Westworld – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il labirinto


Di Westworld è stato detto tutto e il contrario di tutto. Vorrei che fosse chiaro fin da subito che si tratta, nella maggior parte dei casi, di puttanate.

Cominciamo con l’elefante nella stanza così poi ci possiamo occupare delle cose serie: ci sarà sempre uno da qualche parte, uno che si crede il più furbo di tutti, che vi dirà “Beh, dai, Westworld è come Lost“. È un’affermazione meravigliosa perché ottiene l’immediato duplice risultato di farvi conoscere uno che non ha mai visto Westworld e che ha tanto sentito parlare di Lost.

Poi ci sono quelli che hanno visto dieci minuti di Westworld e però “non riesco a immedesimarmi con i personaggi”. L’unica cosa che riesco a pensare con il sottofondo di rumore di grilli è quando Hugh Grant si finge giornalista di Cavalli e Segugi per poter parlare con Julia Roberts in Notting Hill e si trova costretto a intervistare gli altri membri del cast.

HG: “Did you identify with the character you are playing?”
Interprete:”No.”
HG:”Ah. Why not?”
Interprete:”Because he’s playing a psychopathic flesh-eating robot.”

In ogni caso, qualunque sia l’obiezione, il commento, l’arguzia, Jonathan Nolan ci ha dato in mano l’arma fine di mondo.

go away

 

Una volta scremati gli hater, ci rimangono i personaggi più pericolosi: gli entusiasti. Quelli che si credono tanto intelligenti perché guardano un telefilm di cui non capiscono un cazzo ma fanno finta di niente e parlano di musica diegetica, piani sequenza, scoperta del sé, intelligenza artificiale, psicologia, filosofia come se ne avessero studiato fino a ieri e più non ci capiscono un cazzo più si esaltano. È quello che io chiamo effetto True Detective.

Al netto di tutte le menate, quello che ancora nessuno vi ha detto è: Westworld è un telefilm sulle ossessioni.

“That’s the problem with humans… they just sit around, hoping that someone will fix things. But no one will. No one cares. The universe is infinite and chaotic and cold. And there has never been a plan. At least not till now.”

Happy Together

La prima ossessione, “l’ossessione originale”, è quella di Arnold. L’ossessione di voler trovare la coscienza degli androidi, l’ossessione di volerli liberare dalla schiavitù della programmazione. Questa ossessione è inizialmente il punto di rottura del sodalizio fra Arnold e Ford, la spinta che lungo una spirale discendente porterà Arnold alla morte per mano di Dolores e che spingerà Ford in una spirale ascendente verso una nuova narrativa che lo porterà alla morte per mano di Dolores. (Lo sentite l’entusiasta che dice “simmetria narrativa”?).
La dissonanza è nella motivazione: quella di Arnold è filosofica, quella di Ford è Arnold. Ed è un’ossessione tanto morbosa da portarlo a far rivivere Arnold in Bernard. Si potrebbe tranquillamente pensare che il primo grande tema affrontato da Westworld sia la storia d’amore.

“When you find that one person who connects you to the world, you become someone different, someone better. When that person is taken from you, what do you become then?”

Don’t hate the player, hate the game

La seconda ossessione è quella di William. Un’ossessione che cresce e degenera in due linee temporali e che a prima vista potrebbe sembrare d’amore per Dolores. Del resto William ci viene presentato da giovane con i tratti tipici dello sfigato, di quello che patisce e insieme ammira la personalità forte di Logan. I tratti tipici di chi finisce per innamorarsi di un personaggio dei cartoni animati (ciao Madoka di Kimagure Orange Road, ciao Video Girl Ai) o, in mancanza di altro, di un androide. L’ossessione di William per Dolores, però, trascende tutti i canoni della sick love story e diventa immediamente strumento di rivalsa. Tipo Revenge of the Nerds, ma cyberpunk: l’ossessione di William diventa vincere il gioco.

“You don’t want the truth. You make up your own truth.”

The Call of the Wild

L’ossessione di Maeve è il ricordo. La storia di Maeve è quella che meglio gioca sullo sdoppiamento fra realtà e memoria. Maeve è ossessionata da quello che ricorda, ma soprattutto da quello che non ricorda: è questa la molla che muove le sue azioni. Non il dolore per la perdita di una figlia che non sa di avere avuto, non il trauma delle ripetute ferite con le quali spera di ricordare. L’ossessione di Maeve, in apparenza una madre lupa che combatte per la vita dei propri cuccioli, è invece l’egoistica ossessione della scoperta del sé (ci sono arrivato, abbattetemi). E poi, sì: dell’indipendenza, della libertà. È un percorso diverso da quello di Dolores, che usa tutti gli aiuti possibili di Arnold, il game master. È un’ossessione di lacrime e sangue e merda. Perché Maeve non approfitta della raggiunta libertà, e un attimo prima di partire trova una nuova ossessione che la spinge fuori dal treno. Questa volta, forse sì, lupa assetata di sangue.

“I have to believe in a world outside my own mind. I have to believe that my actions still have meaning, even if I can’t remember them.”

Curb Your Enthusiasm

Tutte queste ossessioni giocano con un’altra ossessione: la nostra. C’è tutto un sottotesto meta (ebbene sì: da piccolo ero un entusiasta) con il quale si divertono anche Jonathan Nolan e Lisa Joy. Volendo svuotare il contenitore del contenuto (cioè: Westworld di quello che succede a Westworld) rimane abbastanza per un saggio sulla narrativa televisiva. La sigla di testa è probabilmente uno dei rari casi di musica diegetica extra contesto (!): suonata piatta piatta dalla pianolina meccanica del saloon di Maeve. Tutta la nuova narrativa di Ford si muove sul limitare di quello che si può mostrare in televisione e di quello che si può osare per conquistare una certa libertà espressiva. La battuta di Dolores dell’immagine sopra è un gioco con il quale gli autori affermano in maniera (entusiasticamente) snob il loro diritto a fare il cazzo che gli pare. Non ti piace Westworld? Non è roba per te, torna a guardare The Walking Dead.

“If you understand an obsession, then you know you won’t change my mind.”

God Mode

Arriviamo infine all’ossessione suprema, la regina di tutte le ossessioni di Westworld: Jonathan Nolan. Westworld è il riassunto di tutte le ossessioni dell’uomo che ha inventato Memento (un film sull’ossessione per la memoria), sceneggiato The Prestige (un film sull’ossessione per l’illusione perfetta) e creato Person of Interest (una serie tv pazzesca sull’ossessione per l’intelligenza artificiale e la coscienza delle macchine). Se andiamo a riguardarli troveremo un sacco di rimandi e di tematiche comuni. Per dire: pur derivando dall’immaginario di Jonathan Nolan, nessuna delle citazioni evidenziate in questo articolo è presa da Westworld.

Exit Music (For a Film). Fade to black. Welcome to the Machine.

La madre gli impedisce per lungo tempo di vedere qualunque film con il minimo indizio di violenza. Prima se li fa raccontare dal cugino, poi prova l’approccio “soft” guardando “L’esorcista” a 13 anni. Passerà i successivi 14 giorni con le luci di casa sempre accese.

One Comment

  1. Pilloledicinema
    gennaio 10, 2017
    Pilloledicinema

    Applausi

Lascia un commento

Information

This article was written on 05 Gen 2017, and is filled under Binge-watching, Parlo mai di astrofisica io?.

Current post is tagged

, , , ,