“The Greatest Showman” ovvero la magia del Cinema


Signori e signori preparatevi al grande show. Forse potrà essere (meravigliosamente) considerato un pelo kitsch, forse i leoni in CGI non sono all’altezza, ma il suono di ogni singola nota vi entrerà nel sangue, il ritmo vi possederà (in confronto Pazuzu è un dilettante) e i brividi percorreranno su e giù la vostra schiena, se amate i musical e il cinema tutto. Perché The Greatest Showman è amore, è amicizia, è una storia sull’accettazione, sul trovare il proprio posto nel mondo. The Greatest Showman è il motivo per il quale amare il cinema e continuare a sperare nell’umanità.

E così mi sembra di aver abbassato le aspettative, no?

Michael Gracey dopo aver diretto… nulla, sceglie la storia di Phineas Taylor Barnum per il suo esordio nel cinema da regista. Certo, i biopic vanno di moda, ti portano diretti agli Oscar in certi casi, ma a Gracey non interessa. A lui interessa lo spettacolo, interessa l’intrattenimento quello bello, quello in grado di non lasciarti andare per nemmeno un secondo, capace di inumidire gli occhi dall’emozione e che ti obbliga a ricercare tutte le energie per evitare di saltare sulla poltrona a ritmo di musica. Quindi trasforma la spettacolare vita di un uomo di spettacolo in un grande spettacolo. Perché The Greatest Showman è innanzitutto il “greatest show”.

P. T. Barnum (Hugh Jackman), uomo di povere origini, è ambizioso, vuole essere rispettato e vuole concedere un futuro da sogno alle figlie e alla moglie (Michelle Williams). Licenziato dal suo impiego di contabile riesce a ottenere un prestito per mettere in piedi un grande progetto: un museo delle meraviglie che si trasformerà in un enorme circo con animali, trapezisti e i cosiddetti freak. Una roba che Orfei levati. Riuscirà a formare un bel gruppo composto dalla classica donna barbuta, gemelli siamesi, un uomo totalmente tatuato, un “piccoletto” e una coppia di fratelli trapezisti con la sorella interpretata dall’ormai lanciatissima Zendaya. Ma la strada non sarà in discesa, anche dopo l’alleanza con Zac Efron, un giovane scrittore teatrale dell’alta società. Rivolte, tradimenti, nuovi amori e incidenti tenteranno in tutti i modi di mettere il bastone tra le ruote alla famiglia. Perché di questo si tratta, di famiglia. Di felicità e di amore. Di uguaglianza.

Ci sei mancato, Zac Cantante.

In un’America colpita dal ciclone Trump, The Greatest Showman riporta il cinema dei buoni sentimenti al suo massimo livello in cui le morali positive sono così impossibili da schivare anche correndo a zig zag nella platea cinematografica. Ma non è fastidioso o retorico: tutto è perfetto, niente è eccessivamente mieloso e stucchevole. La storia  non ha tempi morti, può forse essere prevedibile, ma qui entra il fattore musical a travolgerti del tutto e lasciando lo spettatore senza scampo. Grazie alle musiche composte dall’esperto John Debney qui al salto qualitativo in carriera nonostante sia già responsabile di alcuni importanti lavori (non ve li dico, andate a cercarli da soli) e ai testi del duo Benji PasekJustin Paul (LA LA LAND, santiddio), il film di Gracey infila una sequenza impressionante di numeri coinvolgenti ed efficaci usando un montaggio mai banale.

Le coreografie sono ben studiate e sfruttano ogni singolo elemento della scenografia e degli interpreti che dovrebbero essere obbligati per contratto a girare un musical ogni anno. Mette in scena un grande spettacolo moderno: la musica è pop, ma le declinazioni sono molteplici tra valtzer, dance pop anni ‘80 alla Michael Jackson, indie folk alla Mumford and Sons e via così. Una decina di canzoni che non vedrete l’ora di ascoltare di nuovo per cantarle a squarciagola sotto la doccia. O dentro la vasca. O in qualsiasi modo vi laviate. Se vi lavate.

Loro però non ci sono.

The Greatest Showman è il cinema classico nella sua forma più moderna, più estasiante, più avvincente e trascinante. Un musical in grado di farvi amare le persone dalla prima all’ultima: sì, anche quella che non trova le monete alla cassa del supermercato mentre voi reggete trentasei bottiglie d’acqua da un litro e mezzo. Ma anche quella che, uscendo dal mezzo pubblico, si ferma davanti alla porta impedendo a coloro dietro di continuare la loro strada. Andate al cinema, guardatelo, emozionatevi e preparatevi a uscire dalla sala con il sorriso. Perché questa è la potenza del cinema. Questo è Cinema.

The Greatest Showman – WikipediaIMDb

Giacomo Borgatti

I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 02 Gen 2018, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?.

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