The Great Wall ovvero Il manifesto della sobrietà


Benvenuti ad una nuova puntata “Se avessi dieci anni questo sarebbe il mio nuovo film preferito”. Oggi vogliamo parlarvi di un film nuovo di zecca di un autore che ha fatto delle arti marziali e delle leggende cinesi il punto di forza della sua carriera, riuscendo ad essere notato in tutto il mondo. La foresta dei pugnali volanti, “Hero” e La città proibita sono solo alcuni titoli delle sua filmografia a forte tinte wuxia. Oggi parliamo del grande ritorno al cinema che conta di Zhang Yimou con The Great Wall.

Matt Damon. Pedro Pascal. Mostri. Slow motion. 3D. C’è bisogno di aggiungere altro? No perché essenzialmente The Great Wall, grossa co-produzione tra Cina e Stati Uniti, è proprio questo. La trama non è importante, non c’è nulla da comprendere se non la morale grossolana scritta in fronte di ogni interprete con un Uni Posca indelebile nero, ovvero l’avidità rende l’uomo simile alle bestie, che dalla mezz’ora in poi viene snocciolata così tante volte come se fosse il ritornello di una canzone dei Backstreet Boys. Ma, non preoccupatevi, andate oltre. Sospirate, afferrate qualche pop corn e masticatelo, date un bacio alla vostra compagna che avete trascinato al cinema salvo comprendere dopo cinque minuti essere futuramente costretti ad accompagnarla al nuovo film di Muccino. Perché The Great Wall sarà grossolano, sarà a tratti eccessivamente e fastidiosamente buonista ma è allo stesso tempo divertente e una semi-gioia per gli occhi di voi bambini interiori. Svariati milioni di dollari per il Gods of Egypt asiatico.

Dicevo, la trama non è fondamentale. Ci sono Matt Damon e Pedro Pascal nel ruolo di Mercenario fenomeno duro e di Mercenario fenomeno simpatico che vanno in Cina per rubare della polvere da sparo. Il problema è che arrivano due giorni prima del consueto attacco sessantennale di questi misteriosi mostri nati dopo la caduta di un meteorite (giuro che in questa frase è tutto vero). Seguiranno minuti su minuti di strategie di combattimento inimmaginabili con feritoie e lame che escono dalla Grande Muraglia per dirne solo una a caso, meravigliose sequenze in slow motion che vanno di pari passo alle sequenze in 3D. E non un 3D alla Avatar, non uno di quelli che

“Sì, l’ho girato in tre dimensioni nativo per aumentarne il coinvolgimento e dare la possibilità agli spettatori di gustarsi la profondità degli ambienti”.

Zhang Yimou usa le tre dimensioni dure e pure di San Valentino di Sangue e di The Final Destination. Quelle che se in scena ci sono armi lunghe e appuntite vanno puntate verso la camera, quelle che se una freccia viene scagliata il tempo rallenta per permetterti di gustartela pienamente mentre arriva nell’occhio dello spettatore, quelle che se un mostro balza fuori da un banco di nebbia deve balzare comunque all’esterno dello schermo cinematografico. E va benissimo così.

“Più in alto! Punta ‘sta lancia più in alto!”

Il cast, nonostante le consuete polemiche che hanno incolpato la produzione di aver scelto un protagonista bianco all’interno di un contesto cinese, recita con meno pilota automatico di quanto potrebbe essere prevedibile. Certo, nessuno da Oscar, nessuna interpretazione così intensa da far fuoriuscire lacrime (questo compito è affidato agli occhialini 3D) ma Matt Damon e Pedro Pascal (Narcos, Game of Thrones) sembrano quasi divertirsi, c’è una discreta alchimia tra i due e qualche battutina può portare lo spettatore al sorriso. Vince a mani basse il premio “Ritiro l’assegno e torno a casa”, Willem Defoe in un ruolo che non rivelerò perché è davvero l’unico colpo di scena che può fornire la sua intera partecipazione in questa pellicola. Starete dicendo, e gli attori asiatici? E proprio per questo vi cito Tian Jing che dove la metti sta, ha una sola espressione ma regala momenti di divertimento durante le scene d’azione.

Insomma, incassi USA a parte, The Great Wall è un grande giocattolone in cui eserciti colorati combattono in maniera pazza e creativa mostri realizzati con una CGI bruttina. Una variante asiatica dell’assalto alla Barriera di Game of Thrones sotto steroidi. Non da gridare al miracolo, sia chiaro, però gli istanti di pausa sono pochi, l’azione molta e l’incredulità a tratti raggiunge il livello “Risatina isterica”. Non so che ne pensate ma è sempre bello tornare ad avere dieci anni per un’oretta e mezza ogni tanto.

Tipo così ma con più green screen.

The great wall – IMDbWikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 27 Feb 2017, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?.

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