Quel pasticcio brutto di The Interview


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Succede che un film prodotto da una casa cinematografica crei dei problemi alla sua casa produttrice. È una vecchia storia: attori che muoiono sul set o finiscono sotto le luci della ribalta per droga o prostitute; budget sforati; scene isteriche di registi e sceneggiatori. Poi arrivano Seth Rogen, James Franco, la Sony, Kim Jong-Un e la Corea e tutto passa a un livello così superiore che non si può fare a meno di parlarne. O di scriverne, com’è successo nello scambio di mail che segue, tra il sottoscritto e l’ottimo Oddbody. Disclaimer: citando l’apertura di 24, gli avvenimenti che seguono vengono raccontati in tempo reale, man mano che la giornata scorreva e le notizie venivano fuori.

FC: “Dunque, riassumiamo: Rogen e Franco scrivono e girano un film dove due tizi vanno a intervistare Kim Jong-un e la CIA li incarica di ucciderlo. Dopo la messa online del trailer, il 24 Novembre il network della Sony viene hackerato da un gruppo che si fa chiamare Guardians of Peace che annuncia di essere entrato in possesso di tutta una serie di documenti e mail private della società e che pubblicherà tutto, se non verrà ritirato il film di Rogen e Franco dal mercato. Oggi, 18 Dicembre, dopo un paio di settimane di mail rese pubbliche, la Sony annuncia che non intende più distribuire il film (si parla di un costo di 42 milioni, che andrebbero persi).
Ma è tutto vero?
Perché l’idea di mossa pubblicitaria mi attanaglia, però alcune mail pubblicate erano talmente cattive che sarebbe suicida farlo, se si ha il reale controllo della cosa.”

Oddbody: “First things first (c’entra una mazza ma è una tale soddisfazione dirlo): ma ADESSO, in una scala che va da 3 days to kill a Guerre Stellari – Episodio VII: Il risveglio della Forza, quanta fotta ha il mondo di vedere The Interview? Quella è la parte in cui noi dietrologi sospettosi pensiamo al marketing. Però in realtà pare siano state le catene di cinema a decidere di togliere dalla programmazione il film, dopo che sono stati minacciati attacchi terroristici, quindi o è tutto un complicatissimo schema per far aumentare gli introiti dell’on demand oppure forse davvero hanno paura.
D’altra parte: OK Kim Jong-Un che muore, i dati sui profitti della Sony ecc., ma come al solito la cosa che più fa godere sono i rilievi dei produttori sugli altri. Diosanto come mi piace quando si infamano alle spalle.”

FC: “Io sono di parte, perché ho visto il trailer e ho capito che avrei visto il film solo se passasse su Sky e avessi ancora spazio disponibile sull’hard disk per registrarlo. Da qui era nato il dubbio della trovata pubblicitaria, magari a seguito di test screening che erano andati molto male.
Però poi guardi le mail uscite e, come facevi presente, c’è un misto di meraviglia sui giudizi sulla gestione della Sony e sugli altri attori e di stupore davanti a certe idee buttate lì (c’è una mail meravigliosa dove si ipotizza un cross over tra Men in Black e Jump Street, definendola “una cosa potente e fichissima“). Io ogni volta che leggevo un nuovo leak mi immaginavo i responsabili Sony come il meme del cane con occhiali e cravatta, davanti al computer, con la scritta “Non ho idea di cosa io stia facendo”.”

Oddbody: “Jonah Hill e Channing Tatum prossimi MiB? Sono già in coda, soprattutto se torna il carlino arrapato. Vabbé ma sto andando avanti. Un dubbio che mi viene è perché sarebbe necessario tutto ‘sto sforzo pubblicitario per un film della ballotta di Rogen, che tutto sommato con la simpatia e la cazzonaggine dei protagonisti il suo lo fa sempre (altra parentesi: quanto saranno debitori di Dan Aykroyd e Chevy Chase? È una curiosità che devo togliermi): Facciamola finita ha fatto 126 milioni con 32 di produzione ed erano tutti abbastanza soddisfatti. D’altra parte non credo si aspettino cifre da franchise Marvel – anche perché son riusciti a rovinare il più importante supereroe che avevano, sfigati – per cui voto per la sincerità. Anche perché ecco, se per farti pubblicità fai filtrare delle mail in cui scherzi sulla razza del Presidente degli Stati Uniti sei abbastanza vicino al concetto di fail

FC: “Sul debito dello spirito SNL direi che c’è poco da discutere e, anzi, si baciassero i gomiti, da questo punto di vista.
Chiudo la questione leak segnalando le battutacce su Angelina Jolie, le lamentele sull’incapacità di gestire brand e marchi (c’è un bel passaggio su “ci abbiamo messo cinque anni a fare uscire un nuovo Spiderman. Ma Harry Potter non esce ogni due o tre anni?”), su James Horner che confessa di non avere musicato Spiderman 2 e di esserne contento perché è un film tremendo. In generale la Sony dà l’idea di essere una barca allo sbando completo con gente che si muove a tentoni e non riesce a capire cosa fare e come sia l’andamento del mercato. Il che, sia chiaro, non esclude che sia così per tutte le compagnie, ma loro hanno avuto la sfortuna di vederlo rivelato a cani e porci.
Quindi, se la faccenda di The Interview non è una astuta mossa pubblicitaria, ma il frutto di minacce di attentati nei cinema (il che, comprensibilmente, spaventa) a cosa siamo davanti? Perché questo sarebbe il precedente assoluto che contraddice la notoria legge “l’America non tratta con i terroristi” (legge che viene ripetuta a ogni film in cui ci sono l’America e i terroristi. Film prodotti anche dalla Sony, tra l’altro. Vedi come tutto quadra, alla fine?)”.

Oddbody: “Le battutacce su Angelina Jolie”: o dolce musica. Perché a parte essere improbabilmente fica per incidente genetico ella emerge dalla mail come un enorme ego che viaggia sulle ali di un talento tanto risibile quanto inconsapevole: cioè, veramente vuole farsi un film in cui lei fa Cleopatra? E vuole Fincher? Io credo che come esseri umani abbiamo il dovere morale di desiderare che questo film si faccia, che le spese si dilatino a dismisura grazie ad alcune incongrue richieste della protagonista (possibilmente coinvolgenti il suo esercito di bimbi) e che alla fine sia una merda KOLOSSALE a livello almeno di Noah. Peraltro, una cosa che mi ha sempre stupito è quanto Angie abbia fatto in tutto cinque film dal 2008, tutti abbondantemente irrilevanti tranne l’ultimo eppure sia ancora venerata: le mail di Rudin e Pascal spiegano in realtà perché nessuno voglia lavorare con lei e rimettono un po’ più in asse la Terra. (Aggiungerei, a rafforzare la tua tesi sulla Sony un po’ in ambasce, la travagliata storia produttiva del biopic su Jobs).
Quanto alla tua domanda, è una brutta domanda (cioè è bella, è brutta ogni possibile risposta): siamo davanti al secondo hacking riguardante Hollywood dell’anno, ma questa volta non sono i telefonini di attrici che hanno 12345 come password. Siamo di fronte a una catena di cinema che per evitare il rischio di una bombetta ritira il film e alla Sony che a quel punto si adegua. In realtà è una situazione in cui non puoi che perdere: se tieni il film fuori nonostante le minacce e poi succede qualcosa è un disastro, se lo ritiri e non succede niente è un disastro. Puoi però fare il grosso su Twitter, diritto che molti stanno esercitando con entusiasmo”

FC: “A me fa sempre molto sorridere quando prendi qualcuno di notoriamente ingestibile e poi ti lamenti che è ingestibile. Tipo Sorkin, che io adoro, ma non è conosciuto per essere uno con il carattere facile e con il quale lavorare sia una passeggiata. Quindi gli dai in gestione la tua biopic su Steve Jobs che, ipoteticamente, dovrebbe essere una delle tue punte di diamante e poi dai fuori di testa perché c’è qualche problema nella realizzazione.
Angelina Jolie e David Fincher. Cioè. Tempo tre mesi e ci trovavamo il plastico del set da Vespa, a ricostruzione dell’efferato omicidio (che poi, al di fuori di chi interpreti e di chi diriga, ma davvero, nel 2014, vogliamo ancora vedere un maledetto film su Cleopatra, per la miseria? Poi cosa? I film su Ercol…oh…).
Intanto è notizia di poco fa che l’amministrazione Obama conferma che ci sia un qualche coinvolgimento della Corea del Nord direttamente, con tutta la faccenda.
Io credo che fermare l’uscita sul mercato sia la cosa giusta da farsi, fino a quando non si hanno le idee più chiare sull’accaduto. Ma rimane il fatto che questo è, forse, il primo esempio reale di cyber terrorismo, reale perché colpisce cose sotto gli occhi di tutti e che tutti possono capire. Non stanno attaccando un oscuro ufficio per la sicurezza o buttando giù un sito della NSA, stanno colpendo il cinema accanto a casa tua e quindi tu, cittadino medio, annuisci e pensi “ah ecco”.

Oddbody: “Penserei anche che magari me lo vedo a casa, se fossi in un paese dove comprare un’arma è quasi più facile che comprare un biglietto del cinema. Seth e James capiranno (Rogen è anche canadese, che gli frega a lui). Quindi ricapitolando: gli spettatori non puoi obbligarli ad andare, i gestori di cinema non puoi obbligarli a proiettare il film, la Sony non puoi obbligarla a distribuirlo. Non è una decisione del governo che si piega ai terroristi, è un comportamento che emerge dalla giustificata paura per sé stessi. Quello che mi pare manchi dall’equazione è la parte in cui i buoni (si fa per dire) prendono i terroristi e impediscono loro di nuocere ai bravi cittadini che vogliono andare al cine a Natale.
(Un film su Cleopatra lo vedrei pure, posto che Fincher a fare il peplum non ce lo vedo, ma quello che temono alla Sony sono tre ore di inquadrature della Jolie con mezzo sorriso in cui gli altri le girano attorno dicendo “oh come sei fica Cleo, oh come sei bella Cleo, sei troppo la migliore Cleo”)”.

FC: “Sento puzza di Oscar.”

Oddbody: “Niente, fermate le rotative: pare che in Sony avessero una cartella che conteneva le password denominata “PASSWORD” e che la password per quella cartella fosse “PASSWORD”. Non sono i cyberterroristi nordcoreani a essere abilissimi, sono loro che se fossero il cane con la cravatta sarebbero già meglio di ora.”

FC: “OK. Se per te va bene chiuderei tutto questo postando la canzone di Avenue Q intitolata “Schadenfreude”, perché non provavo così tanto imbarazzo da quando Mel Gibson si mise a urlare contro gli ebrei da ubriaco.”

Oddbody: “Non potevi trovare finale più appropriato.”

 

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 19 Dic 2014, and is filled under Le storie del cine, Scuse per parlare di film.

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