Unbreakable Cenerentola, o della leggenda di quella gran culo


cinderella-disneyscreencaps.com-4Tutte le favole prendono vita dai libri. E tutti i Grandi Classici Disney emergono da un librone, letteralmente.

Sono volumi giganti, intarsiati e preziosi adagiati su un letto di velluto che si aprono come per magia. Il lucchetto si sgancia e le pagine si sfogliano tra castelli che dominano villaggi in terre lontane lontane, foreste intricate fuori dal tempo e capilettera barocchi. Poi tutto prende vita e i disegni di carta diventano animati.

La Cinderella di Sir Branagh compie semplicemente lo step successivo e, con naturalezza, si fa tridimensionale.

E basta.

Mai definizione di live action è stata più calzante.

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C’è Lady Rose ma non siamo a Downton Abbey.

C’era una volta un gentiluomo il quale in seconde nozze si pigliò una moglie che la più superba non s’era mai vista con due figlie che in tutto e per tutto la somigliavano. Dal canto suo, il marito aveva una ragazza così dolce e buona che non si può dire: doveva queste qualità  alla mamma, che era stata la più brava donna di questo mondo”.

È sufficiente l’intro della fiaba classica di Perrault per capire come Cenerentola non sia solo incarnazione dell’innocenza e della purezza, ma profondamente intrisa di quell’ottimismo sfacciato che l’avrebbe poi resa una principessa Disney perfetta. Se nel cartoon del 1950 il suo candore bonario tra uccellini turchesi e topi logorroici la rendeva simpatica e naïf, oggi Cenerentola è oggettivamente insopportabile: quel sorriso sempre stampato sul viso, il motto di gentilezza e coraggio ripetuto come mantra, costretta alla schiavitù senza la benché minima volontà di ribellione o un moto di amor proprio.

Lily James non è un Unbreakable Kimmy Schmidt ottimista e ingenua. È bionda e lobotomizzata. Una vita passata a subire le più turpi angherie per poi incontrare – per caso – il principe più azzurro del creato, innamorarsi al primo sguardo, aspettare l’intervento della Fata Madrina e [SPOILER] riuscire a realizzare i propri desideri fino al [SPOILER] per sempre felici e contenti.

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C’è Daisy ma non siamo a Downton Abbey.

La voce off (estenuante) di Helena Bonahm Carter introduce ogni momento del film come se avessimo di fronte un manuale pop-up dai colori sgargianti e pieno di didascalie che non osa mai distaccarsi dal materiale di partenza e vi si aggrappa con anacronistica tenacia. Tutto così curato e minuzioso da diventare una noia mortale.

Non ci vuole molto a fare meglio di Maleficent, ibrido che aveva tentato un punto di vista alternativo della fiaba (fallendo, ma quantomeno provando). Se è già in cantiere La Bella (Emma Watson) e la Bestia (Dan Stevens, non si esce dal tunnel di Downton Abbey) e Tim Burton ha già confermato la sua versione di Dumbo (…) ciò non toglie che l’ondata di favole al cinema sia stata finora un successo solo per le casse degli studios. Successo sonante.

Non è finita: il 2 aprile (con soli 4 mesi di ritardo) è in arrivo da noi in sala Into the woods di Rob Marshall, basato sull’omonimo musical di Stephen Sondheim. Nel film troviamo tra gli altri personaggi Raperonzolo, i fagioli magici, Cappuccetto Rosso e di nuovo Cenerentola, interpretata stavolta da Anna Kendrick.

Once upon a time overload. Insomma anche basta.

Gira gira, alla fine ho scelto il modello Bonham Carter.

Ma c’è un aspetto che viene potenziato e migliorato in questa nuova Cinderella, una componente accessoria che qui nella versione “tangibile” diventa essenziale: i costumi. Tutti gli abiti sono sfarzosi e barocchi come poche altre volte è capitato di vedere su grande schermo. Ogni stoffa brilla e luccica, dal look drag queen delle sorellastre agli Swarosky piazzati o-v-u-n-q-u-e, décolleté e capelli compresi. La scena del ballo a palazzo è un’esplosione di merletti e crinoline da far girare la testa e le giravolte di Cenerentola sono a dir poco ipnotiche. Mai i 6 metri di velo colore del cielo sono stati così sfavillanti.

E un discorso a parte merita la nuova Lady Tremaine. Madre arrivista e matrigna senza cuore, Cate Blanchett si rivela villain meravigliosa (poteva essere altrimenti?), di certo la miglior scelta di casting del film. Praticamente una rivisitazione acida della sua Katharine Hepburn in The Aviator di Scorsese (Sandy Powell è la costumista di entrambi i film), emerge dall’oscurità come un’attrice noir, fa colazione in vestaglia leopardata, indossa cappelli a falda larga con veletta incorporata ordendo complotti e conservando sempre sguardo severo e portamento glamour. Una vera diva.

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Ho detto che questa NON è Downton.

A fine visione l’impressione è quella di aver ammirato un fuoco d’artificio luccicante e superfluo.

A presentare una Cenerentola in carne e ossa ci aveva poi già pensato nel lontanissimo 1998 il buon Andy Tennant col suo La leggenda di un amore – Ever after, uno di quei film rimasti nel limbo invalicabile della sottovalutazione e che andrebbe riscoperto oggi dopo averlo noleggiato da Blockbuster sul finire degli anni ’90. Il confronto con questa nuova versione allo zucchero filato è tutta a favore di Drew Barrymore/Danielle, eroina protofemminista emancipata che legge l’Utopia di Thomas More, tira di scherma e si sente (finalmente!) stretta in una vita che non sente sua.

Una storia che inserendo nell’intro gli stessi fratelli Grimm cercava una parvenza di realismo inedito e risultava un esperimento riuscito, romantico senza troppa melassa, con una protagonista (anche fisicamente) sincera e una Angelica Houston – matrigna dalle espressioni creepy ammantata di aura gotica. Senza topini chiacchierini o bacchette magiche (ma con Leonardo da Vinci deus ex machina!), Ever after aveva (ha) il grande pregio di dare una visione originale in un periodo in cui al cinema non esisteva niente di simile.

Come recitava il finale, non è tanto importante il per sempre felici e contenti, ma l’aver vissuto in assoluto.

Comunque ero arrivata prima io.

Del resto, quando capita questo famoso lieto fine? chiede Vivian alla sua amica Kit, sedute al tavolino a bordo piscina. Per chi si è davvero avverata la favola?

Ma ovvio: per le ragazze che sono gentili e coraggiose, che non smettono di credere che i sogni siano desideri, non disperano nel presente ma credono fermamente.

Appunto.
Il sogno realtà diverrà solo se sei quella gran culo di Cenerentola.
O Julia Roberts.

[L’immagine sfuma e diventa acquarellata, compare una cornice di tulle, carrellata all’indietro della macchina da presa, gli archi in sottofondo, un coro a tutto volume, il fruscio delle pagine, il librone si richiude.]

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The End

Cinderella – IMDbWikipedia

Uzzo
Nasce a Cavifornia e viene svezzato da Walt Disney e John Hughes. Dopo aver visto E.T. per la prima volta a 8 anni decide di chiedere asilo al videonoleggio. Si ricorda quando a nessuno interessavano le serie tv. Ama saltare a conclusioni affrettate. Nel 2010 diventa farmacista per errore. Parla attraverso le t-shirt.

2 Comments

  1. Fede
    aprile 7, 2015

    Secondo me è un pò troppo severa questa recensione. E’ vero, l’incorruttibilità e l’ostinazione di Ella nell’essere sempre buona e gentile con tutti non sono di questo mondo però alla fin fine che scelta ha lei? Ok, ribellati, scappa di casa ( cosa che tra l’altro nel film tenta di fare, quindi cosi tanto passiva a me non sembra) ma poi? che fai? Ella non è una capace di sopravvivere nel mondo esterno, è costretta a rimanere con la sua infernale famiglia perchè è l’unica cosa che le rimane. Una famiglia di merda, ma meglio della solitudine. Non ho mai capito l’accanimento sul suo essere troppo buona e troppo remissiva. E’ Cenerentola purtroppo, se le togli quelle che sono le caratteristiche intrinseche del suo nome non è più Cenerentola ma diventa un’altra storia. Bello il paragone con Ever After dove però, nonostante la Barrymore sia un pò più sveglia e intraprendente di Lily James, Cenerentola è sempre sotto lo schiaffo della matrigna e anche il fatto che abbia il coraggio di rispondere alle sue cattiverie o di prendere a pugni la sorellastra non me la rende tanto diversa dalla Ella di Branagh. Sono diverse caratterialmente ma restano sempre due versioni di un unico personaggio che la storia vuole debba essere “sottomesso” (almeno a un certo punto)

  2. Uzzo
    aprile 10, 2015
    Uzzo

    Hai perfettamente ragione quando dici che Cenerentola / Ella, nella persona di Cenerentola (LOL), sia uno stereotipo estrapolato da una matrice letteraria ferrea. Ma la versione con la Barrymore prendeva una strada profondamente diversa e aveva una modernità che Branagh non ha nemmeno sfiorato. Elogiavo appunto la volontà di diversificarsi (soprattutto in un tempo in cui non si annunciavano live action favolistici ogni 24 ore, da quando ho pubblicato l’articolo è uscita anche la notizia di Pinocchio, hai letto? Brrr) e andava verso una direzione sicuramente più moderna. Il cartoon della Disney rispetto a questa versione “vera” è più spigliato (dura la metà pure con le canzoni!), addirittura più duro (confrontare la scena del vestito di Cenerentola distrutto da matrigna e sorellastre, una esplosione di odio e di violenza inaudita! oppure l’inutile figura di Stellan Skarsgård quando invece il buon vecchio Monocolao era un personaggio divertentissimo nella sua goffaggine). Il volere replicare certi stilemi classici fa onore alla Disney che non ha fortunatamente danneggiato una delle sue eroine più iconiche, ma quello che ho provato io è una noia assoluta ben confezionata. Pur restando nei limiti del classico, si poteva fare sicuramente di più!

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This article was written on 25 Mar 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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