The Cabin in the Woods: ovvero Drew Goddard ci odia. Tutti.


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La composizione artistica che campeggia sopra il caminetto di Drew Goddard

Ti perdono, Drew.
E guarda che non è stato facile. Perché dopo sei stagioni di Lost, e la relativa parabola discendente che tutti conosciamo, niente incute più disagio delle parole “dagli autori di Lost”. Però poi, all’epoca, ho visto Cloverfield, e ho capito che potevo dare un’altra occasione a te e ad Abrams. Soprattutto a te.

(Inutile dire che, da qui, proseguite la lettura a vostro rischio e pericolo di spoiler per chi non avesse visto il film)

The Cabin in The Woods è il secondo film scritto (e in questo caso anche diretto) da Drew Goddard, dopo appunto Cloverfield, ed è una nuova dimostrazione di quanto costui abbia in odio l’umanità (direte: aveva scritto Lost, si poteva capire. Ok, ma va detto che i suoi episodi sono tra i migliori dell’intera serie). La cosa bella, in un certo senso, dei suoi film è quel suo malcelato disprezzo verso il concetto di “lieto fine” di cui troppo sembrano schiavi da sempre. Per capirci: in Cloverfield non si salva nessuno dei protagonisti, in The Cabin In The Woods non si salva nessuno proprio, in World War Z (il suo terzo lavoro di sceneggiatura) si salvano i protagonisti, ok, ma di gente ne muore veramente, veramente tanta.

Joss Whedon (un nome una garanzia) e Drew Goddard riescono a realizzare un film “di paura” incastrato in un triplice gioco di scatole cinesi, rimescolando tutti i canoni del genere, deridendoli affettuosamente, esasperandoli fino al grottesco, stilizzandoli all’eccesso, ma legandoli saldamente l’uno all’altro. Il risultato è uno degli horror migliori degli ultimi anni, che – sembra banale da dire, ma ci ho pensato molto, giuro – spiazza veramente lo spettatore, perché ci vuole un bel po’ a capire cosa sta effettivamente succedendo.

I temi del terrore sono, ognuno per sé, piuttosto semplici:

1) Un gruppo di ragazzi del college decide di passare un week-end in una casa sperduta nei boschi (un giorno qualcuno mi spiegherà l’attrattiva di questo tipo di vacanza): per intenderci, siamo dalle parti (vabbè, l’avrete capito, è ovvio) di La Casa (The Evil Dead) di Raimi.
2) Però, però… La verità è un’altra: i ragazzi sono vittime di un… cosa? Un esperimento? Un reality? Insomma, sono osservati. Ripresi. Manovrati. Tutto l’ambiente che li circonda sembra essere un enorme set da incubo (tranquilli, questa cosa si scopre in sì e no dieci minuti di film).
3) No. C’è di più. La verità è un’altra ancora. Ma quella dovrete scoprirla da soli. Spoiler va bene, però dai…

Così come l’impareggiabile coppia Richard Jenkins (Six Feet Under) e Bradley Whitford (West Wing) dirige l’intera, raccapricciante operazione di regia alle spalle degli inconsapevoli sfigati di turno, così Drew Goddard e Joss Whedon fanno altrettanto con l’immaginario dello spettatore, portandolo di volta in volta a un livello superiore di orrore, che culmina con la più grandiosa, affollata e meravigliosamente disgustosa mattanza della sequenza finale, in cui l’amore viscerale (ehi! è proprio il caso di dirlo!) per l’horror si dichiara a tutto campo, si fa spettacolo totale, come un gigantesco fuoco d’artificio, a sua volta coronato da… beh, diciamo “un bel botto”. Quando dico che non si salva nessuno, non sto scherzando.

Non aspettatevi di avere paura in senso stretto. Siamo lontani dalle atmosfere dei classici della tensione costante (penso a The Ring, a Shining, all’Esorcista, ma penso anche a tante altre pellicole di livello inferiore – molto inferiore), così come siamo ben lungi dal giocare con semplici trucchetti abusati come l’improvvisa alternanza dei piani sonori. Qui non c’è bisogno di fare booo allo spettatore. Basta raccontargli una storia per riempirlo di un orrore più profondo, totale, senza uscita.

Mettetevi comodi.

Una curiosità a caso
I gamers più appassionati, gli spettatori più attenti e – in generale – i nerd più coriacei potrebbero notare, nella gigantesca carrellata di mostri che precede il delirio finale, alcuni degli “infetti speciali” di Left 4 Dead, un allegro sparatutto horror realizzato dalla Valve Corporation e uscito nel 2009. Drew Goddard stesso ha raccontato su Reddit, qualche mese dopo l’uscita del film, che stava lavorando a un’espansione per il sequel del gioco, poi abbandonata per il collasso economico della MGM. Gli sviluppatori del gioco furono così gentili da “prestare” a Goddard alcune delle creature in questione per riempire alcuni dei cubi in cui, all’interno del film, i vari mostri vengono tenuti prigionieri prima di essere mandati in scena. “E io avevo un sacco di cubi da riempire”, disse Goddard.

Quella Casa Nel BoscoIMDbWikipedia

Leonardo Leonardi
Odiato su internet come “Il Maestro”.
Libraio saccente, barman sarcastico, nerd vanitoso. Cresciuto (malissimo) tra gotico, fantascienza e Tolkien, disprezza il realismo e va al cinema solo a vedere astronavi, elfi, supereroi e tanto sangue. Legge tantissimo ma per fortuna non ha mai scritto un romanzo. Odia il mondo reale.

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This article was written on 11 Set 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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