Film brutti double feature: Warcraft e X-Men: Apocalypse


Per me l’estate è il periodo dei recuperoni. Tutta quella roba che mi sono perso nei mesi passati, per qualche ragione, comincio a recuperarla tutta insieme. Una volta la cosa era giustificata dal fatto che avevo le vacanze dalla scuola o che erano finite le sessioni di esami all’università e potevo dedicarmi un po’ a me. Per esempio: c’era un videonoleggio, quando ancora studiavo Lingue, che ti dava le videocassette a 2.000 Lire e quindi ne noleggiavo tre o quattro al giorno e giù di maratone (videocassette, Lire, sentite questo spirito degli anni ’90 che ritorna pesantemente?).
Ora che ho un lavoro e che l’estate non coincide con le ferie, non capisco dove trovo il tempo che non ho nel resto dell’anno, ma comunque appena comincia il caldo, i Liuk compaiono nel mio freezer e le cicale friniscono tra gli alberi, io ho la sete del recuperone.
Il che significa che finisce che vado pure a vedere roba che, di base, avrei snobbato, dicendo “No, guarda, è una vaccata, non ci penso neanche” e poi non sai cosa succede, ma con una mossa Kansas City sono seduto in una sala semi deserta che mi guardo in giro pensando “ma cosa cazzo…?”.

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X-Men: Apocalypse è il terzo capitolo post reboot e ritorno di Bryan Synger alla regia che però era anche quello che aveva lanciato gli X-Men prima del reboot e prima di lasciare la saga. È chiaro per tutti?
Comunque, i primi due capitoli del reboot (L’inizio e Giorni di un futuro passato) sono stati generalmente apprezzati, trattandosi di film riusciti, divertenti e, pur non potendo il secondo compararsi all’ottima saga da cui prende le basi, piacevoli. Questo film si prende anche un attimo per fare dell’autoironia, mostrando i personaggi uscire dalla visione de Il ritorno dello Jedi che declamano come, nelle trilogie, il terzo film sia sempre il peggiore. Capito? *wink wink* raga. Il terzo film precedente, X-Men 3 era orribile. E questo è il terzo capitolo e potrebbe essere considerato brutto e allora mettiamo le mani avanti, capito? Siamo post moderni e ricercati, raga. Lo faceva già Scream, venti anni fa, ma oh, chi se lo ricorda?
Il problema subentra quando il film si rivela essere davvero brutto. Ma brutto sotto qualsiasi punto di vista: la recitazione (Jennifer Lawrence e Michael Fassbender non avevano chiaramente voglia, ma proprio nessuna), la trama (si risveglia il primo mutante, uno che arriva dall’Egitto e che decide di distruggere il mondo per motivi mai ben chiariti), lo sviluppo dei personaggi (ritorna Moira McTaggart, ma mica si capisce perché sia diventata una specie di Lara Croft, Mystica è improvvisamente passata dalla parte dei buoni, in virtù del fatto che la Lawrence è ora un esempio, per le ragazzine, e non può fare la cattiva come un tempo) e, soprattutto, nell’introduzione dei nuovi personaggi, lanciati lì nel mezzo senza un reale sviluppo (volevo una prece per Olivia Munn, che era stata sventolata per mesi come Psylocke, per poi trovarsi costretta a mostrare il culo stretto nello spandex. Ma c’è da dire che in confronto alla profondità del personaggio di Angelo, lei è tipo uscita da un dramma scespiriano).
Il film procede stancamente, in un misto di scene già viste in decine di altri film simili e svolte narrative che non hanno senso. Personaggi come Jean Grey, che, sul finale, rivelano il loro potere mai pienamente liberato, ma di cui non si era mai parlato per le due ore infinite di dialoghi, sono l’emblema di come si scriva con il pilota automatico, ormai, quasi qualsiasi pellicola che preveda la presenza di super poteri e ragazzini in tute variopinte.

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“…e poi io lascio trasparire il dramma interiore del mio essere mutante che combatte i suoi simili”

 

 

Essendo un nerd, ho ovviamente avuto la mia fase in cui giocavo a World of Warcraft. Ho avuto la fortuna di averne passato la versione leggera, in cui mi sono divertito, ma non ne ho fatto una malattia e di avere concluso l’esperienza, tutto sommato, abbastanza presto.

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Quando hanno annunciato il film, il mio amico Antonio, che invece ha passato la versione pesante, mi diceva che poteva essere il nuovo Signore degli Anelli. L’affermazione, oltre che sopravvalutare decisamente il materiale di partenza, mi pareva quanto meno bizzarra viste le risorse messe a disposizione. La mia perplessità è aumentata quando alla regia è stato annunciato Duncan Jones, regista di quel gioiellino di Moon e di quel bel divertissement di Source Code. Perplessità derivante dal fatto che, in fondo, non c’era nessun segnale che indicasse come Jones fosse la persona adatta per prendere un blockbuster con aspirazioni da punto di partenza di una saga multi milionaria e gestire il tutto come se fosse il suo pane quotidiano. Tutti i suoi film precedenti, sebbene radicati saldamente nella science fiction, erano film piccoli e non di certo dello stesso campionato di Warcraft. E il risultato, indovinate un po’?, è infatti che Jones sembra fuori posto e assolutamente anonimo, in un film dove la parte visiva è data da videogames e fumetti, la parte narrativa è data da videogames e fumetti e i personaggi, sorpresa sorpresa, vengono da videogames e fumetti. La storia di come gli orchi arrivano nelle terre dove si trovano le altre razze, va avanti con una sequela di buchi di sceneggiatura che non vengono mai risolti e, soprattutto, dando per scontato che tu, persona che non ha mai avuto a che fare con Warcraft, capisca tutti i riferimenti a personaggi e luoghi. Accanto a me c’era, appunto, il mio amico Antonio che, ogni tanto, mi spiegava, ma in linea di massima il tutto prosegue con questo spirito da “sti cazzi, dai, dai, mostriamo un altro luogo culo, dai, fai vedere i nani, dai, mettici la spada” e tu sei solo costretto ad assorbire dati e nomi e informazioni, senza poter masticare e, anzi, ritrovandoti spesso con la domanda “sì, ma perché?” che viene spazzata via dalla mole di dati successivi.
Visivamente, niente da dire, Warcraft è uno spettacolo per gli occhi, sia per il look degli orchi (che, insomma, magari anche meno, ma va bene così, dai), sia per la resa di animali fantastici e magia. Ma quando qualcuno mi dice “sì, vabbè, però gli effetti speciali sono magnifici” a me viene il dubbio che giunti nell’anno 2016, con la tecnologia e i soldi messi a disposizione, degli effetti speciali decenti siano il minimo sindacale, in un film del genere, e che, forse, sarebbe il caso di cominciare a investire qualche soldo nelle sceneggiature.
E ora scusate, cerco se trovo un videonoleggio che mi passa le cassette a 2.000 Lire e compro dei Liuk.

Soffre di bulimia cinematografica e quindi guarda di tutto e la cosa gli piace, tranne quando si ritrova a chiedersi “Perché sto guardando Step Up 4?”. La risposta è che non ha importanza, fino a quando è seduto dentro una sala, al buio, sprofondato in una poltrona (oddio, magari nel caso di Step Up 4 un po’ di importanza ce l’ha, ma sorvoliamo).

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This article was written on 04 Lug 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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