A cento di questi arrampicamuri ovvero Spiderman: Homecoming


Tobey Maguire entra nei primi panni dell’Uomo Ragno in versione cinematografica quando i fumetti al cinema stanno salendo alla ribalta, ma ancora non vengono considerati un investimento sicuro. Assieme all’amico Sam Raimi, donano al mondo due pellicole fantastiche e un disastro apocalittico come conclusione di trilogia, in grado di provocare urla e imprecazioni verso il cielo, inginocchiati e con le braccia verso l’alto. Comunque un grande successo. Tobey ha la faccia da ingenuo, un po’ da scemo e viene considerato il Peter Parker perfetto. Almeno fino a ora.

Poi arriva Andrew Garfield. Non ha senso girare il coltello nella piaga di due film in cui, probabilmente, si salvano un paio di scene. Infatti la Sony si rende conto del flop commerciale di questo nuovo franchise e si convince a collaborare con i Marvel Studios (Disney) per inserire l’Uomo Ragno nell’Universo Cinematografico Marvel che, nel frattempo, è diventata quotidianità per qualsiasi spettatore. E, signore e signori, Spiderman: Homecoming è un grande teen-action-superhero-comic movie. Dimenticate Tobey Maguire, Tom Holland è il vostro amichevole Uomo Ragno di quartiere. Ed è qui per restare.

“Ehi tu! Non ci credi, vero?”

Basta “origin story”, Spiderman ha i poteri e questo lo sappiamo già da Captain America: Civil War (la sequenza iniziale del vlog di Peter Parker è esilarante). La questione “Sono stato punto da un ragno radioattivo” viene liquidata in uno scambio di battute e si va dritto al sodo. In questo film Peter Parker non deve abituarsi ai poteri e agli stravolgimenti fisici, ma deve maturare, deve diventare un adulto e capire che le azioni hanno conseguenze: deve imparare ad assumersi delle responsabilità. La cosa non sarà facilissima per un quindicenne che vuole conquistare la ragazza più bella del liceo, regalare spettacolo e rendersi utile a tutti i costi. Ma sarà grazie all’aiuto di un Tony Stark (un Robert Downey Jr. estremamente efficace, ben gestito e razionale) che Spiderman diventerà finalmente un “eroe della classe operaia dall’aura Springsteeniana” su cui New York, la sua gente e gli Avengers potranno contare, in futuro. Il percorso sarà ovviamente tortuoso e uno degli ostacoli sarà proprio Adrian Toomes ovvero un certo Avvoltoio interpretato da un magistrale Michael Keaton che, in maniera evidente, si diverte tantissimo e ci fa divertire a sua volta.

La storia dell’Avvoltoio inizia pochissimo dopo l’epilogo del primo Avengers: le navette spaziali dei Chitauri sono ancora schiantate al suolo e la Grande Mela è devastata. Adrian fa parte di una squadra incaricata dal comune di ripulire il disastro provocato da questi pagliacci in calzamaglia. Quando l’appalto gli viene tolto dal Damage Control, un’organizzazione creata dallo stesso Tony Stark/Iron Man, la rabbia di Toomes raggiunge il punto critico: inizia a rubare tecnologia aliena per produrre armi altamente tecnologiche, per sopravvivere e per provvedere alla sua famiglia. D’altronde, afferma lo stesso Avvoltoio, anche Stark è diventato quello che è vendendo armi in giro per il mondo. Anni dopo, otto per la precisione, le strade di Spiderman e dell’Avvoltoio si incroceranno più volte con un crescendo di colpi di scena ben calibrati, easter egg e citazioni fumettistiche. Non vi rivelerò nulla. Nel frattempo ci si diverte. E parecchio.

Tipo.

Spiderman: Homecoming è forse il più divertente film dell’Universo Cinematografico Marvel che abbiate mai visto sino ad ora. Forse al pari con il primo Guardiani della Galassia, ma ha tutte le carte in regola per scalzarlo dal gradino più alto del podio. Grazie a una sceneggiatura in grado di regalarci scambi fulminei di battute, sequenze d’azione in cui il corpo del supereroe diventa un mezzo per veicolare una rielaborazione moderna del classico “slapstick” e una serie di personaggi tanto buffi quanto bizzarri quanto eccezionalmente utili nel creare un vero e proprio mondo di Peter Parker nel Queens (Donald Glover, in primis).  Questo Uomo Ragno è quello più caratterialmente fedele al fumetto: ama parlare a raffica, ama scherzare, a tratti è goffo, prende in giro i nemici senza dimenticare movimenti spettacolari e agili coreografie nel combattimento. Non ha il senso di ragno, d’accordo, ma è il miglior Spiderman che fan del fumetto, fan dei film Marvel e anche fan del cinema in generale potessero mai sperare. Non era facile portare a casa un risultato simile e, soprattutto anche considerando la durata di oltre due ore, non era facile produrre un film incapace di annoiare lo spettatore.

In conclusione, Spiderman: Homecoming segna, a tutti gli effetti, il ritorno a casa di uno dei personaggi di maggior successo della Casa delle Idee con un film spettacolare, esilarante e dinamico. Un perfetto punto di partenza che provoca nello spettatore la voglia di averne subito, ancora, manco stessimo parlando di eroina. Grazie Marvel Studios e anche grazie a Sony. A cento di questi arrampicamuri.

Spiderman: Homecoming – IMDbWikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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