PRENDI UNA DECISIONE – LA RECE DI THOR: RAGNAROK


La mia teoria – totalmente priva di fondamenti empirici, ovviamente  – è che il vaste programme della Disney e del Marvel Cinematic Universe gli sia un po’ scappato di mano: ovvero, mano a mano che si va avanti diventa sempre più difficile mantenere alta l’attenzione del pubblico e di conseguenza portare al cinema le solite legioni di spettatori.

La Fase 1 era facile: noi fanboys Marvel (cioè, io ero più un fan dei mutanti e dell’Uomo Ragno, però fa niente) non volevamo altro che vedere finalmente i nostri eroi lì sullo schermo, con un budget imponente e degli effetti in grado di render loro giustizia, mentre lo spettatore novizio poteva godersi una serie di storie di origini e appassionarsi anche senza essere a conoscenza dei decenni di continuity e delle molteplici incarnazioni dei personaggi.

Nella Fase 2 eravamo già tutti presi e pronti a urlare “Zitti e prendete i miei soldi” in coda davanti alla cassa dell’IMAX, ma siccome il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista il risultato è stato, in alcuni casi, molto sotto alle attese: penso a Iron Man 2, Thor the Dark World, anche Age of Ultron tutto sommato non è riuscito del tutto (quantomeno nelle intenzioni del suo creatore).

Io prima della Fase 2

Poi sono arrivati la Fase 3, il proliferare degli universi cinematografici espansi (per esempio quello DC e – ahem – il Dark Universe), il fatto che i personaggi importanti cominciano a scarseggiare o sono di proprietà di altre case di produzione, un certo affievolirsi dell’entusiasmo anche dello spettatore più semplicione (this guy).

La sensazione è un po’ che il MCU stia diventando una serie TV con episodi di due ore e il season finale rappresentato dal film degli Avengers, tutti con la stessa identica struttura (eroe è forte – appare cattivo fortissimo – eroe è battuto – eroe torna – eroe vince). Mi immagino la riunione dei capoccioni Marvel/Disney con Kevin Feige che si siede e dice “Ok raga, dobbiamo impedire che il pubblico si stanchi del prodotto anche se gliene propiniamo un’overdose, perché dobbiamo continuare a contare i fantastiliardi: datemi una mano” e i suoi collaboratori che gli rispondono “lol Kevin, un’altra?”

(scusate)

In ogni modo, è evidente che i supereroi in sé non bastano più e che c’è bisogno di dargli uno stile che non sia semplicemente quello di “pupazzetti in mutande che si menano”: così arrivano Shane Black a dirigere Iron Man 3, la Marvel con le droghe, la commedia, ancora più commedia, la commedissima.

A questo punto, siccome la commedia ha avuto successo ma magari lo spettatore è quasi saturo di risate, spalle comiche e battutine, la Marvel saggiamente cambia idea e punta su… più commedia. Ma neanche: Thor: Ragnarok è praticamente la parodia di Thor, però è una parodia che – dalle premesse alle conseguenze – ha enormi conseguenze sulla continuity del Dio del Tuono, tanto che mi chiedo se in futuro non dovranno essere rettificate.

Mood: così

Sì, ma com’è? La risposta, per quanto mi riguarda, è: non lo so. Cioè mi sono divertito, però ho continuato a oscillare tra la risata e lo sgradevole pensiero che forse, al povero Thor, ne stessero facendo un po’ troppe e tuttora, a una settimana di distanza, non mi sono ancora deciso. Per questo vi faccio raccontare il film dalle vocine che ho in testa (che, in questo caso, hanno anche dei nomi), nella speranza che prima o poi la farmacologia faccia il suo dovere.

IPSUMOR IL MALMOSTOSO (L’ACCUSA)

Ricapitolando: per il terzo capitolo del Dio del Tuono, capitolo che ha nel titolo la fine degli Dei (nel senso di: fine, kaputt, stop, perché la mitologia norrena prevede che un giorno finisca tutto), viene chiamato Taika Waititi, che è neozelandese, ha diretto un paio di film indipendenti che sono piaciuti parecchio e ha una visione camp, colorata e caciarona.

Così, Waititi prende la sua idea, i miliardi della Disney, urla “Ma a noi che cazzo ce ne frega”, toglie a Thor tutta la prosopopea e la solennità e gli fa vivere un’avventura picaresca in cui ogni momento cerca di far ridere. Sul serio: a parte la cattiva Hela, gli altri personaggi sono praticamente tutti dei comic relief. Thor è scanzonato e furbetto, Loki è ormai uno dei buoni anche se magari si presta a qualche inganno a fini comici, Hulk (che avevamo lasciato tormentato dal suo amore impossibile per la Vedova Nera) parla e strappa più di un sorriso, Jeff Goldblum porta la sua dose di bizzarria divertita e fa le smorfie spassose, Waititi si riserva la parte di un mercenario di roccia dal cuore d’oro che, ovviamente, è buffissimo e ha pure un amico/animale che fa i versi, Skurge il tirapiedi di Hela ha come unico ruolo quello di essere ridicolo. L’incontro tra Thor e il Dr. Strange è una comica e la scena del teatro ha tre cameo da mandibola per terra – due e mezzo, via – che fanno ridere anche solo per i nomi degli attori coinvolti.

Persino Surtur, uno dei più temibili nemici di Thor, fa la figura del semplicione e viene preso in giro con irrisoria facilità.

Ma anche così

Ora, so che il Manuale del Buon Recensore prevede, alla pagina uno, che uno si debba dimenticare la fonte e guardare il film in sé stesso, senza lasciarsi influenzare dalla fedeltà al canone letterario, fumettistico, videoludico o quello che è: però che un film del Dio del Tuono sia una serie di siparietti comici in cui i personaggi fanno tutti ridere non so se riesco ad accettarlo.

 

HALDOL L’ENTUSIASTA (LA DIFESA)

Ma finiscila. Thor: Ragnarok è divertente e ha un pregio che molti altri film del MCU non hanno: osa. Se il timore era quello di fare una serie di episodi ripetitivi incentrati sui singoli supereroi, il film di Waititi si distingue per il coraggio di portare dei cambiamenti veri nella vita, negli affetti e persino nell’aspetto di Thor. Il numero di eroi che muore è superiore a tutti gli altri film Marvel messi assieme e per una volta rende l’antagonista una minaccia credibile, non il solito megalomane capace di farsi infinocchiare da un tizio che balla.

In più le battaglie sono filmate benissimo, con una colonna sonora perfetta (anche se, a dirla tutta, con Immigrant Song in sottofondo è capace di gasarti anche il filmino della comunione del cuginetto. Fidati, ci ho provato) e piene di immagini che rendono giustizia non solo al personaggio di Thor, ma addirittura alla mitologia a cui si ispira.

Per esempio

Poi sì, il tono sarà particolarmente leggero, ma perlomeno gli attori sono tutti convinti e si vede che si stanno divertendo. Cate Blanchett è la migliore Hela possibile, Tessa Thompson la mia nuova futura seconda moglie, Chris Hemsworth aggiunge un’altra sfumatura al suo Thor e Jeff Goldblum non ha l’aria di essere lì solo per incassare il cachet alla fine delle riprese. Persino Idris Elba coi dreadlocks sembra più convinto del solito: lamentarsi di questo film è da eterni insoddisfatti che non saprebbero riconoscere una cosa buona nemmeno se li pestasse sul naso con un martello forgiato dal cuore di una stella morente.

 

IL VERDETTO

Thor: Ragnarok passa velocissimo. Succedono un milione di cose, è girato alla grande, ha un cast in gran forma. Lo riguarderò più volentieri di molti altri film Marvel e continuerò ad avere l’impressione che non c’entri molto con Thor.

Ecco, forse sarei più tranquillo se sapessi che è un episodio di What The–!?, la serie di autoparodie della Marvel che è stata pubblicata tra il 1988 e il 1993. In effetti, peraltro, uno dei numeri conteneva una parodia degli Avengers che si chiamava i Revengers, che guarda caso è proprio il nome che Thor dà alla sua banda mentre volano a salvare Asgard. Vuoi vedere che…

In ogni modo, sinceramente ora spero in Black Panther di Ryan Coogler per portare un po’ di – occhio alla parolaccia – politica in questo mondo di tizi in costume.

Thor: Ragnarok – IMDbWikipedia

Luca Traversa
Passa sull'internet senza lasciare traccia e spera di continuare così. Ha due o tre ossessioni e non fa nulla per tenerle per sé.

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This article was written on 14 Nov 2017, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.