Vizio di forma, puzzle e dinosauri


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La teoria del dinosauro che viene spiegata nel primo post degli 88 folli, scopro, si applica letteralmente anche a molti altri contesti. Nel caso di Vizio di forma si applica perfettamente allo strafatto, al drogato seriale, al simpatico dipendente da qualunque sostanza gli passi “a tiro” (spero si perdoni la finezza).

Come nel caso dei dinosauri anche qui c’è un film perfetto, Paura e delirio a Las Vegas (con il quale Vizio di forma condivide uno strampalato Benicio del Toro), al quale ogni strafattone cinematografico verrà per sempre confrontato e come nel caso dei dinosauri, se in un film c’è uno strafatto, ci sono altissime probabilità che sia un film di merda.

È come se volessi portare sullo schermo un personaggio che beve solo White Russian, come riuscirci senza farmi continuamente pensare a Il grande Lebowsky?

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Vizio di forma non è un film di merda, non che non ci provi a esserlo, però non ci riesce. Tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Pynchon, il film è un puzzle esasperante di personaggi e situazioni sopra le righe, una spirale di depravazione con molte situazioni che restano parzialmente irrisolte, un’istantanea sull’umanità (californiana e degli anni ‘70) che lascia poco spazio alla speranza, insomma assomiglia a un libro di Pynchon. In questo senso il regista e sceneggiatore Paul Thomas Anderson ha centrato l’obiettivo – che per alcuni è una follia – di tradurre in immagini un’opera letteraria di questa complessità.

Se vi piace Pynchon andate a vederlo. Se avete letto il libro andate a vederlo. Anche se, per dire, manca il personaggio del surfista cristiano, che sostiene di essere in possesso di un pezzo della “Vera Tavola” con cui Egli camminava effettivamente sulle acque – traduzione mia, ho letto il libro in inglese.

Altrimenti vi troverete spesso a urlare DINOSAURO! durante la proiezione.

Wannabe gone girl?

Wannabe gone girl?

E non è un limite di Joaquin Phoenix (l’investigatore privato tossicodipendente Doc, nel film) che si muove per le diverse situazioni come uno stralunato Wolverine senza poteri, né tantomeno della bellissima Katherine Waterson, che interpreta Shasta, la sua ex fidanzata che prima gli chiede aiuto e poi scompare, né di chi interpreta gli altri personaggi e sono veramente molti (la moglie eroinomane del sassofonista scomparso, il disgustoso detective, l’inaffidabile astrologa, il palazzinaro pentito, la forse minorenne fuggita di casa per cadere dalla padella nella brace, per citarne solo alcuni).

Il limite è che non si può fare un film da un libro di Pynchon.

Da una parte c’è Anderson che ha dovuto mettere da parte il suo talento per essere più pynchoniano possibile cercando di tradurre in immagini le articolatissime descrizioni presenti nel libro e tentando di creare un collante a tutte le vicende i cui legami nel testo sono spesso debolissimi.

Dall’altra parte c’è Pynchon che è Pynchon, scrive così, alcuni a pagina venti sono talmente vinti dalla noia da scaraventare il romanzo fuori dalla finestra per sentirsi di nuovo in grado di respirare, altri ne rimangono intrappolati e non riescono a lasciare la sua scrittura, consapevoli del fatto che nonostante ogni romanzo contenga centinaia di personaggi, decine di stili diversi, e situazioni sempre al limite dell’umano alla fine Pynchon ha scritto troppo poco, solo otto romanzi.

Insomma si vorrebbe vedere più Anderson, ma si sente la mancanza di tutto quello che Pynchon riesce a sfornare.

Restano alcune bellissime inquadrature, le scene sottolineate dalla musica di Neil Young che mi hanno fatto sobbalzare per l’emozione e molti momenti di pathos nei quali in sala echeggiava unanime un coro breve e assordante:

DINOSAURO!

Vizio di forma – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

3 Comments

  1. mauro simoni
    marzo 17, 2015

    Sono affascinato dalla recensione, ma temo l’effetto DINOSSURO !

  2. mauro simoni
    marzo 17, 2015

    Dinosauro

  3. Miki Fossati
    marzo 18, 2015

    Ma DINOSSURO! andava benissimo eh 🙂

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This article was written on 16 Feb 2015, and is filled under Non è il mio genere, Scuse per parlare di film.

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