Vento Assassino


1417289713psychoticNon ci credevo neppure io, ma prosegue  con questo nuovo articolo la rubrica che io – vecchio regista e lavoratore cinematografico sui generis – ho deciso di mettere in piedi su consiglio dei gestori di questa pagina. Lo faccio un po’ di malavoglia, perché ormai mi sono abituato alla mia solitudine, ma anche con un po’ di nostalgia: quando ero giovane comandavo eserciti di comparse semplicemente muovendo una mano, e adesso eccomi qui, chiuso in casa a guardare vecchi film, con un fucile sulle ginocchia per paura dei ladri, solo come un cane. Forse, ricordare i miei vecchi lavori – e quelli dei miei colleghi – mi servirà a distrarmi, e a ridare lustro a pellicole che non ricorda più nessuno, ma che un tempo erano accolte come grandi successi.

Quindi, andiamo con il film di oggi: Vento assassino.
L’idea venne a uno sceneggiatore dopo che finì in un vuoto d’aria mentre stava viaggiando da Roma a Milano. La cosa lo impressionò così tanto (per non dire di peggio) che si mise a pensare a quanto era importante l’aria, e a quanto poteva essere pericolosa. Così, decise che ci avrebbe fatto un film, e che avrei dovuto girarlo io.

All’inizio la sua storia non piaceva a nessuno, anche perché pareva difficile da realizzare. Ma questo sceneggiatore – del quale non farò il nome – era uno che conosceva tutti, e quando ci si metteva smuoveva mari e monti. Alla fine trovò una casa di produzione disposta a dargli retta, e anche un generoso sponsor che si sarebbe accollato una buona parte delle spese in cambio di un po’ di pubblicità.

Questo sponsor era un industriale del Varesotto, che aveva messo su una fabbrichetta di cibo per cani che andava discretamente, e aveva il pallino dell’ecologia ai tempi in cui dell’ambiente non fregava niente a nessuno. Il tizio chiese dunque se nel film si poteva mettere anche un messaggio ecologico, perché se doveva spendere i soldi per fare cinema voleva farlo per una pellicola che mandasse un messaggio positivo.

E lo sceneggiatore disse di sì, che non c’erano problemi. E infatti cambiò un bel pezzo di trama, e la storia diventò questa: una nave carica di misteriose sostanze radioattive, cancerogene, rifiuti tossici, sta andando al Polo Nord per buttare tutto al fresco sotto i ghiacci. Parliamo della fine degli anni ’70, ma direi che siamo in tema anche adesso, credo.

La nave però non ce l’avevamo, e ci toccò usare delle immagini di repertorio prese da un documentario sull’esplorazione del Polo. I primi piani poi li girammo tutti a Ostia. C’era un caldo della madonna, e gli attori con i giubbotti col pelo dentro. Roba da ridere. Ma per fortuna la nave c’era solo all’inizio. Comunque, la nave ad un certo punto ha un incidente, ed esplode. I rifiuti si spargono in giro.

E fin qui tutto normale.

Il problema, però, è che in quel momento sopra la nave passa un vento freddo che gli esquimesi chiamano Guk (nome di un demone, del tutto inventato da noi). Il vento si impregna di quelle sostanze radioattive e acquista vita propria, personalità e spirito crudele. Sfidando ogni logica inizia a percorrere il globo e punta verso l’America (in realtà l’EUR) come una furia cieca. Giunge prima in un paesino (Capena, poco fuori Roma, ma noi lo inquadravamo come fosse Las Vegas: ci dovevano dare l’oscar solo per quello) e fa strage degli abitanti in mille modi pittoreschi. Si fa ghiaccio e li dilania, penetra nei corpi e li fa esplodere come palloni, li scarnifica colpendoli con detriti sparati a velocità incredibili.

Si mobilità l’esercito, ma cosa può fare contro l’inafferrabile vento? Bim bum bam! Modellini di camion e carri armati che volano dappertutto! Alcuni esperti di uragani (scritturati ai mercati generali perché avevano la faccia da “scienziati”) tentano di comprendere cosa accade, ci si mette in mezzo una bella biondina, e poi questi capiscono che il responsabile è il vento, che ormai è attirato dalle scorie industriali. Praticamente se le beve, come un alcolizzato. E quelle gli danno potere. Allora gli scienziati organizzano un camion pieno di bidoni di robaccia chimica, portano tutto in una base segreta della CIA nascosta dentro una montagna, e quando il vento entra chiudono la porta ed estraggono l’aria, succhiandola via dai condotti di areazione. Senza aria, il vento muore.

Insomma, va tutto a finire bene. Ma nel “contro finale” ecco una bambina che gioca in giardino con un amichetto. Si scopre che l’amichetto è invisibile. Delle foglie si muovono: l’amico invisibile è un refolino di vento.

Che dire? Che nemmeno questo film era un capolavoro. I protagonisti erano sempre controvento, quindi durante il film dovevano gridare sempre. A loro venne mal di gola, e al pubblico, quando alla fine usciva dalle sale, ronzavano le orecchie. Comunque, se non altro, Vento Assassino in sala riuscì ad arrivarci. Lo avevamo girato d’estate, ma i produttori lo fecero uscire a febbraio dell’anno successivo, pensando che il vento che soffiava fuori avrebbe reso più spaventoso il vento che soffiava dentro.

Qualcosa abbiamo incassato, e la Fabiana, l’attrice che faceva la fidanzata del protagonista, ha trovato pure un ingaggio per un film con gli Americani “veri”, e per un pezzo nessuno l’ha vista più. Mi pare che si sposò con un regista, o che so io. Mise su famiglia, qualche chilo, ed ecco fatta la carriera. Comunque, considerando in che condizioni lavoravamo, per lei è stata davvero una manna.

Se vi capita di vederlo c’è una scena dove, per via dei ventilatori che usavamo per il vento, a una delle comparse saltò via il parrucchino. Lo sceneggiatore se ne accorse durante il montaggio e ci disse di tagliare, ma alla fine nessuno ne ebbe il coraggio, e la scena è rimasta lì. Tanto si vede poco.  Per dire, il tizio del cibo per cani non se n’è mai accorto.

Mi diletto di stregoneria. Laureato all’Harvard Business School, ho viaggiato in lungo e in largo. Ho avuto la peste bubbonica e questo è stato il periodo più sereno della mia esistenza. Ho visto L’esorcista 170 volte, e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere, Per non parlare del fatto che anche se stramorto sono ancora qui. Allora che ve ne pare? Sono buone le referenze?

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