Star Trek Beyond – To boldly go where no one cares about


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Secondo diversi commenti entusiasti letti prima dell’uscita al cinema di questo terzo capitolo del reboot di Star Trek, questo sarebbe stato il film che, finalmente, anche i trekkie avrebbero amato. Quello che, finalmente, avrebbe dovuto restituirci il senso della meraviglia e dell’esplorazione dell’ignoto.
OK, evidentemente abbiamo scherzato.
A meno che il senso di meraviglia e dell’esplorazione dell’ignoto non dovesse venirci trasmesso dai primi dieci minuti, in cui il capitano Kirk ci fa sapere che si è sfracagnato i maroni di andare in esplorazione nello spazio profondo e in cui, et voilà, l’Enterprise arriva in una megabase spaziale, crocevia delle razze di tutta la Federazione, che però, guarda un po’ che caso, sta esattamente al limite dello spazio esplorato. Un po’ come se noi decidessimo di mettere il Parlamento Europeo a Tromsø. Logistica inappuntabile, mica la si fa alla Federazione, poffarbacco!
Io, personalmente, non sono un fan del reboot. Di NESSUN reboot, ma, in particolare, di questo nuovo universo di Star Trek. Chiamatemi nostalgico, se volete, ma la storia di Star Trek aveva già abbastanza potenzialità senza doverla ricreare da zero per tenersi le mani libere. Detto ciò, non è questo che mi dà fastidio nella nuova saga, quanto il fatto che, appunto, tutto il senso di Star Trek, tutta la meraviglia, tutto il “coraggiosamente andare dove nessuno è mai giunto prima”, finora non ce l’hanno fatto vedere manco di striscio e, purtroppo, questo vale anche per questo nuovo episodio.
L’universo inesplorato si limita ad una nebulosa, praticamente a dieci minuti di viaggio dalla megabase spaziale dove, appena arrivati, l’Enterprise viene disintegrata. Ora, io capisco la spettacolarizzazione, lo shock della distruzione, ma avete anche un po’ rotto i Mekong, con ‘sta storia dell’Enterprise che viene saccagnata ad ogni nuovo film. Sì, sopravvive solo la sezione a disco (che, per inciso, nell’Enterprise di questo periodo storico non dovrebbe esistere, essendo una novità dell’Enterprise di Star Trek: The Next Generation, ma transeat), che atterra miracolosamente su un pianeta e sì, se vi sembra di averlo già visto è perché l’avete già visto, viva la fantasia!
Su questo pianeta, sede del megacattivone di turno, l’equipaggio dell’Enterprise libera un po’ di schiavi, incontra una nuova Gnocca a caso, che entrerà a far parte del gruppo, risolve il mistero della sparizione di una astronave della Federazione anni prima e, soprattutto, si dà, nella persona del capitano Kirk, alle penne in motorello.

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Con l’enduro su Orione, andiamo a sgasare

Il punto dolente è proprio che, effetti speciali a parte (ma, seriamente, c’è qualche film recente di SF in cui ci si sia potuti lamentare degli effetti speciali? Ormai dei buoni effetti speciali li consideriamo la conditio sine qua non, non certo il valore aggiunto di un qualsiasi film), la storia è di una scemenza incredibile. Sembra di vedere una mediocre puntata di una serie TV qualunque. Ma non di House of Cards o Game of Thrones, ma di Scorpion, se va bene.
Il villain ha lo spessore di una sottiletta Tigre. Un militarista fascistoide incazzato che ce l’ha con la Federazione perché è la Federazione. Così. Accazzo. Punto. Viva i bei tempi quando ai Klingon li prendevamo a calci intuculu e altro che leggi e leggi sulle unioni Civili, servizio militare per tutti e ai miei tempi si faceva la cacca nei campi. Stop. Un po’ come se uno dei commentatori di Libero decidesse di impadronirsi di una superarma biologica ed eliminare qualche miliardata di persone (salvo poi venire a conoscenza del fatto che è interpretato da Idris Elba, per cui scoprirebbe di doversi aiutare da solo a casa sua).

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Sono il supercattivone e sono incazzato perché sì.

La Gnocca a caso non serve a nulla se non a fare la Gnocca a caso.

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Sono la Gnocca a caso, super badassona perché ascolto i Public Enemy e mi siedo dove cazzo mi pare.

Sul ponte della ritrovata U.S.S. Franklin c’è, come è perfettamente logico aspettarsi, una moto. Funzionante. Manco fosse un traghetto per la Grecia.
L’unica cosa che salva un po’ la situazione sono le scenette tra McCoy e Spock, queste sì, memori dei bei tempi andati di Star Trek, ma un po’ pochino per risollevare il giudizio sull’intero film.

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Bones, tutto questo non ti ricorda un film dell’era pre-curvatura, come si chiamava, ah sì, Scemo e più scemo?

Stendiamo un velo pietoso sull’escamotage che permette al coraggioso equipaggio dell’Enterprise di sconfiggere il pericolossissimo alveare alieno: LA MUSICA GGIOVANE AD ALTO VOLUME! Un incrocio tra il finale di Mars Attacks! e Supergiovane di Elio, con il Capitano Kirk che sgomma felice mentre i cattivi esplodono in un tripudio di miccette e i loro brandelli in cielo compongono la scritta ZIO CANTANTE.
In conclusione, no, non era il film di Star Trek che aspettavamo e no, non è meglio dei due film che l’hanno preceduto (anzi, decisamente peggio, per molti versi).
Vuol dire che ci consoleremo, spero, con la nuova serie TV che partirà dal 2017, aspettando che qualcuno ci porti davvero coraggiosamente là dove nessun uomo è mai giunto prima. E senza odore di benza e gomme bruciate.

Blogger, flamer, joker, midnight talker, playing my music in the sun, ma soprattutto cretino.

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