Saw: Legacy – Le cose belle purtroppo finiscono


Ero seduto in un bar in una qualche zona di Milano poco prima di entrare in sala. Un’amica mi narrava le sue vicissitudini sentimentali, di come la cosa fosse in crisi, di come i dubbi l’attanagliassero, di come non sapeva se lasciar andare o se gettarsi all’improvviso in una situazione che avrebbe potuto comportare numerose difficoltà. Non sono cose che si risolvono in una chiacchierata, sono cose che necessitano di tempo.

Cosa c’entra con il ritorno dell’Enigmista al cinema? Tutto.

Aspettative.

Ci sono voluti sette anni prima di avere un nuovo sequel della saga di Saw prima che la Lionsgate decidesse che era il momento di tornare a riabbracciare un personaggio tanto amato dai fan (e dai commercialisti della casa di produzione). Viene ingaggiata una coppia di registi reduci da qualche successo minore (Predestination, sopravvalutato secondo me) che si firma con il nome di Spierig Brothers. Tutti assieme decidono di gettarsi in una situazione che, dopo sette film, avrebbe solo potuto comportare numerose difficoltà. Se non fosse per lo smanioso desiderio hollywoodiano di sfruttare qualsiasi gallina dalle uova d’oro defunta (in questo caso letteralmente), l’Enigmista sarebbe rimasto un personaggio uscito di scena con una qual certa dignità. E, invece di decidere di lasciarlo andare, di far sì che esso potesse restare semplicemente un affettuoso ricordo nei cuori degli amanti del cinema horror, hanno perseverato consegnando al pubblico un sequel dimenticabile e doloroso.

L’Enigmista sembra ritornato. Una serie di cadaveri iniziano a comparire in giro per la città (quale? La Città) e i detective Halloran e Hunt si convincono che sia entrato in scena un emulatore. Ma è davvero un emulatore? O è davvero lo stesso Enigmista che, santo cielo, sono quattro film che è morto con la gola tagliata, come accidenti pensate che sia possibile che sia ancora lui. In contemporanea un nuovo gioco ha inizio: personaggi dal carisma di cartone vengono uccisi uno ad uno perché colpevoli di stupide ingenuità (vince su tutti quello che ha venduto una moto con i freni che non andavano e quindi l’acquirente si è schiantato due minuti dopo). Seguono colpi di scena, sangue e ritmo frenetico.

Emozione.

I piccoli pregi di Saw – Legacy ve li dirò subito, così da togliermi il dente nonostante il dolore persista per tutti i 91 minuti di durata. Parte a razzo, diverte, intrattiene, è semplice, non ha bisogno di tante introduzioni e non perde tempo perché se sei in sala a vederlo sai davanti a cosa ti trovi. Grazie a una sottile vena umoristica, forse la vera arma a doppio taglio dell’intera pellicola, la vicenda scorre e strappa qualche sorriso grazie a one-line e gag non troppo originali ma decentemente sparpagliate. Ma se la saga di Jigsaw non conteneva umorismo un motivo c’era.

Perché se il film racconta lo svolgimento di un sadico gioco, anche lo spettatore ha l’impressione che il film voglia giocare con lui. Tutto è così pulp, così stereotipato e fumettistico che è impossibile tornare a credere che ci sia un pazzo sadico che predica morali sterminando destra e a manca. La cupezza dei primi sei (il settimo già andava in una direzione più grottesca e goliardica) viene a mancare e, quindi, anche la credibilità. Per non parlare, come già affermato poco fa, del carisma dei personaggi: tutti sono macchiette e anche i veri protagonisti e il malvagio del film, che non starò a rivelare considerando che si tratta dell’unica sorpresa (già vista) dell’intero film, non trasmettono quella determinazione e quella cattiveria, quella viscidità e delusione che i protagonisti delle altre pellicole possedevano. Tutto è approssimato, messo in scena solo per intrattenere.

Affetto.

E così i monologhi moralistici dell’Enigmista tendono ad annoiare, le sue motivazioni per uccidere si fanno flebili e meno difendibili, sino a quando cadono completamente una volta compresa la cronologia narrativa. Anche quando compare Tobin Bell in scena (l’interprete originale dell’Enigmista) abbiamo la sensazione che in questo 2017, in questa nuova direzione e interpretato in questa maniera, non ci sia più spazio per lui. Un cameo che equivale a una strizzata d’occhio al pari di tante altre messe in scena solo per accalappiarsi il seguace più accanito. E, badate bene, lo sono. Ho avuto un mezzo brivido al “Voglio fare un gioco con voi” e al “Vivere e morire, fate la vostra scelta” o quando un portone di magazzino viene chiuso come nel finale del primo film. Ma non è abbastanza. Questo lo abbiamo già visto, siamo fedeli e ce lo facciamo andare bene ma l’aggiornamento non è dei migliori, anzi. Tipo Windows Vista.

Concludendo, Saw – Legacy è l’ottavo (e qui lo metto nero su schermo anche ultimo) capitolo di una bella e divertente saga in grado di introdurre un linguaggio da serie tv nel mondo del cinema horror che aggiornato in questo modo non è accettabile. L’unica soluzione è andare avanti, tutti assieme, senza rancori, inserendo ogni tanto il dvd nel lettore per omaggiare i bei tempi passati, sorridendo mentre si ricorda una fase della vita che ormai è passata.

L’Enigmista è morto. Lasciamolo riposare.

 

Saw Legacy – IMDbWikipedia

 

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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