Dead Man di Jim Jarmusch


Dice Jim Jarmusch, che ha scritto il film e l’ha diretto, che il “western” come genere, è la forma metaforica più aperta, quindi migliore, per raccontare di viaggi in territori poco conosciuti – journeys into unfamiliar territory.

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I primi passi verso la destinazione non familiare, nella sua storia sono ipnotici, per marcare la sospensione della coscienza necessaria a un’avventura del genere, che la si sia scelta o se ne sia stati costretti, come il nostro protagonista, William Blake. La musica composta per il film da Neil Young, che suona note prolungate e selvagge sulla chitarra amplificata e distorta, è il commento sonoro migliore che ci potesse essere, non si può che essere d’accordo con Jarmusch. È una protagonista non secondaria del film, che accomoda lo spettatore nel ritmo giusto.

Ipnotici come un lungo viaggio in treno, lungo territori sempre meno frequentati e più ampi, e desertici, tra i quali si sperde il protagonista assonnato e stanco, un bellissimo Johnny Depp che lascia l’Inghilterra per raggiungere un posto di contabile alla fine della linea ferroviaria, a casa diddio come si dice a Milano.

Il bianco e nero bellissimo di Robby Muller alla fotografia, accompagna il viaggio del protagonista fino alla spinta finale nel Pacifico, attraverso villaggi e foreste, avventurieri e ragazze sperdute, armi sempre più letali e amicizie sempre più profonde.  Ho scelto il b/n perché nei western i colori mi sembrano sempre gli stessi, “che si tratti di un film di Leone, o Eastwood, o perfino di un episodio televisivo di Bonanza”, dice Jarmusch. Nel paesaggio così disegnato, ricordare è un soffio.

Il protagonista che mi ha fatto innamorare del film è il nativo Exaybachay, o Nobody, il cui nome in lingua Blackfoot (Piedi Neri) significa “He who talks loud saying nothing” – colui che parla forte per dire niente. Ovvero colui che non viene ascoltato, che spreca le sue parole, che le dice senza avere il potere di farlo, come succede nel west di Jarmusch in particolare, dove soltanto alcuni hanno il diritto di parlare, gli altri per farsi ascoltare devono sparare e basta, chiunque siano. Una condizione che come vedremo ha un prezzo.

L’odissea del protagonista, William Blake, si trascina da uno sparo all’altro, sempre più drammatica, tragica, ma per fortuna accompagnato da Nobody, Nessuno, che in effetti è un nome particolarmente in tema, visto che si tratta di un’odissea. Nobody un gigante in tutti i sensi, il nativo che è stato corrotto ma ha ritrovato il senso di appartenenza senza rinunciare ai mondi diversi che ha conosciuto. Forse l’ago della bilancia, secondo il film di Jarmusch, che compare magneticamente a orientarci quando l’esplorazione dei territori non familiari si fa estrema.

 

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C’è Billy Bob Thornton, c’è Alfred Molina, per dirne solo qualcuno, e c’è, nello splendore della sua faccia scavata a 75 mm, Iggy Pop!

C’è la poesia di William Blake, i fagioli davanti al falò, i cavalli e le coperte di lana, le giacche di pelliccia, l’ansia per il giorno che segue, la preoccupazione per le tracce che si lasciano. I fiumi e i territori inesplorati. C’è tutto quello che serve, ed è bellissimo, a cominciare dal ritmo.

Il film, che ripeto è bellissimo, è piaciuto pochissimo, ha fatto soltanto 1 milione di dollari d’incasso e qualche spiccio, 37.000, se le cifre di Wikipedia sono corrette. A una media di 7 dollari a biglietto, vorrebbe dire che NEL MONDO l’hanno visto 148.000 persone soltanto (centoquarantottomila)!

Per questo m’è venuto in mente di fare la recensione: non è giusto, stavolta, che il club sia così ristretto. È un film da amare, merita una chance da ciascuno di noi. Posso assicurarlo – io che, in possesso del dvd – non so quante decine di volte l’ho visto.

 Dead Man –Wikipedia – IMDb

Quando bastava soffiarsi il fumo di sigaretta addosso uno con l’altro, e dire di essere stati al cinema per passare i pomeriggi dove ci pareva, fumando ancora e facendola franca coi genitori.

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This article was written on 27 Feb 2015, and is filled under Amarcord, Scuse per parlare di film.

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