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Straight Outta Compton – la forza di una voce


YOU ARE NOW ABOUT TO WITNESS THE STRENGHT OF STREET KNOWLEDGE

Straight Outta Compton è la storia della crew NWA e dei suoi componenti: Ice Cube, Eazy E, Dr. Dre, Mc Ren, Yella. L’hip-hop americano non è forse in cima alle priorità musicali del nostro paese, ma questo film, come tutti i bei film, non parla solo dell’ombelico dei suoi protagonisti: parla di un’epoca e di una rivoluzione.

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Siamo in California, LA, tra la seconda metà degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90. Dopo l’uscita del primo disco degli NWA, la musica hip-hop non sarà più la stessa, e neanche le vite dei componenti del gruppo. La comunità nera, in un contesto di degrado e criminalità ma anche di vessazioni da parte delle forze dell’ordine (che culmineranno con Rodney King, ucciso a manganellate davanti alle telecamere di sorveglianza), per la prima volta racconta il suo punto di vista, la sua realtà. Boyz ’n the hood, Straight Outta Compton, Fuck The Police fanno nascere il gangsta rap (e sanciscono definitivamente la correlazione diretta tra successo di un disco e applicazione sulla copertina dell’adesivo “parental advisory – explicit lyrics”).

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Gli NWA si sgretoleranno poco dopo, ma da lì usciranno Ice Cube e Dr. Dre, quest’ultimo in particolare forse lo conoscerà anche chi non frequenta, è il padre di Eminem, Snoop Dogg, Tupac. Eazy E morirà di AIDS a soli 31 anni (gli spoiler non sono contemplati sui fatti storici, e comunque piangerete lo stesso). Tutti loro avranno lasciato un segno nella storia della musica e della cultura di una nazione. O di una parte di una nazione.

Perché quello che esce da questo racconto, con una forza che ne fa la sua totale, incredibile bellezza, è proprio la potenza di una voce. Una voce che non si piega, che non si è mai piegata, e che anche davanti ai peggiori soprusi, alla più incrollabile volontà di annullamento, ha sempre risposto producendo arte, rivoluzioni, bellezza.

Questa voce è alle radici della maggior parte della musica moderna, anche di quella che noi frequentiamo di più rispetto all’hip-hop (spinti dal fatto che con più musica e meno parole si nota meno che cantiamo awana-gana). La capacità di trasformare la rabbia, l’umiliazione, in qualcosa che scalda dentro, e fa alzare, muoversi, fare casino, è paragonabile al miracolo del big bang, ed è il centro della grande commozione che provoca questo film, e del rispetto che incute. We are witnessing the strenght of street knowledge, ma anche di un’intera identità.

Potremo essere al massimo Straight Outta Como, sì, ma mai come in questi giorni sappiamo che cosa vuol dire assistere all’attiva volontà di cancellare i diritti di una minoranza; e sappiamo cosa vuol dire morire per mano delle forze dell’ordine, magari dentro le caserme, essendo comune cittadino o addirittura anche forza dell’ordine; e sappiamo cosa vuol dire giudicare in base alla razza, alla provenienza geografica, al sesso, o alle etichette.

E per tutti questi motivi, non possiamo evitare l’indignazione pensando che ancora oggi, venticinque anni dopo (se prendiamo Compton come partenza, ma si potrebbe partire molto prima), c’è bisogno di dire che le vite dei neri hanno un peso (#blacklivesmatter), e ancora una volta il messaggio passa per la musica (Beyoncé, New Orleans sommersa e “stop shooting us” sui muri nel video di Formation; Beyoncé sul prato del Superbowl con le ballerine vestite da Black Panther, se n’è accorto qualcuno mentre si discuteva della sua taglia di culo?).  E per tutti questi motivi, non possiamo non portare rispetto.

stop+shooting+us+beyonce+formation

«Già l’hip-hop non mi interessa, ci mancava pure il dibbattito!» Non vorrei ci fossero dei fraintendimenti: non è un documentario, non è un saggio, non è un trattato di sociologia. Quanto sopra è comodamente contenuto dentro un film epico, con una storia avvincente e una colonna sonora da urlo, ben scritto, recitato e girato, con un’estetica favolosa, che fa passare le due ore e mezza che dura in un soffio.

Un film che va visto, e va visto assolutamente in lingua originale, a prescindere dal proprio apprezzamento per l’hip-hop e l’estetica del ghetto, o dalla propria conoscenza della sua storia (non avevo idea di chi fossero, questi signori, poi mi sono ascoltata tutto con gioia, e non è il massimo, quando un film fa questo?). Straight Outta Compton è il racconto della Storia, sì, ma è prima di tutto il racconto di una storia. Una storia bellissima. This shit is dope.

Straight Outta Compton – IMDbWikipedia

Signora Maria
Non capisce un cazzo di cinema, figuriamoci di serie TV.

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This article was written on 28 Feb 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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