The Martian: la lotta di un uomo contro la pellagra


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Matt Damon, l’uomo più salvato dell’universo

Appaio con una certa “oculatezza” sulle nostre pagine (che è poi un modo elegante per dire che, quando uno dei miei colleghi Folli sente quella vibrazione nella Forza che indica l’imminente arrivo di uno dei miei pipponi sulla fantascienza, cerca il più vicino centro di reclutamento dell’ISIS), ma chi ha letto una delle mie recensioni sa bene che una delle mie fissazioni, ok, la mia fissazione principale, OK, LA MIA MANIACALE FISSAZIONE, sono gli WTF narrativi e scientifici.
Ora, a parte quel minimo che ci si può aspettare per rendere scorrevole e interessante la storia di uno che ha perso il bus ed è rimasto su Marte, questo film è incredibilmente e meravigliosamente privo di WTF.

Dovrei essere il recensore maniaco più felice del mondo.
Invece no.

Intendiamoci: c’è un tizio su un altro pianeta. Ci sono astronavi. C’è la scienza. Per me è una festa. Aggiungeteci della birra rossa e delle tette grosse (invertite gli aggettivi a piacere) e potrebbe essere il Paradiso.
Però, sentendo l’obbligo etico del Bravo Recensore (ahahahahah), cercherò di essere il più obiettivo possibile.

E, obiettivamente, per uno spettatore che non è intimamente nerdone come il sottoscritto, il film temo possa essere, uhm, noioso?

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Ciao, sono Matt Damon. Mi hanno detto: “Vai su Marte, è pieno di patate!”

Allora, abbiamo Ridley Scott, che è un regista esagerato, anche se nell’ultimo decennio sembra capace di fare qualcosa di decente solo se non gli danno mano libera nella sceneggiatura. E qui la sceneggiatura è perfetta, dato che è la trasposizione di un ottimo libro (o, almeno, che mi dicono ottimo, dato che, volontariamente, ho aspettato di vedere il film per leggerlo, temendo di esserne influenzato). Infatti, per quel che riguarda regia, effetti speciali, tempeste marziane, inquadrature, spettacolo per gli occhi, è tutto assolutamente wow (scusate, a volte non posso fare a meno di usare il linguaggio di noi giovani).

Poi abbiamo Matt Damon, l’uomo più salvato del cinema occidentale, che, comunque, risulta certamente più credibile in questo film che, ad esempio, in Interstellar (film che, però, ho amato mille volte di più).

Poi abbiamo Marte, astronavi, Jessica Chastain, della quale, per controbilanciare la fighitudine ultraterrena, veniamo a sapere che ascolta gli Abba e che fa la cacca puteolente quanto quella di un diplodoco, Kate Mara che, le va riconosciuto, riesce nella notevolissima prova d’attrice di risultare simpatica come una malattia sessualmente trasmissibile, sia pure nei circa tre minuti di girato in cui la vediamo protagonista, I ROBOTTONah, no, quelli no, purtroppo.
Abbiamo cose che dovrebbero esaltarci come non mai.

Ma la storia.

Ragazzi, la storia.

Ora, io non voglio dire che mi attendo alieni che visitano le miniere di Marte e poveri schiavi umanoidi, però, forse e dico forse, la storia di un insegnante di chimica del liceo che decide di sopravvivere su Marte cercando di diventare un irlandese del 1800, lottando contro l’incipiente avitaminosi, è un pochino al di sotto delle mie aspettative.
Di nuovo, non c’è nulla che non quadri, non ci sono marchiani errori nello svolgimento logico degli eventi, ma aspettarsi che lo spettatore venga incredibilmente affascinato dallo scoprire che si possa ottenere acqua usando ossigeno e idrogeno ottenuto per catalisi da idrazina, o che le patate possano crescere utilizzando la cacca stivata sottovuoto, forse, almeno nel mio caso, è aspettarsi un po’ troppo.

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Ciao, sono Matt Damon e voglio dichiarare guerra alla Svezia

Il fatto è che non basta il tormentone su quanto faccia schifo la discomusic e l’utilizzo di un po’ di scienza, ben usata, ma non certo sconvolgente (“ehi, è incredibile, la terza legge della dinamica!” – ” Vuoi salire a casa mia così ti faccio vedere la mia collezione di pepite di potassio che esplodono a contatto con l’acqua di rubinetto?”), per creare un capolavoro della SF e, temo, neppure un interessante film di SF.

Quello che ne viene fuori, grazie anche al fondamentale contributo della NASA, è un film da vedere in una serata infrasettimanale, se fuori il tempo non è particolarmente mite.
Sia chiaro, mi tiro fuori immediatamente da una delle polemiche che ho sentito in questi giorni: quella di chi sostiene che The Martian non sia proprio fantascienza, dato che nel film appaiono solo tecnologie più o meno esistenti.

Cari amici, con tutto l’amore che provo per voi, questa affermazione è una effervescente castroneria.

La fantascienza è, prima di qualunque altra cosa, narrativa di anticipazione. Non richiede necessariamente di svolgersi nel lontano futuro, non richiede per forza tecnologie e leggi della fisica non ancora scoperte, non richiede neppure di svolgersi nello spazio, richiede solo ed esclusivamente uno sforzo di immaginazione rispetto al nostro quotidiano.
E dato che, al momento, di astronavi che vanno su Marte, non ce ne sono, dato che un disperso nella Vallis Marineris non è qualcosa che potreste verosimilmente vedere al TG1 delle 20, The Martian è fantascienza.

Semplicemente, è fantascienza per le scuole medie, poco affascinante, poco visionaria, tutto sommato. È fantascienza anodina.

Poi, non sia mai, meglio un film di fantascienza che scivola via pulito, ben fatto, ben girato, rispetto a tanta merda che ci viene propinata diuturnamente (e dalla quale neppure un tubero viene cresciuto), ma ecco, non aspettatevi troppo da questo film. Prendetelo per quello che è, uno spottone per la NASA e per noi nerdoni che godiamo della consapevolezza che nello spazio il meteorismo non è fonte di imbarazzo. È propulsione.

Però, parafrasando proprio il vecchio Ridley, nello spazio nessuno può sentirti sbadigliare.

Poi, ovviamente, io andrò a vedere qualunque nuovo film nel quale ci sia Marte, nel quale ci siano astronavi, ma soprattutto nel quale ci sia Jessica Chastain.
O anche Kate Mara.
Magari nel quale stia zitta per tutto il tempo.
Magari nuda.

The Martian – Wikipedia – IMDb

Blogger, flamer, joker, midnight talker, playing my music in the sun, ma soprattutto cretino.

4 Comments

  1. Fenchurch
    novembre 2, 2015

    però dai, la propulsione da depressurizzazione… lì si sono giocati la credibilità scientifica.
    A me è piaciuto, e avrei detto forse più scorbuto che pellagra, o forse entrambi:)

    • Daniela Elle
      novembre 5, 2015
      Daniela Elle

      Intanto che l’autore arriva a risponderti, che bello Fenchurch in casa de Gli 88 Folli <3

    • Ubikindred
      novembre 5, 2015

      Mmmh, dici? In effetti ho qualche dubbio sulla possibilità di usare una decompressione esplosiva come mezzo di reazione, più che altro per l’impossibilità di predizione della spinta generata, con un certo grado di precisione, ma l’idea di per sé non è antiscientifica, via.

  2. Ubikindred
    novembre 5, 2015

    P.S.
    Per lo scorbuto, invece, ho scoperto che le patate sono un alimento consigliato. Ammetto che non me l’aspettavo.

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This article was written on 01 Ott 2015, and is filled under Non è il mio genere, Parlo mai di astrofisica io?, Scuse per parlare di film.

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