White Christmas, il Natale perfetto di Black Mirror


Black Mirror - White Christmas

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Gli inglesi sono stronzi. Prima ci rincoglioniscono con gli spot natalizi commoventi, in cui sono maestri, e quando abbiamo abbassato bene le nostre difese, cominciando a pensare che forse il Natale non è poi così brutto, ecco che ci danno la mazzata con l’inquietante, bianco Natale di Black Mirror. Ora che il Natale è un pensiero disturbante, difficile da scrollarsi di dosso, quasi rimpiangiamo i vecchi tempi in cui era solo una merda.

“White Christmas” è un Natale a cui non manca niente: l’inverno, la famiglia, gli addobbi. Ma il bianco non è quel lieve tuo candor, neve. È un limbo terrificante da cui non si riesce a uscire, un’assenza di cose da fare disumana e spersonalizzante (oddio, in effetti sembrano le ferie in famiglia), come in uno dei device tecnologici raccontati nell’episodio e personificato da una splendida Oona Chaplin. Sono i dispositivi di un futuro distopico che in realtà è solo qualche nanosecondo avanti rispetto a noi. Impossibile, dopo, ritrovare l’innocenza.

Il centro di questo episodio è un pranzo di Natale, ma a consumarlo sono due estranei, rinchiusi assieme in una specie di baita in mezzo al nulla (neve, limbo, è uguale). Ascoltiamo il racconto delle loro storie: ci deve essere un motivo per cui sono rinchiusi lì, in quel posto che ancora non capiamo cosa sia. Jon Hamm parla per primo, Rafe Spall è riluttante e ascolta, salvo poi farsi convincere a parlare, ma a suo discapito. In un mondo in cui la tecnologia è il sonno della ragione che genera mostri, ci sono da una parte quelli che la sfruttano, pur col rischio di finirne danneggiati, e dall’altra ci sono le vittime pure e semplici, che restano schiacciate negli ingranaggi.

Jon Hamm interpreta un personaggio del primo tipo, e raccontando il suo passato inganna il suo commensale ma anche noi: finge di confessarsi e invece vuol solo spingere a parlare Spall, finge di mostrarci il suo passato e invece attraverso i flashback ci presenta tutti gli elementi che contribuiranno a condannare il suo temporaneo amico. Le disturbanti storie che i protagonisti si raccontano sono Black Mirror al suo meglio, fulgidi esempi di alienazione sociale e incomunicabilità, iniziati con le migliori intenzioni e naufragati nel peggior modo immaginabile: quando si danno in outsourcing i propri occhi (ciao, Google Glass!) e la propria intelligenza (ciao, Google Now, Siri, domotica, calendari e organizer avanzati!), la prima cosa da fare è accettare di non essere più padroni della propria esistenza. E quando succede, non c’è più niente da fare, non c’è più via d’uscita: ci si può solo arrendere, come quando si viene bloccati su un social network. Non dipende più da noi.

Quante volte ci siamo chiesti “Ma perché il block non esiste anche nella vita reale?” Black Mirror ci dice di fare attenzione a quello che desideriamo, perché se il peggio che può succedere su Facebook, quando si perde la testa, è cancellare il proprio profilo, là fuori le cose sono diverse. Anche in questo ultimo, estremo caso, lo specchio nero non fa altro che restituire un’immagine solo leggermente distorta, una realtà che sta già succedendo, in modo diversamente inquietante, ma sempre inquietante.

In fondo, il Natale è una condanna per tutti, e tutti lo passiamo con una maggioranza di (ormai) estranei, che dopo poco vorremmo eliminare dalla nostra vi(s)ta. Di nuovo: Be careful what you wish for.

Buone Feste da Gli 88 folli e dal simpatico, amabile, allegro Charlie Brooker, creatore di questa magnifica serie.

White Christmas – Black Mirror s03e01 – IMDb – Wikipedia

Signora Maria
Non capisce un cazzo di cinema, figuriamoci di serie TV.

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This article was written on 24 Dic 2014, and is filled under Binge-watching.

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