Roadmap to Terminator: Genisys – Terminator


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Di norma è difficile trovare qualcuno a cui Terminator non sia piaciuto ed è, per contro, semplice spiegare perché questo accada.
Sono gli anni ’80, quando James Cameron realizza un incubo su un torso di metallo che, impugnando dei coltelli, striscia fuori da un’esplosione. Sono anni in cui la fantascienza è più rivolta a messaggi e storie positive, dove non fa paura l’altro, ma Cameron non è di quella idea. Scrive un film cupo e violento, per il quale, a uno Schwarzenegger che vuole interpretare il futuro padre di John Connor (quel Kyle Reese fragile interpretato poi da Michael Biehn) dice “il film non parla dei buoni, il film parla del Terminator”.

Una pellicola che lancerà Cameron verso altre grandi produzioni come Aliens: Scontro finale. Una pellicola che lancerà Schwarzenegger dopo Conan verso i pezzi grossi, costringendolo ad allenarsi per settimane a caricare, smontare e rimontare armi senza mai guardarle e senza sbattere le palpebre per avere lo sguardo più fisso possibile.

Ci sono infiniti aneddoti, su Terminator, che parlano dei problemi produttivi che ancora oggi hanno lasciati strascichi nei rapporti tra regista e Schwarzenegger nei confronti della Orion, che doveva distribuire il film. O di come la prima idea di Cameron fosse di mandare due Terminator indietro nel tempo, un robot e uno di metallo liquido e di come rinunciò perché la tecnologia non gli permise di rendere quell’idea, fino a The Abyss e, quindi, a Terminator 2.

Ma al di fuori di tutto, Terminator rimane un film che è invecchiato benissimo. Che ancora oggi, 31 anni dopo, regge il confronto con film più moderni. Che prende una trama di fantascienza e ne fa un film slasher, quasi un horror. Schwarzenegger uccide nel corso di meno di due ore di film, una quantità di gente che nessun film, oggi, reputa più un numero accettabile. Personaggi portanti, ruoli che in una pellicola moderna si salverebbero, vengono falciati via con la semplicità e la tranquillità di chi sa di avere cose più importanti da fare che soffermarsi su quel poliziotto (la missione è dare la caccia a Linda Hamilton e al suo orribile taglio di capelli, forse l’effetto speciale più spaventoso dell’intero film).

Sullo sfondo c’è Skynet, il computer/intelligenza artificiale che sarà il nemico portante di tutta la saga, che intravedremo solo più avanti, che non è mai veramente presente, ma che permea tutti film con la sua presenza, il suo essere pericolosa, spietata, intenzionata ad annientare la razza umana. Skynet è la mente dietro tutto quanto e non si cessa mai di sentirne il fiato sul collo e di trovarsi a dire che sì, certo, magari seghiamo il Terminator, però c’è ancora Skynet da sconfiggere.

ilbeback

Oh non l’avevo ancora citata, giusto?

Terminator riesce nel tentativo di diventare un film di culto, di infilarsi nell’immaginario collettivo e di non schiodarsi più da lì e, dopo 31 anni, a cercare ancora di farne parte, di dare vita a storie simili, a idee simili. Ci sono momenti di Terminator (lui che si affaccia alla porta di casa e chiede “Sarah Connor?”), ci sono frasi (l’ovvia “I’ll be back”) e ci sono scelte visive (la “sfera” che annuncia l’arrivo di uno che ha viaggiato nel tempo) che conoscono anche persone che il film non lo hanno mai visto.

E poi c’è in assoluto la mia scena preferita, quella che si svolge al di fuori della pellicola. James Cameron si stava occupando del montaggio finale e John Daly, il produttore esecutivo, che considerava la pellicola un filmetto da poco buono solo per incassare qualche soldo, diceva che la storia doveva finire con l’esplosione del camion sul quale c’è il Terminator ancora in forma umana. James Cameron gli rispose “Vaffanculo! Il film non è ancora finito!”. Come si fa a non amarlo?

Terminator – IMDbWikipedia

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi "Perché sto guardando Step Up 4?". La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po' di importanza ce l'ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 30 Giu 2015, and is filled under Binge-watching, Scuse per parlare di film.

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