Tartarughe Ninja – fuori dall’ombra: da oggi anche in versione dimenticabile


Prodotto da Michael Bay. Dovrebbe bastare questo. Ogni prodotto che presenta questa denominazione meriterebbe di essere osservato con particolare attenzione. D’accordo, non proprio tutti ma se si sta parlando di quattro tartarughe mutanti che devono salvare il mondo per la seconda volta nel giro di qualche anno, questa volta da una creatura che non si capisce da dove arrivi, il film dovrebbe meritare l’attenzione dello spettatore. O dello spettatore che vuole passare quasi due ore in spensieratezza. O che è costretto a portare il figlio di dieci anni al cinema. Oggi parliamo di Tartarughe Ninja: Fuori dall’ombra, uno di quei sequel che precisamente dieci ore dopo la visione, lo si dimentica quasi completamente, a esclusione di quelle immagini contenute nei trailer, ma, suvvia, quei ricordi non valgono, lo sappiamo bene.

Non è una cosa personale, amiche Tartarughe, state tranquille.

Non è una cosa personale, amiche Tartarughe, state tranquille.

 

Tartarughe Ninja: Fuori dall’ombra, da ora TN: fdo per ovvi motivi, è come quell’amico che quando si esce in gruppo si considera simpatico. Si sta bene con lui, ne si ha pure una buona considerazione. Quando si parla si esce in formazioni ridotte si dice sempre “Peccato, potevamo chiamarlo” però non lo si fa mai. Perché la verità è che, d’accordo, è simpatico, ma non esiste nessuna forte spinta personale da parte dei singoli componenti del gruppo di amici per chiamarlo. Insomma, non lo fai e ti scrolli il pensiero di testa con un’alzata di spalle. Il film di Dave Green è proprio così: lo guardi, ti diverti, passi dei momenti piacevoli, pensi che se lo guardassi ancora a distanza di qualche periodo ti divertiresti ancora uguale, ma sai benissimo che non succederà mai. Non si ripeterà mai nulla di tutto ciò: né una seconda visione, né gli stessi piacevoli momenti. Quindi simpatico ma quando ci ripenserai il massimo che otterrai è un’alzata di spalle.

La trama è semplice semplice e rappresenta in pieno la regola dei sequel: lo stesso, ma di più. Quindi a questo giro troviamo i nostri quattro mutanti adolescenti preferiti che, ancora nascosti nelle fogne di New York, devono sconfiggere nuovamente Shredder, alleatosi con il perfido Krang che ha intenzione di aprire un portale spazio-temporale per far giungere sulla Terra una micidiale arma che non si capisce bene proprio che cosa faccia e né come funzioni. Ma vi basti sapere che è un’arma. E, soprattutto, esatto: è lo stesso concetto di Transformers 3, in cui il malvagio Sentinel Prime vuole portare il pianeta Cybertron su Chicago. Solo tutto molto più semplificato, molto più leggero. Questo non significa che non sia non fastidioso da guardare. Dai, cercate prima di capire il senso della frase con tutte quelle negazioni poi passate al paragrafo successivo per la soluzione.

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Tipo così ma meno.

TN: fdo non è fastidioso. E’ simpatico, ma mediocremente simpatico. Le scene d’azione ci sono e pure tante: il film è quasi una costante montagna russa in cui le Tartarughe saltano da un palazzo all’altro con piacevoli coreografie ben realizzate in computer grafica (qui tutto è in computer grafica) e si tenta di replicare la scena sulla neve del primo capitolo, a questo giro però in un fiume. La parola d’ordine è solo una: fluidità. Tra il cast umano spicca la sola Megan Fox per le ragioni che sappiamo tutti e non per le sue straordinarie capacità recitative considerando anche che in questa pellicola il suo personaggio è una palla al piede che ha bisogno di essere salvata ogni cinque minuti.

Bravissima come sempre.

Bravissima come sempre.

In conclusione, se avete visto il primo e siete amanti della completezza o vi piacciono particolarmente le Tartarughe Ninja, questo è il film che fa per voi. Se non rientrate in queste due categorie fatevi un riposino di due orette ed evitatelo. O attendete che lo trasmettano ogni sei mesi nei pomeriggi domenicali su Italia 1 per poi iniziare un soddisfacente riposino di due orette post-pranzo.

Tartarughe Ninja: fuori dall’ombraIMDb Wikipedia

 

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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