, scegliamo un salomonico voto medio e finiamola lì.
  • Essenzialità 3/5: alla fine usa solo la lama e un coltello a serramanico contro avversari armati di coltelli e bottiglie rotte, merita la sufficienza.
  • Spietatezza 4/5: non raggiunge il massimo perché – essendo una bambina – per lei è tutto un gioco, ma è tangibile il piacere che prova nel recidere arti e trafiggere sgherri. Addirittura inchioda alla porta la strappona spaventata che scappa.
  • Esito 1/5: commette l’imperdonabile errore di distrarsi e se non intervenisse qualcun altro (nella fattispecie, suo padre con un fucile di precisione) verrebbe sorpresa alle spalle  e addirittura uccisa. E nemmeno per mano del più forte degli avversari, ma da un ciccione! Uno così inetto che stava fuori dalla porta a fare il palo! Minimo dei voti, non si può fare altrimenti.
  • Credibilità 5/5: nell’ambito di un combattimento in cui una ragazzina fa fuori una gang di spacciatori, CGM pare perfettamente a suo agio.

COEFFICIENTE DI BADASSNESS FINALE: 3,1 – ESCI AD AMMAZZARE QUALCUNO INVECE DI STARE TUTTO IL GIORNO SU TWITTERBOOK

 

3) Liam Neeson – Bryan Mills (Io vi troverò, 2008)

  • Insignificanza 3/5: nonostante l’impermeabile da travet, la cravattina e quella faccia da coda allo sportello delle poste, c’è il problema che Liam Neeson è alto tipo sette metri e quindi perde punti solo per essere un maledetto gigante.
  • Essenzialità 4/5: anche qui quasi (quasi) da manuale. Arriva a mani nude e fa con quel che trova sul posto: il tavolo, un coltello, la pistola. Il “quasi” è dovuto al fatto che, una volta ottenuta la pistola, non la molla più (il che, in effetti, si rivela una strategia oculata in uno scontro a fuoco).
  • Spietatezza 3/5: one shot one kill, senza molti fronzoli né fantasia. Efficace, ma Liam, dov’è il cuore? dove la passione? Sono un po’ deluso, Liam.
  • Esito 5/5: ottima scia di cadaveri, neanche un colpo di striscio a sporcare un ruolino immacolato. Bravo.
  • Credibilità 3/5: io ho un problema con Liam Neeson: non gli credo molto (spero che questo non lo costringa a trovarmi e uccidermi). Cioè, non credo che i suoi personaggi siano così micidiali in un corpo a corpo. Anche qui le inquadrature ravvicinate e gli stacchi rapidi fanno quello che possono per dare l’impressione di dinamismo e velocità, ma lui ha sempre la faccia troppo preoccupata per vendermela fino in fondo.

COEFFICIENTE DI BADASSNESS FINALE: 3,6 – UNA PROMESSA È UNA PROMESSA

 

2) Tom Cruise – Reacher (Jack reacher – La prova decisiva, 2012)

  • Insignificanza 4/5: un piccoletto in camicia a quadri. Però c’è sempre qualcosa nel modo di muoversi di Tom Cruise che dà un’impressione di compattezza, forza repressa e pericolosità generale. Il fatto che lui sia incrollabilmente sicuro di sé e che quelli che vogliono pestarlo non se ne accorgano li rende cretini esemplari.
  • Essenzialità 4/5: una semplice rissa risolta a pugni e calci, come si faceva una volta. Peraltro la spiegazione iniziale delle dinamiche sottostanti la rende quasi archetipica, una metarissa.
  • Spietatezza 5/5: massima. Nell’ambito di una scazzottata per dare una lezione a cinque buzzurri raggiunge lo zenit del sadismo in almeno un paio di occasioni: quando aiuta il primo tizio a rialzarsi per poi spappolargli i testicoli e quando colpisce uno dei cinque per spaventare gli altri due. In ogni caso sembra che Jack Reacher abbia un certo penchant per colpire la gente nelle palle, il che lo rende circa 16 volte più spaventoso.
  • Esito 4/5: riceve un pugno. È un pugnetto sul fianco che non gli fa quasi nulla, ma come il passo di aggiustamento di un ginnasta in uscita dagli anelli, gli costa un punto nel giudizio (particolarmente severo il giudice bulgaro).
  • Credibilità 5/5: dall’inizio alla fine non c’è il minimo dubbio sul fatto che Tom Cruise possa fare a pezzettini cinque (in realtà tre) burini incontrati al bar.

COEFFICIENTE DI BADASSNESS FINALE: 4,4 – VASECTOMIA IN OFFERTA

 

1) Denzel Washington – Robert McCall (Il Vendicatore, 2014)

  • Insignificanza 5/5: guardatelo: è un signore verosimilmente sulla cinquantina, in forma per un uomo della sua età ma non pare straordinariamente allenato. Porta un orologio digitale con il cronometro, un paio di pantaloni a vita troppo alta e una camicia tutta ben abbottonata e coi polsini chiusi, che nel guardaroba del vero badass non dovrebbe essere contemplata. (Outfit accettabili: maglietta, bene. Canotta, benissimo. Camicia ok se a quadri e maniche lunghe, magari risvoltate. Camicia a maniche corte: NO, a meno che non sia slacciata e portata sopra la canotta. Camicia a maniche lunghe ben allacciata e infilata nei pantaloni: non pervenuta). Soffre di qualche disturbo ossessivo-compulsivo e parla da solo, un contrasto perfetto rispetto alla fluidità con cui si trasforma in un distributore automatico di morte.
  • Essenzialità 5/5: pistola, coltello, tavolo, bicchierino di vodka, cavatappi. Tutto ciò che trova nella stanza diviene uno strumento letale, ma lui parte armato soltanto del proprio cronometro.
  • Spietatezza 5/5: a parte la calma e l’impassibilità con cui stappa la gola di un mafioso russo come una bottiglia di vino, si siede di fianco al cattivo morente per la ramanzina rituale, dopodiché gli conta i secondi che mancano al soffocamento. Il tutto letteralmente senza battere ciglio.
  • Esito 5/5: il danno maggiore lo riceve la camicia, perché il tizio che fa la fine di un Sassicaia a una degustazione gli sanguina tutto addosso.
  • Credibilità 5/5: se ho un pregiudizio nei confronti di Liam Neeson, ne ho uno opposto nei confronti di Denzel Washington. Ovvero: qualunque cosa faccia lo accetto senza riserve. Non guasta il fatto che sia un grandissimo, uno di quelli che per me valgono la visione del film indipendentemente dalla trama. Se domani impazzisse e finisse nel cast di Grey’s Anatomy nel ruolo di una nuova specializzanda prima di tutto gli crederei ciecamente, poi registrerei tutte le puntate.

COEFFICIENTE DI BADASSNESS FINALE: 5,0 – WHO YA GONNA McCALL?

 

Luca Traversa
Passa sull'internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

3 Comments

  1. Pea
    maggio 21, 2015

    Obbo credo di amarti di amore vero

  2. pieghinsky
    maggio 21, 2015

    Dunque possiamo desumere che DENZEL WASHINGTON = ER CAVAJERE NERO

  3. Oddbody
    maggio 22, 2015
    Oddbody

    In più di un senso. Peraltro ricordiamo che Denzel è l’uomo più letale di tutti i tempi (passati e futuri) all’interno di un bar: https://www.youtube.com/watch?v=DHRwo48twyE

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