Captain America: Civil War – Ridatemi le mie biglie che non gioco più


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Non poteva funzionare, dai

Terzo episodio della saga cinematografica di Capitan America e, di fatto, terzo film corale degli Avengers, Civil War mette di fronte due sottoinsiemi dei Vendicatori che abbiamo sempre saputo poter fare scintille tra loro: i Lawful Neutral (capitanati da Iron Man) e i Neutral Good (sotto lo scudo protettivo di Cap (mi aspetto un dibattito)). I motivi per cui se le danno di santa ragione per metà del film sono abbastanza irrilevanti, quello che invece è molto interessante è la dinamica della narrazione che Marvel sta decidendo di dipanare sul grande schermo.

Brevemente: se non siete amanti dell’universo cinematografico Marvel e/o non amate particolarmente le storie dove ci si prende a mazzate per ore non andate a vederlo. Quello che rimane sono le mazzate, spesso senza un motivo valido, mentre il bello, il valore di quello che succede, è nascosto in dettagli a volte molto piccoli che chi non ha una sufficiente conoscenza dell’intero universo potrebbe facilmente lasciare per strada. Il bilancio è comunque in negativo: per i quattro o cinque momenti importanti del film ci sono decine e decine di minuti in cui quello che succede è un riempitivo non necessariamente spettacolare né giustificato.

I quattro o cinque momenti importanti

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Civil War si compone in pratica di diversi film, o se volete è diviso in diverse fasi non molto legate tra loro. Il primo, una lunga sequenza d’azione il cui obiettivo finale è far venire le paturnie a Scarlet Witch (una Elizabeth Olsen sopra alla media) è decisamente il più inutile. Arrivare tardi al cinema non è mai stato così privo di conseguenze.

Dunque Scarlet ha le paturnie, i governi e i matusa sono scontenti e vogliono mettere sotto controllo sta gente che va in giro a distruggere tutto e la colpa, sostanzialmente, è sua. “Chi sa” sa che tutto vorremmo da Scarlet tranne vederla con le paturnie, anche perché dopo quello che è successo in Age of Ultron ha più di un buon motivo per essere, diciamo, rabbuiata. Non fatela incazzare, tenetevela buona, ha passato decenni di inutilità su metà delle testate Marvel esistenti, a certa gente la frustrazione non fa bene.

Un film, forse il più riuscito, racconta di come Scarlet si rapporta con le sue paturnie, con il pericolo che lei stessa rappresenta, e di come scendendo a patti con il suo immenso potere ne uscirà trasformata.

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Il secondo film altrettanto ben riuscito è l’ennesimo reboot di Spiderman. Il personaggio cinematografico è di proprietà della Sony Pictures Entertainment che ne avrà il controllo creativo e finanziario anche in futuro, ma un accordo con Marvel senza precedenti ha permesso la presenza del tessiragnatele all’interno del Marvel Cinematic Universe. Questo nuovo Spiderman è una ventata d’aria fresca: non ci fanno rivedere per la centomillesima volta che è stato morso da un ragno radioattivo/geneticamente modificato/che aveva mangiato pesante; non ci martellano i maroni con lo zio Ben e la dimensione delle responsabilità che deriva dalle dimensioni dei poteri e tutti quei pipponi lì. Peter Parker (Tom Holland) è un adolescente contemporaneo che vive con una zia May (interpretata da Marisa Tomei) lontanissima dal canone fumettistico, abbastanza sexy e ammiccante da generare l’interesse di Tony Stark; è un adolescente che fa l’adolescente e ci catapulta dal minuto zero di nuovo nelle pagine dell’Uomo Ragno che abbiamo più amato. Non ci spiegano niente, non ci raccontano niente e va bene così. È un personaggio centratissimo del quale non vediamo l’ora di vedere le successive evoluzioni.

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C’è tutta la storia della new entry Pantera Nera, interpretato da Chadwick Boseman che è un figo della madonna attore che riesce a dare uno spessore speciale al personaggio, nonostante le sue vicende siano abbastanza “tradizionali” (principe del piccolo stato africano di Wakanda dove in epoca preistorica si schiantò un meteorite composto di vibranio, minerale in grado di assorbire suono ed energia cinetica (sì, quello di cui è fatto lo scudo di Cap (no, tutto questo non c’è nel film (era per dare un’idea di cosa si intenda per “tradizionale” in certi contesti))). A proposito, lo scudo di Capitan America fatto di vibranio secondo voi dovrebbe rimbalzare o no?

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Poi c’è quando si menano. Nonostante la premiata ditta di sceneggiatori Markus e McFeely non sia assolutamente riuscita a mantenere lo stesso livello di scrittura dei primi due film di Cap, anzi alcune delle sottotrame, in particolare quella di Zemo (il cattivo scemo), sono una vera e propria offesa all’intelligenza collettiva, il momento dello scontro vero e le motivazioni che lo hanno generato è riuscitissimo e molto drammatico, grazie anche a un Robert Downey Jr che finalmente ci mette un po’ del suo.

(Sarebbe da citare la partecipazione di Ant-Man che a me ha divertito molto, ma ho un debole per Paul Rudd quindi forse non vale)

E basta, quando pagate il biglietto state pagando per questo.

Tutto il resto

Tutto il resto oscilla tra il povero e il disastroso. Scarlett Johannson non è solo svogliata, a tratti fa dubitare delle sue effettive capacità; Paul Bettany impersona una Visione tragicamente inutile (e mi si spezza il cuoricino a vedere il mio eroe preferito trattato così); Occhio di falco è un grande boh nella sceneggiatura, per tenerlo così a margine potevano anche non metterlo; Falcon è carne da perculo (soprattutto da parte di Paul Rudd), i cattivi sono scemi e fanno cose insensate, i personaggi di contorno sono tra le peggiori comparse mai viste.

Ci si diverte e contemporaneamente ci si sente in colpa perché tante cose sono così esplicitamente brutte che sono davvero difficili da mandare giù, e mentre assistevo al film oscillando ad altissima frequenza tra gioia e sconforto mi sono reso conto che l’universo Marvel a fumetti è proprio così: per una storia buona ce ne sono decine e decine che uno segue per affetto ai personaggi e che non portano da nessuna parte. Il Cinematic Universe non fa che condensare in due ore di show questa tendenza, perdendo per strada molto del fascino che potrebbe regalarci (infatti le produzioni seriali televisive sono meglio). Il cinema è molto più di questo, ma i guadagni milionari di Marvel (che non accennano a declinare) non consentono deviazioni al canone, lo testimonia la morìa di autori ingaggiati e poi tagliati perché troppo “alternativi” negli ultimi anni.

Persisteremo, ma capiamo quelli che dicono “non mi avrete più”.

Se avete fretta potete sempre guardare questo:

Captain America: civil war – IMDbWikipedia

Scrive romanzi e racconti. Da sempre appassionato di fantascienza e da quasi sempre di cinema e teatro, scrive di notte nel silenzio della campagna inglese o tormentato dal vento del Mare del Nord.

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This article was written on 26 Mag 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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