Roadmap to Terminator Genisys – Terminator: Salvation


terminator salvation

Premesso che ho molti amici sequel, forse con Terminator dovevano fermarsi al due. Perché non tutti i sequel nascono uguali: ci sono quelli diretti da James Cameron o George Miller che tipicamente sono meglio dell’originale (anche quando l’originale è di James Cameron o George Miller), poi ci sono tutti gli altri che tipicamente prendono l’originale, che è ormai un limone quasi completamente spremuto, e provano a estrarne ancora qualche goccia nella speranza di dare al pubblico qualcosa che abbia vagamente ancora lo stesso gusto. Ma, di solito, non va.

T4, in un certo senso, è un’eccezione.

Le premesse per la disfatta c’erano tutte: dare la direzione in mano a un mediocre regista senza nome (dico letteralmente, visto che si tratta di McG), mettere due galli (Christian Bale e Sam Worthington) nello stesso cyber-pollaio, dare la sceneggiatura ad autori di provata refrattarietà alle opere di spessore (tanto che Bale pare abbia tirato in ballo Jonathan Nolan per metterci una pezza), diffondere (apposta?) la registrazione di un Christian Bale che sul set manda affanculo il direttore della fotografia Shane Hurlbut (e si potrebbe continuare). Tutto farebbe insomma presagire un disastro.

Invece no. Terminator Salvation non è un brutto film, a tratti è anche molto bello, e a parte le debolezze della sceneggiatura ha una sola grande cosa che non va: non è un film della serie Terminator. Se si fosse intitolato “Guglielmino va in campagna a cercar l’amore suo” lo spiazzamento provato durante la visione non sarebbe stato maggiore.

In breve, la storia racconta le vicende di due protagonisti che si dipanano dopo un olocausto nucleare (che sarebbe il Judgment Day di T2 e T3, ma è assolutamente irrilevante): il primo è John Connor (stranamente lo stesso nome del personaggio protagonista dei primi film, ma è assolutamente irrilevante) interpretato da Bale, un Batman più carismatico di Batman che combatte come combatterebbe Batman nelle fila di un esercito umano impegnato in una guerra senza speranza contro un’intelligenza artificiale che comanda miriadi di robot assassini (anche qui il fatto che sia proprio Skynet è irrilevante); l’altro è Marcus Wright, un ruolo “doppio” interpretato da Worthington (che poi si sarebbe di nuovo sdoppiato in Avatar), che vende il proprio corpo di condannato a morte a un diavolo interpretato dall’efficacemente orribile Helena Bonham Carter e che si ritroverà resuscitato, più forte e più veloce come un novello Steve Austin.

Wright è un cyborg, lo so, sembra lo spoiler del secolo, ma la produzione era talmente certa del fallimento del progetto che decise di rivelare quello che potrebbe essere il più importante twist del film già nel trailer, la cui natura ambigua sarà molto importante nell’incontro/scontro con Connor e negli avvenimenti che seguiranno. A fare da tramite un bravissimo Anton Yelchin nella parte di Kyle Reese futuro (ma nel passato) padre di Connor.

Quindi non è lo stesso limone. Il pattern “umano che combatte una guerra senza speranza contro un singolo robot imbattibile”, aggiornatosi poi in “umano che combatte una guerra senza speranza contro un singolo robot così imbattibile che l’altro robot che adesso aiuta l’umano sembra improvvisamente battibilissimo” viene abbandonato a favore di un plot più complesso con due storie altrettanto importanti che si intersecano, robottoni giganti (e un film con robottoni giganti è per definizione bellissimo), moto-robot e milioni di robot che ricordano sì il T-600 di The Sarah Connor Chronicles e il T-800 di Terminatoriana memoria, ma sono spesso (non sempre, anche la suspence vuole la sua parte) molto più vulnerabili.

E poi non c’è nemmeno lo straccio di un viaggio nel tempo! (sto dicendo che in fondo in fondo i sequel devono essere per forza ripetizioni a pappagallo dell’originale? Forse lo sto dicendo, chiedo un attimo a Cameron e Miller cosa ne pensano).

Ammetto che l’idea di raccontare con maggiore dettaglio quel futuro che Cameron aveva solo accennato con poche magnifiche pennellate qua e là nei primi due film fosse affascinante e il quindicenne di allora che ha dovuto aspettare 25 anni rimanendo quindicenne poteva veder realizzato un suo sogno, però la chiave di lettura giusta è liberare il film dalle catene di Terminator, fare finta che non sia un sequel e gustarselo così, come un action movie ben costruito, ricco di colpi di scena e dramma, immerso in un universo a sé stante molto ben concepito lasciando intatto il desiderio dell’eterno quindicenne di vedere DAVVERO, un giorno, quel futuro dipinto da Cameron.

Menzione speciale alla peraltro bellissima Bryce Dallas Howard, figlia di Richie Cunningham, che vince il premio speciale “ma lo scazzo che ho addosso a fare questi film di cui non mi frega niente ho letto sì la sceneggiatura ma mi pare un po’ confusa mi tocca anche baciare Bale che ha l’alitosi recito male apposta”.

Guglielmino va inAH NO, Terminator Salvation – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 05 Lug 2015, and is filled under Binge-watching, Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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