Old Jackie is old: The foreigner


Mi chiedevo, mentre guardavo il film di Martin Campbell: ma quando a un attore o a una attrice, per la prima volta, propongono il ruolo del padre o della madre, che gli passa per la testa? È il momento in cui si comincia a capire che il tempo passa e che la tua carriera sta andando verso una direzione dove certi ruoli ti sono praticamente obbligatori e altri te li puoi dimenticare?

Di Jackie Chan si possono dire un sacco di cose, ma una che gli va riconosciuta è che non è mai stato un attore che ha sempre voluto l’imbattibilità dei suoi personaggi. Per quanto atletici, per quanto capaci di cose incredibili (ma sempre con quel tocco di incredulità da parte di loro stessi), sono sempre stati umani e hanno sempre preso la loro dose di ferite e colpi, contrariamente ad altri attori action. Ai tempi di In fuga per Hong King, raccontò che avrebbe voluto che il suo personaggio venisse sconfitto, alla fine della pellicola, ma che non gli era permesso dalla produzione, che non poteva accettare un film in cui Jackie Chan non fosse il vincitore.

Tutto questo discorso mi è tornato in mente, mentre guardavo The foreigner, e guardavo Chan, un uomo di 62 anni ancora capace di azioni atletiche, ma che, interpretando un sessantenne, lo fa con tutte le difficoltà, i rallentamenti e i problemi di qualcuno le cui articolazioni, i cui riflessi e il cui fisico non possono comparare quelli di un ventenne.

 

Non ho comunque detto che non spacca i culi, eh?

“Ma – direte voi, miei piccoli lettori – chi vuole vedere Jackie Chan che zoppica?”.
La risposta è che Qwan, il suo personaggio, è un uomo ferito. Lo è fisicamente e lo è emotivamente (la figlia muore in un attentato di una branca sconosciuta della IRA). Cerca i colpevoli, lo fa in maniera violenta e ripagando i sospetti con le stesse armi con cui gli hanno portato l’ultimo membro della sua famiglia (bombe di tutti i tipi, ovunque) e lo fa senza pietà. La persona che guardava con me il film, a un certo punto, ha detto “non mi aspettavo di vedere Jackie Chan fare il cattivo”, ma la verità è che non fa il cattivo, ma, banalmente, che usa gli stessi metodi dei cattivi per cercare giustizia.

A fargli da contraltare c’è Pierce Brosnan, ex membro violento della IRA, ora passato dal lato del tavolo delle trattative pacifiche, che si ritrova a cercare di capire chi ha effettuato l’attentato (e quelli che verranno), mentre, da un lato, Jackie Chan lo minaccia e, dall’altro, comincia a emergere una cospirazione di cui Brosnan potrebbe o no fare parte.
Intorno a loro il governo, la gente comune, una Irlanda che vive ancora nel conflitto tra passato e presente.

The foreigner non è un classico film di Jackie Chan. Le sue famose scene acrobatiche sono praticamente assenti, salvo una rocambolesca fuga da una casa, ma le scene d’azione presenti sono dirette con mano sicura da Campbell, che mette in scena una spy story classica dove la trama si svolge su tre piani: la ricerca dei colpevoli da parte di Chan, i giochi di potere di Brosnan e gli attentati di questa cellula terroristica di cui nessuno sa niente.

Pur non essendo quello che ci si potrebbe aspettare, guardando il trailer, il film non annoia, ma riempie le sue due ore con grazia e momenti emozionanti (ma anche qualche momento in cui rallenta e perde il ritmo, come se non sapesse bene come far coincidere le diverse trame). Netflix lo ha messo online giusto oggi e quindi non avete neanche la scusa di dover uscire di casa, per andarlo a vedere.
Fossi in voi, una possibilità gliela darei.

Lui è Jackie Chan e approva questo messaggio.

The foreigner – WikipediaIMDb

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 10 Gen 2018, and is filled under Scuse per parlare di film.

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