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Suicide Squad: la mediocrità eccellente


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Ci sono volte in cui mi metto a scrivere subito la rece quando mi capita di vedere un film in anteprima. Come per Mad Max, perché non volevo dimenticarmi alcune considerazioni a caldo e mi ci ero buttata a pesce come fa la trota nel guazzetto. Avete presente la sensazione di trovarvi davanti a qualcosa che ancora non comprendete fino in fondo ma che percepite dirompente? Ecco. Poi mesi dopo, dopo plurime visioni della pellicola ché una sola volta non basta, rileggendo le cose che avevo scritto mi ero trovata daccordo con me stessa. Anzi mi dicevo cacchio se c’è una roba scritta sull’ondata emotiva che non rinnegherei mai è proprio Mad Max.

Sul versante opposto ci sono i film indegni che, tanto quanto i film dirompenti, ti schiaffeggiano le sinapsi. Poi ci sono le sfumature tra i due estremi e l’esatto centro.

All’esatto centro si colloca Suicide Squad. Con quel trailer della madonna, l’intro perfetta. Anche per quella canzone così evocativa e gettata con beffarda nonchalance nella mischia della fotta da attesa. Lo metto al centro esatto perché ho aspettato apposta qualche giorno, per valutare con calma se davvero mi era piaciuto o dispiaciuto e invece senza sosta ho continuato a cambiare idea. Mentre scrivo anche adesso oscillo tra la dirompenza e lo sdegno, cosicché alla fine il centro è il giusto luogo per me per parlarvi di Suicide Squad, funestato però da alcuni problemi che mi hanno guastato la visione.

Il problema musica
I primi dieci minuti del film sono accompagnati da una compilation di musica che distoglie l’attenzione. Si comincia con The house of the rising sun degli Animals, tanto per essere sobri. L’imprinting del film dove i personaggi vengono presentati e si gettano le basi per i minuti successivi è invischiato nello slime dell’effettone a tutti i costi. Ehi arriva quello col mantello! Parte Kanye con BLKKK SKKKN HEAD (che pezzo enorme ma dimentichiamocelo). Ehi ma c’è Harley Quinn! E il dj ti mette SIMPATHY FOR THE DEVIL. Ehi tutta la banda al completo in ralenti! E parte Without Me di EMINEM. Ora sto facendo della metafora nella metafora usando il caps lock per porgervi il concetto ma appena esce il DVD o passa nel fiume un file decente, sono sicura che se mi mettessi a fare gli accostamenti reali sarebbe peggio di come l’ho buttata in caciara adesso. Ma non vorremo essere disonesti e dire che il film è rovinato dalla soundtrack paracula? No.

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Il problema Joker
Di per sé il Joker è una miscela esplosiva di grottesco, malvagità e schizofrenia. I vari Joker che sin d’ora abbiamo conosciuto – su carta e celluloide – hanno esplorato o approfondito un lato piuttosto che un altro. Hanno illuminato di luce oscura la nostra vita di spettatori devoti con la sindrome di Stoccolma feliciona per i bad guys.
Jared Leto è credibile e dunque kudos ma è gelido e distante. E c’è il problema del tatuaggio didascalico DAMAGED sulla fronte (cominciamo già da ora a fare la conta dei tattoo così concepiti che inizieremo a vedere in giro). L’eccesso di “guardaqui” fa girare le balle tipo subito. Ciò che manca al Joker di Leto non è la coolness (dio che parola demmerda), il binomio bello+maledetto, l’inquietante sorriso sbilenco, i colori acidi usati con sapienza, il carisma.
Gli manca lo spessore.
Rimane una figura bidimensionale, ancorata a una notevole perfezione estetica che ammalia ma è una bambolina vodoo di carta che al primo soffio di risata satanica soccombe come una velina sulla brace.

GUARDA CHE IO DA PICCOLO HO SOFFERTO, CAZZO!

GUARDA CHE IO DA PICCOLO SONO STATO MALE

Il problema dell’incanto
Non ho ancora deciso cosa pensare della recitazione in genere di Cara Delevingne ma darle la parte di una strega, io non so mica se sono convinta della scelta. Mi spiego meglio: quando appare l’Incantratrice (ho adorato il metodo di trasformazione con la manina nera dentro alla manina bianca, sarà uno spoiler? boh) ci siamo. Il personaggio è primordiale e il vocione con l’accento cockney ci sta. Incantatrice fluttua dentro a una nube di fumo e lapilli e il suo sembrare così umana fa paura, ma nelle vesti “normali” dell’archeologa soggiogata la cara Cara m’è parsa sprovveduta e senza il minimo carisma.

Harley, the Queen of smashed gattyni
Margot Robbie è Harley Quinn. Con quel taglio di occhi che ti osserva e trafigge in tralice anche quando non è trasformata lascia trasparire tutta la follia che poi riesce a sprigionare nel suo alter ego. Diciamo pure che il film è sulle sue spalle, equamente diviso tra lei e Will Smith che interpreta convincente Deadshot. L’alchimia tra i due regge ed è credibile ben di più dell’amour foux manieristico che lega Harley al Joker, che invece mi son parsi la versione DC dell’adolescente amoretto dannato tra Bella e Edward Cullen ma con meno mordente. Se ci fosse stato mordente nella saga twilightiana. Harley Quinn è l’occhio glitterato del ciclone che fa tabula rasa, la Pippi Calzelunghe dark di cui avevamo bisogno capace di bruciare gattyni per farci merenda e centrifugare cuccioli di carlino come aperitivo.

Se non è miscela arabica mi incazzo

Se non è miscela arabica mi incazzo

Le cose che volete sapere e che forse sono degli spoiler
Sì state fino alla fine del film dopo i titoli di coda; sì Batman c’è; sì è lui; sì ci sono allusioni al mondo di Arkham Asylum; sì si fa cenno alla Justice League (vi dirò di più c’è il faldone di carta CLASSIFIED come nei vecchi film di spionaggio, che tenerezza); sì Viola Davis spacca culi ma a un certo punto la sua badassness stroppia, non so dirvi perché succede ma succede; il tizio militare Rick Flag doveva essere Tom Hardy ma aveva da fare con The Revenant; a un certo punto l’ansia da spiegazione è scappata di mano nella scena finale corale dove i cattivi devono ammazzare i veri cattivi e c’è un po’ di parapiglia, partono mazzate e proiettili e mentre si apre un’evidentissima traiettoria per mettere fine al distruttore del mondo, qualcuno suggerisce al re dei cecchini ADESSO PUOI AMMAZZARLO frase che a me ha fatto lo stesso effetto della battuta Chiamate gli ispettori delle fogne in The Dark Knight Rises; l’ho visto in lingua originale; assieme ad Harley Quinn e Deadshot anche El Diablo b(r)uc(i)a lo schermo; se a un certo punto noterete un ragazzone in uniforme con un paio di pose e vi apparirà familiare, sappiate che si tratta di Scott Eastwood; le scene e la battute sull’inserimento delle microbombe sono state benedette da Snake Plissken; sì si vede anche Flash in un flash; c’è anche David Harbour; la battuta migliore sul film l’ha fatta Kirsten Dunst.

😉😜

Una foto pubblicata da Kirsten Dunst (@kirstendunst) in data:

Allora?
In un primo momento ho dato – stupidamente – la colpa della mia insoddisfazione versus Suicide Squad al PG13. Poi sono rinsavita perché è anche vero che alzare il rating non è garanzia per nessun motivo di eventuali migliorie. Ci sono un sacco di film del piffero o bellissimi al di là del rating. Ma sin dall’uscita dalla sala mi è rimasta attaccata addosso questa sensazione di mediocrità eccellente. È stato fatto il massimo che sapevano fare ed è uscito un film decente e più che dignitoso, certo. Però io di accontentarmi non ho mai avuto voglia e nemmeno ora.

Suicide Squad – IMDb – Wikipedia

Daniela Elle
Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

2 Comments

  1. chiagia
    agosto 25, 2016

    hai usato “mordente” parlando di un vampiro

    • Daniela Elle
      agosto 25, 2016
      Daniela Elle

      Ah sì? Guarda non era voluto nemmeno un po’ (NOT) 😉

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This article was written on 12 Ago 2016, and is filled under Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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