Tommaso di Kim Rossi Stuart


Nel 2006 Kim Rossi Stuart esordisce alla regia con un film che mi ha fulminato. Era il racconto di una famiglia destabilizzata dal continuo andirivieni di una madre che non riusciva a pensarsi come tale. In quel film il nostro bel Kim interpretava il padre, un uomo che con tutti i suoi difetti comunque tentava di tenere in piedi la baracca a volte anche facendo male a se stesso come ai suoi figli, Viola e Tommaso. Uno normale, che vive come la vivrebbero molti di noi una situazione abbastanza di merda. Ma il vero protagonista era il figlio maschio. Un Alessandro Morace sul cui futuro al cinema avrei scommesso soldi e che invece non si è più visto manco da lontano. Era lui che infatti nel corso del film compiva un percorso di crescita vera e da bambino iniziava a passare a quella fase più complessa in cui ti accorgi che tuo padre non più l’essere perfetto che credevi e che anzi ogni tanta cala stronzate mica da ridere. Insomma a me Anche libero va bene (2006) era piaciuto molto.

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Ora con Tommaso è come se Kim avesse fatto crescere di colpo quel ragazzino e ce lo presentasse quarantenne e con tutti i problemi che si è trascinato nell’età adulta. Tommaso, che guarda caso è proprio il nome del ragazzino di Anche libero va bene, è un attore con ambizioni velleitarie di regia e sceneggiatura. Però Tommaso è anche e soprattutto un uomo che non riesce ad avere con le donne un rapporto degno di questo nome. Ne è ossessionato in maniera quasi adolescenziale, spoglia letteralmente con gli occhi qualsiasi cosa abbia fattezze femminili, si immagina di scoparci, ma poi al momento del dunque non ci prova nemmeno, oppure – se le cose vanno bene – dopo un po’ di convivenza le fa scappare via con la sua glaciale inadeguatezza.

Tutto pare cambiare quando Tommaso incontra una ragazza simpatica e verace che lavora nell’agriturismo dei genitori in cui sta pranzando il gruppo di amici che lo ha trascinato fuori casa dopo l’ennesima rottura sentimentale.

Per la sua opera seconda Kim Rossi Stuart sceglie un tono un po’ più scanzonato anche se rimane intatta la voglia di fare un film serio su un tema che spesso da noi viene trattato in chiave comica. Del resto non è un caso se il film è stato presentato fuori concorso a Venezia 73.

Come l’altra volta la regia è molto interessata alle sbroccate di Kim e alle sue fragilità anche se stavolta si intravede la volontà di misurarsi più con dei problemi interiori che con quelli che rielaborare quelli che vengono da fuori. Per Tommaso, evidentemente crescere è stato un procedimento più faticoso che per molti altri e la cosa viene fuori nella corazza emotiva che indossa quasi sempre quando parla con le donne anche se spesso è in mutande o poco più. Di base Tommaso vorrebbe crescere, vorrebbe sbloccarsi e liberarsi di una madre che non ha mai saputo come dimostrare il suo amore al figlio. Il punto è che non sa bene come si faccia e soprattutto ha una paura terrificante di farlo.

Il punto di Tommaso però è anche che quando non si inquadrano le donne non riesce a convincere più di tanto.

Intendiamoci, il film è pieno di donne e Tommaso le spoglia tutte e tutte rappresentano un aspetto diverso dell’essere femmina che è bello ritrovare attraverso delle splendide ragazze nude. E tutte queste donne nude hanno un loro peso nella psicologia di Tommaso, così come ne ha il sesso splendido e appagante quando viene sognato e invece routinario quando fatto davvero. Non credo sia solo un problema di controfigure se le scopate che ci vengono mostrate sono solo quelle immaginate e mai quelle reali.

Ecco, se questo è vero, è vero pure che quando Tommaso deve fare i conti con se stesso, quando deve portare avanti un discorso che vada oltre un particolare che si intuisce essere preso anche dalla storia personale del regista romano fa molta fatica.

In particolare gli elementi simbolici di cui il film è strapieno funzionano fino a un certo punto e diventano alibi per evitare dei passaggi problematici. La storia della relazione di Tommaso con Cristiana Capotondi è emblematica: si passa dal primo appuntamento alla convivenza e da questa a un’ultima scenata fatta di urla di odio. Non si capisce se è stato lui a prenderla per il culo, se lei era disperata e voleva prendersi un uomo purché sia, se la mamma le ha fatto un filtro d’amore. C’è lo schema e basta.

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Nonostante questa sua incompiutezza di fondo è anche giusto dire che le opere seconde per un regista sono quelle danno più grattacapi, specialmente se l’esordio è stato fulminante come in questo caso.

Tommaso cerca di appoggiarsi al cinema di Moretti senza averne la forza dello sguardo e poi tenta la strada onirica senza riuscire ad essere convincente. Difetti che spesso e volentieri distruggono moltissimi film italiani e che invece su di lui in fin dei conti scivolano via abbastanza placidamente, forte di un tema che sente veramente suo e di alcune buone intuizioni che contribuiscono a salvare il film.

Insomma Anche libero va bene era molto più bello e solido, ma dal conto mio non solo spero che non sia questo l’ultimo film diretto da Kim Rossi Stuart ma anche che per il prossimo non si debbano aspettare altri dieci anni.

Tommaso – IMDb – Wikipedia

Pilloledicinema
Appassionato di cinema, vivo a Palermo. Per ogni film che vedo scrivo in 140 caratteri una minirecensione su Twitter. A volte non mi contengo e ne vengo a parlare anche qui.

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This article was written on 29 Set 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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