Star Wars: Il Risveglio della Forza, santifica il passato per raccontare il presente e immaginare il futuro


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Come avevamo fatto per il post nel quale elucubravamo a ruota libera sull’assenza di Luke Skywalker nel trailer, scriveremo un post su Il Risveglio della Forza a due voci almeno. Nello specifico la mia e quella di Fabrizio Casu (in corsivo). Ci sono considerazioni raccolte e mutuate dagli altri Folli perché condivise e coi quali stiamo aprendo discussioni private (per fortuna vostra) dal giorno di uscita del film e almeno fino a The Hateful Eight (a febbraio) sento che potremo andare avanti finché qualcuno passerà direttamente al Lato Oscuro e ci tradirà senza pietà.

Esiste una legge fondamentale che dovremmo sempre tenere a mente quando si cerca di analizzare (forse è un verbo un po’ gelido, meglio raccontare?) un’esperienza. Occorre guardare le cose per come sono, osservandole e cogliendole semplicemente per la loro natura. Lo diceva Marco Aurelio anche se preferisco la versione dell’enunciato rivista da Hannibal Lecter.
Cos’è Guerre Stellari se non un racconto epico per immagini che è stato capace di appassionare milioni di persone al punto che per alcuni – se non per la maggior parte come dice Mafe – è diventato una specie di religione?

Nel 1999, dopo l’uscita di Episodio 1- La minaccia fantasma, scrissi un articolo per il mio club di fan di Guerre Stellari – si ho un club di fan di Guerre Stellari, ora mettete giù le dita a L che avete appoggiato alla fronte, non siamo più negli anni ’80 – intitolato “Le 50 ragioni per cui Episodio 1 fa schifo”. Le reazioni dei lettori non furono tra le più tranquille, venni additato come eretico, nemico dei Veri Fan – le maiuscole non sono una mia invenzione – e condannato a essere divorato dal Sarlaac. Un paio di anni dopo, all’incirca all’uscita di Episodio 2, ci fu un’inversione di tendenza, mi venne levata la lettera scarlatta dal petto e rividi la luce del sole. Quando sono entrato nella sala per vedere Episodio VII ho avuto paura di scrivere un articolo simile e ho avuto paura perché pensavo di avere già dato con l’allora Nuova Trilogia, che, nonostante tutto, non era riuscita a farmi passare l’amore per la saga di Lucas. Ecco, per me Guerre Stellari non è una religione, ma è l’amore. E come ogni storia d’amore ha i suoi momenti tormentati, ma, anche, i bei ritorni di fiamma.

Dicevamo cos’è Guerre Stellari? Un racconto dove ci sono i Buoni e i Cattivi e dove coesistono tutte le sfumature tra la Luce e il Buio. Nel limbo nascono tutti gli interrogativi, le scelte che definiscono i protagonisti e gli insegnamenti che ricadono su di essi e tutte le ripercussioni delle loro decisioni.
Il Risveglio della Forza non poteva essere meglio di così: c’è stato un tale sforzo (pun intended) misto a rispetto e voglia di pompare nuova benzina alla saga che ti fa dire ora tocca stare in salute almeno fino al 2017.
C’è la precisa volontà di introdurre tutta la leva nuova lasciando loro lo spazio necessario: Rey, Finn, BB-8. Si parte da loro e dalle loro piccole vicende per poi sfociare nel mare magnum della galassia e tentare di trovare il proprio posto nell’universo.

La cosa che mi ha colpito praticamente subito, mentre vedevo il film è che i nuovi personaggi mi sono piaciuti TUTTI. E non me lo aspettavo. Sì, Finn è un po’ debole e Poe non è valorizzato a dovere – mai quanto lo sprecatissimo Capitano Phasma, – ma dopo averli incontrati ti affezioni, tifi per loro, gli vuoi bene. Persino a BB-8 che, per la miseria, avevo già cominciato a odiare al primo teaser e invece, porca vacca, lo vorresti sul comodino.

Raccontare un’esperienza per me non è avere fede: è osservare. E notare che l’idea di una Morte Nera Molto Grossa è sì un punto debole, ma che rimane un punto, un pixel bruciato in un’immagine ben costruita. Non vorremo fissarci su una sciocchezza del genere vero? A chi non è piaciuto – lecito amici, mica a tutti possono piacere le stesse cose – chiedo di argomentare con perizia e profondità di pensiero.

Come il Capo sa, sulla questione Base Starkiller, non sono contento. Partiamo da cose nerd: il nome Starkiller era il primo nome di Luke Skywalker, quindi vederlo usato per un’arma di distruzione mi ha un po’ infastidito. Secondariamente, nella produzione letteraria e fumettistica post Vecchia Trilogia, è pieno, PIENO, di armi che l’Impero crea e che diventano sempre più grosse, fino ad assumere le dimensioni di pianeti e spazzare via intere galassie. Per questo, quando si vede lo schema della Base Starkiller, la mia reazione è stata quella di Han Solo “Vabbè, è grande”. Il mio problema con quest’arma di distruzione di massa è la pessima gestione che ne viene fatta. Compare a metà film, diventa fulcro portante di una storia che, fino a quel momento, parlava di altro, dovrebbe spaventare, ma non lo fa. Rade al suolo dei pianeti, che non si sa chi siano; ci fanno vedere anonime persone che si affacciano ai balconi (ndr del Capo, è  Martha Jones direttamente dal Doctor Who) e muoiono e siamo in difficoltà a spaventarci per loro. Distruggono la Repubblica e tu non capisci cosa voglia dire, di cosa stiano parlando. Improvvisamente ci troviamo a dover risolvere il terzo atto con un attacco a un’altra base spaziale, buttata giù allo stesso modo delle due precedenti, ma senza avere il trasporto che avevi per la Morte Nera, che c’era, era lì, ne sentivi il peso e la portata. Ecco, questo è il difetto maggiore di un film che, per il resto, è Guerre Stellari a piene mani: la scelta narrativa creata e gestita con pigrizia, perché in fondo ci vuole la missione suicida e questa è la cosa più semplice da fare.

Non potete attaccare delle pezze perché vi è mancata l’emozione e non avete gioito tutto il tempo oppure mettere sul piatto le stizze di Kylo Ren come motivazione per dire “no”.
Seriamente mi state facendo spiegare per davvero che meglio di così non poteva essere rappresentato? È in training, non ancora in grado di gestire il Lato Oscuro al quale crede di essere passato senza pagare nessun pegno. Ha un tale modello irraggiungibile di pura malvagità in mente  (Darth Vader era un cattivo maestoso perché aveva sempre una punta di umanità e sapeva camminare sull’orrido senza cedere) che solo a pensare al costo di pazzia da tributare per arrivarci, ci si sente esausti.

Apro una parentesi: Adam Driver lo odio. Davanti alla sua faccia ho voglia di prenderlo a calci cantando “Singin’ in the rain”. Ma il suo Kylo Ren è perfetto. Perfetto. Gli sbrocchi d’ira quando le cose non vanno come si aspetta. La sua paura quando non riesce a piegare Rey. Il suo essere sperduto dopo QUELLA scena sul finale, quando va a cercare i fuggitivi. E poi, alla fine (OCCHIO SPOILER IO VE L’HO DETTO, STATEMI ALLA LARGA SE NON AVETE VISTO IL FILM) lui, steso a terra, ferito, sfregiato dalla spada di colui che è la sua guida spirituale, che ambisce a eguagliare. Di cosa stiamo parlando? Di cosa ci stiamo lamentando?

Oppure ancora andare a cercare quadrature di narrazione e snodi aperti dove davvero, non cambia nulla al congegno ben diretto de Il Risveglio della Forza, anche al netto della risoluzione e della risposta.
Un altro elemento di discordia: il rapporto di Rey con la Forza. Come fa a gestirla così velocemente? Ma vi pare una critica sensata? No davvero ve lo devo spiegare? Basterebbe ascoltare le parole di Han Solo “Le donne sanno sempre la verità” per avere un indizio GROSSO COSì.
A tal proposito vorrei anche tacciare tutti gli imbecilli patentati che stanno scrivendo che il film è femminista e, manco a dirlo, in accezione negativa. Imbecilli peraltro che metterei sullo stesso piano degli esaltati sordi a qualsiasi critica. Ci sarebbe parecchio da dire sull’arretratezza in genere di certi pensieri. Ma tornando al film: siamo in un futuro dove ci sono milioni di pianeti abitati, creature di tutti i tipi, ambienti di ogni genere. Sul serio siamo qui a dire che se la Forza è donna – in un mondo dove come minimo il problema del gender sarà superato che ne so, da un’invasione di pidocchi degli Ewoks – è un film femminista? Andate a giocare a ramino, rincoglioniti.

Come dissi in tempi non sospetti, Rey che usa la Forza era la mia grossa speranza. Era tempo. Dovevamo avere, finalmente, un bel personaggio femminile con una spada laser in mano, cosa che anni di Expanded Universe non erano ancora riusciti a darci  – a parte, forse, Luminara Unduli e Barriss Offee. Rey è un bel personaggio: triste, speranzoso, legata a doppia catena a un’attesa che neanche lei è capace di accettare, né di interrompere. Ma soprattutto curiosa del mondo e dello spazio, alla ricerca di qualcuno che glielo mostri – il suo sorriso quando Han le offre un posto sul Falcon, – spaventata da quello che ci trova. Non vedevo un personaggio femminile scritto così bene da parecchio tempo.

Appena ho finito di vederlo ho pensato a noi che amiamo il tessuto di Guerre Stellari e che abbiamo capito che per sopravvivere deve cambiare, se necessario rinnegare, dimenticare, persino sbagliare. Ecco cosa ha fatto JJ: ha preso il quadro famosissimo esattamente come è ed è riuscito a fare in modo di allungargli la vita con estremo rispetto gettando solide basi per un racconto che possa essere di nuovo epico. Rey è il futuro accompagnato dal passato (il secondo pilota, giova che ve lo ricordi è Chewie, quando ella parte alla ricerca del suo Yoda) e se ci pensate tutto il film è così. Passaggi di spade, leggende e memoria.

Tutti questi elementi legati perfettamente tra loro mi fanno dire sì, è un’opera di grande bellezza, epica e desiderio di stupire capace allo stesso tempo di fare i conti con il proprio passato, di raccontare il presente e immaginare il futuro.

Ambisco a una seconda visione, almeno. Da quando ho visto il film, ci ripenso e ho raggiunto la conclusione che, al netto dei difetti già elencati e di altri piccoli particolari tutto sommato trascurabili, è un bel film. Ma, soprattutto, è un film di Guerre Stellari. Un mio amico, che l’ha visto prima di me, mi disse “potrà essere bello o essere brutto, ma sarà un bel film di Guerre Stellari o un brutto film di Guerre Stellari” e io non posso che approvare in pieno. Per me JJ è stato paraculo, in molte scelte, e malamente pigro in altre. Ma ha riportato nelle nostre vite la galassia di Lucas e questo è il migliore risultato nel quale potessi sperare.

Grazie JJ per aver provato a fare il film meno paraculo di tutti i tempi (ma una nuova speranza c’era tutta), tu che ne sei il Re sei stato capace di sederti alla tavola degli Dèi e di non farti friggere il cervello dal Lato Oscuro della ruffianeria.

Daniela Elle
Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

5 Comments

  1. Ubikindred
    dicembre 20, 2015

    Io dico solo: quante versioni esistono dell’urlo di Munch? E pensate che alcune siano capolavori ed altre no?

    • Daniela Elle
      dicembre 21, 2015
      Daniela Elle

      con chi parli? STAI DICENDO A ME? STAI FORSE PARLANDO CON ME?

  2. Matteo
    dicembre 21, 2015

    Come Fabrizio anch’io necessito di una seconda visione per esprimere un miglior parere ma mi sbilancio affermando che sì, questo Star Wars l’ho amato. L’ho amato nei pregi (Kylo Ren, ad esempio, è IL CATTIVO, non ancora formato ma IL CATTIVO in preparazione) e nei difetti (Finn personaggio che non mi ha convinto al 100% così come la “Starkiller” e la sua non-storia), l’ho amato perché è più film di Star Wars questo che quelli degli anni ’90 e 2000 e poi ho amato JJ per quei piccoli dettagli e richiami alla serie classica che ha sparso nel suo film. Insomma, è il stato il film che mi aspettavo e la voglia di rivederlo anche subito dimostra l’ottimo lavoro di quel paraculo di Abrams.

    • Daniela Elle
      gennaio 8, 2016
      Daniela Elle

      L’hai visto la seconda volta?

  3. […] Stellari, niente che non sia già stato detto (è già stato detto tutto, credo), che introducesse Episodio VII. A mia insaputa Episodio VII è riuscito a entrare di nascosto e a prendersi tutta la scena. Quindi […]

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