The Visit: datemi due dentiere e vi spaventerò il mondo


Dovete sapere che, nella mia testa, tengo una speciale classifica della fiducia a livello cinematografico e che Shyamalan non è particolarmente in alto, soprattutto dopo Wayward Pines, una delle serie tv più deludenti degli ultimi anni.

Possiamo dire che Shy (posso chiamarti Shy, vero?) si trova subito sotto Steven Spielberg al quale, ormai, la demenza senile ha portato a far produrre qualsiasi progetto venga appoggiato sulla sua scrivania; anche se la battaglia per la posizione è ardua e ci sono spesso sorpassi e contro sorpassi che rendono la scaramuccia avvincente.

Dopo After Earth, l’unica posizione a cui Shyamalan poteva ambire nel mondo della produzione cinematografica era forse quella del ragazzo del catering.

Ma c’è un uomo in grado di far resuscitare i morti con un tocco, uno che dopo una carezza su quei riccioloni indiani e qualche piccola parolina sussurrata nell’orecchio, “Night, alzati e cammina”, è stato in grado di ridare a Shy quella fiducia che ormai il mondo del cinema pareva aver trasferito a Josh Trank (Oops!). L’uomo è Jason Blum ed è qui per risolvere la situazione.

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“Stavate parlando di meeeeee?” (cit.)

Per capire com’è andato questo ritorno al cinema del nostro dobbiamo affidarci ai potenti mezzi della scienza. Dopo ore ed ore di sperimentazione condotte nei sotterranei della redazione de Gli 88 Folli  su spettatori solitamente rapiti all’uscita delle proiezioni natalizie dei cinepanettoni, gli scienziati hanno donato al mondo l’infallibile metodo recensorio: lo Shyamal-o-rama, uno strumento che suddivide l’analisi in determinati punti cardine. Prego i professori di iniziare con la sperimentazione per capire se The Visit segna il grande ritorno di Night o se anche per oggi possiamo dormire tranquilli. L’avete capita? Che fine umorismo!

1. La trama in breve. I figli di una madre divorziata, scappata di casa all’età di 17 anni, vogliono conoscere i nonni. Nonostante qualche remora, la madre acconsente alla richiesta così mentre lei andrà in crociera con il suo nuovo compagno, loro prenderanno un treno per andare da quell’amabile coppietta di anziani nella speranza di passare una settimana tra ricordi, risate, dolci e abbracci. Che sarebbe andata davvero così se non fosse che i nonni hanno qualcosa di strano. Parecchio qualcosa di strano.

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Della serie Natale con i tuoi, Pasqua chi lo sa.

2. Sono riuscito a vederlo tutto in una sola volta? Sì, devo proprio dire di sì. E questo è dovuto da un insieme di cose, capeggiate dalla breve durata della pellicola. Un’ora e mezza scarsa e tutti a casa. In secondo luogo troviamo una storia semplice con dei classici cliché del genere “Sospettorio” (ovvero “gente che sospetta altra gente”. Si dice così, vero?) che riesce a mettere in scena una buona quantità di tensione con qualche sequenza niente male come la partita a nascondino sotto la casa. Quindi la tensione c’è anche se non in grossissime quantità e si ha l’impressione che si sarebbe potuto spingere ancora di più sull’acceleratore. Ma, ehi, che film di Shyamalan sarebbe senza il colpo di scena casuale che ti spiega la situazione?

3. C’è il colpo di scena che non t’aspetti, ma che sai che c’è perché è un film di Shymalamalama? Eccome se c’è. Accolto con strabuzzamento di occhi alternato a risata isterica, questa volta si tratta del colpo di scena più realistico, credibile e verosimile di tutta la sua intera filmografia passata e, sicuramente, futura. Si rimane increduli ma, dopo qualche istante di riflessione, si decide di crederci, di stare al gioco. E un po’ mi duole dirlo ma funziona.

4. Momento in cui ho pensato “oh mio Dio, basta, ti prego, basta”. Un solo momento ed è quello sui titoli di coda: il rap del ragazzino protagonista che racconta gli avvenimenti successi in tutto il film, cercando di fare il simpatico, cosa che a questo benedetto ragazzino non riesce quasi mai. Perciò se il momento “oh mio Dio, basta” arriva alla fine, direi che il Night ha portato a casa un buon risultato.

Fai il simpatico, gli hanno detto.

5. Varie ed eventuali. È un found footage. Così, secco, non vi avviso nemmeno che ve lo sto per dire. Ma, in tutta sincerità, è uno dei found footage meno realistici, più cinematografici e quindi più studiati degli ultimi anni che non reca nessun disturbo e pare quasi un film tradizionale con stacchi e quanto altro. Che sia un ritorno al low-budget è chiarissimo anche dal punto di vista del casting: aldilà di qualche attore conosciuto (uno cioè Kathryn Hahn) gli altri hanno quel retrogusto di “li ho già visti da qualche parte ma non so dove”, cosa che non fa altro che bene alla pellicola che riesce a coinvolgere il giusto. Su tutti l’eccellente performance della nonna matta alias Deanna Dunagan che mai vorrei incontrare per strada di notte e nemmeno al pranzo di Natale con i parenti. Essenzialmente l’unico personaggio che si porta il film sulle spalle, prendendosi la responsabilità di qualsiasi momento tensivo e creando tutte le scene con “spaventerelli” o “momenti bubusette”, decidete voi come chiamarli. Oltre alla scelta degli attori, la scelta di dedicarsi ad un progetto più minimalista giova a Shyamalan nostro che riserva un pelo più di attenzione alla storia e a quei quattro personaggi in croce che popolano la scena per un’ora e mezza senza divagare su salti temporali di duemila anni con l’umanità trasformata in mutanti da non si sa cosa (spoiler, lo so dovevo scriverlo prima).

E allora? Mister Night ci consegna un buon prodotto efficace e ben realizzato che però non pareggia i conti con tutte le delusioni passate, presenti e, sicuramente, future. Shyamalan ci ricorda di non essere artisticamente morto e ci conferma la necessità di un buon produttore che lo affianchi. Ma soprattutto il pregio principale di The Visit è che riesce a riportare in auge nel cinema horror la figura dell’anziano matto e imprevedibile che tanto mancava. A cento di queste dentiere.

The Visit IMDb Wikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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